L’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, nato nel 2015, è diventato un punto di riferimento importante per l’innovazione in ambito finanziario. In occasione del suo decennale, Fondi&Sicav ha intervistato Laura Grassi, professoressa associata e direttrice dell’Osservatorio.
L’Osservatorio ha recentemente compiuto 10 anni di vita, un tempo enorme nell’information technology. Può fare un breve compendio dei salti tecnologici più rilevanti in ambito fintech?
«I salti tecnologici ci sono stati e sono stati indubbiamente significativi: basti pensare all’impatto dirompente della Gen Ai negli ultimi due anni o come l’avvento della blockchain abbia imposto fin da subito una profonda riflessione sulle modalità di intermediazione. Tuttavia, deve anche essere chiaro che la fintech si basa sulla tecnologia, ma deve partire dai bisogni degli utenti finali o dall’impatto sulla società che si vuole davvero avere. Già 10 anni fa, erano disponibili i big data analytics e le Api. Tuttavia, la vera svolta è arrivata con la Psd2, un forte impulso per la condivisione e la valorizzazione dei dati, come scelta strategica fondamentale per costruire nuovi modelli di business. I dati sono entrati con forza nei piani strategici degli operatori finanziari, che hanno iniziato a ragionare concretamente sul loro valore finanziario e di business. Analogamente, la pandemia ha agito da evento catalizzatore, convertendo la digitalizzazione dei servizi e della modalità di comunicazione col cliente da progetto d’innovazione a necessità quotidiana per sopravvivere. Oggi l’intelligenza artificiale, strumento che gli operatori finanziari hanno a disposizione dagli albori dell’era fintech, ha trovato nella popolarità dei modelli Llm dovuti al lancio di ChatGpt il motore per una possibile riorganizzazione dei processi».
Com’è cambiato il mercato italiano, in termini di penetrazione della fintech e di attitudini da parte degli italiani, in questo decennio?
«La ricerca dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano mostra che la crescita più evidente nella penetrazione del digitale si è concentrata negli ambiti in cui gli operatori hanno agito con anticipo o che intercettano le attività quotidiane dei clienti. Il cambiamento nell’accesso ai servizi bancari semplici è emblematico: se 10 anni fa solo il 33% degli utenti operava via Pc e appena il 9% tramite mobile, gli ultimi dati ci dicono che la quota complessiva ha raggiunto il 74%, con il solo canale mobile che oggi serve il 65% della popolazione. Anche il settore dei pagamenti ha vissuto una trasformazione radicale, con l’uso dello smartphone per i pagamenti passato dal 15% del 2017 al 42% rilevato dalle ultime analisi, mentre soluzioni come il “buy now pay later” sono nate quasi dal nulla fino a raggiungere il 34% di adozione. Esistono tuttavia categorie di prodotto che, nonostante la spinta dell’offerta e l’accelerazione impressa dalla pandemia, non hanno ottenuto la diffusione immaginata. Le polizze istantanee o on-demand e i servizi di gestione degli investimenti tramite robo-advisor restano fermi a una quota di utilizzo vicina al 10%».

