L’inizio del 2026, con l’attacco in Venezuela e l’arresto di Nicolas Maduro da parte della Delta force americana, ha plasticamente fatto luce sulla politica estera dell’amministrazione trumpiana: è la “Dottrina Donroe”, ossia una rivisitazione della Dottrina Monroe (Donald+Monroe) da parte dell’attuale presidente.
La strategia degli Stati Uniti nei confronti dell’America Latina sembra puntare su un ripristino della supremazia a stelle e strisce, ma la forma usata non è molto diversa da quella che la Casa bianca ha impiegato nei confronti dell’Unione Europea sulla Groenlandia. Tuttavia, i toni accesi di Trump si sono fatti sentire anche nei confronti del presidente della Federal Reserve, ora in uscita, per non avere tagliato i tassi come suggerito. Questi due esempi offrono una prospettiva su un futuro che presenta diverse incognite, che toccheranno l’economia e i mercati finanziari, perché, se da un lato ci sono gli Stati Uniti, dall’altro c’è la Cina, che nel costruire il proprio impero economico ha continuato a tessere alleanze e legami. Oggi il confronto/scontro è tra questi due colossi e il terreno è sempre più il controllo delle risorse naturali e la corsa a chi se le accaparrerà più velocemente
Gennaio
Queste prime settimane del 2026 hanno offerto una lezione di fondamentale importanza per orientarsi nei complicati e contraddittori sviluppi di questi anni. Gennaio, infatti, non avrebbe potuto essere più turbolento sul fronte geopolitico.
La “Dottrina Donroe”
A dominare la scena, infatti, è stato l’esplodere della cosiddetta “Dottrina Donroe” (Donald+Monroe), cui l’intervento in Venezuela da parte dell’esercito statunitense e la rimozione dell’ormai ex presidente Nicolas Maduro ha dato il via. Donald Trump, dopo questa azione, ha annunciato che altri blitz potrebbero seguire in un revival, appunto, di un approccio che trovò la propria teorizzazione politica nel 1823 da parte dell’inquilino della Casa bianca dell’epoca, James Monroe, che ideò per primo il ruolo egemonico degli Usa sul continente americano, escludendo la possibilità di influenza da parte delle allora dominanti potenze europee.
Le risorse naturali
La versione corrente vede il controverso presidente statunitense aggiornare questo approccio in un’area che ha registrato nell’ultimo decennio un’espansione impressionante da parte della Repubblica Popolare Cinese. Il tutto, come si vedrà, si inserisce in uno scontro probabilmente epocale per l’accaparramento di risorse naturali, che costituiscono oggi il vero campo di battaglia dell’economia globale.
A questo radicale cambio di passo, peraltro mal digerito da una base Maga fortemente isolazionista, va ricondotta anche la minaccia di intervenire militarmente in Iran a fronte della spaventosa repressione da parte del regime degli ayatollah: un attacco a una Cina che si fa sempre più assertiva nella propria intelaiatura di alleanze economiche, finanziarie e militari.

