a cura di Mark William Lowe

Il Mozambico si estende lungo la costa sud-orientale dell’Africa, affacciandosi sull’Oceano Indiano e sulle rotte marittime che collegano l’Africa meridionale all’Asia e al Golfo, e confina con Tanzania, Malawi, Zambia, Zimbabwe, Sudafrica ed Eswatini. Con una popolazione di circa 37 milioni di persone, è geograficamente vasto, ma economicamente modesto, poiché la sua produzione totale rimane limitata rispetto ai mercati emergenti più grandi. Secondo la Banca Mondiale, il pil nominale è appena superiore a 22 miliardi di dollari, mentre il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita di circa il 3-4% nel 2026, cifre che indicano una graduale espansione più che una rapida trasformazione.

Un paese poverissimo

Il Mozambico rimane uno dei paesi più poveri dell’Africa, dove l’agricoltura impiega gran parte della popolazione e le esportazioni sono concentrate in un numero limitato di grandi progetti come l’alluminio e il carbone, lasciando l’economia esposta a shock esterni ed eventi climatici. I cicloni e le inondazioni sono diventati eventi frequenti piuttosto che disastri isolati, danneggiando le infrastrutture  ed esercitando un’ulteriore pressione sulle finanze pubbliche. Il debito pubblico rimane elevato rispetto al reddito nazionale e riflette gli scandali passati sui prestiti e la debole supervisione finanziaria e, sebbene le relazioni con i partner internazionali siano migliorate, il Paese continua a dipendere dal sostegno esterno per mantenere la stabilità fiscale.

Inoltre, la crescita demografica è rapida, il che significa che ogni anno centinaia di migliaia di giovani mozambicani entrano nel mercato del lavoro, aumentano la pressione sulla creazione di nuovi impieghi, sulle infrastrutture urbane e sui servizi sociali, e rendono l’accelerazione economica non solo auspicabile, ma necessaria per la coesione sociale.

Continuità politica

Dal punto di vista politico, il Mozambico è una repubblica presidenziale in cui l’autorità esecutiva è forte e la continuità ha caratterizzato il periodo post-indipendenza. Dal 1975, anno in cui il Paese ha ottenuto l’indipendenza dal Portogallo, il potere è rimasto nelle mani del Fronte di Liberazione del Mozambico, noto come Frelimo. L’attuale presidente, Daniel Chapo, ha prestato giuramento il 15 gennaio 2025 dopo le elezioni dell’ottobre 2024, diventando sia capo dello stato, sia capo del governo. È anche il primo presidente nato dopo l’indipendenza, un dettaglio generazionale che ha un peso simbolico in un sistema politico ancora plasmato dalla storia della liberazione.

Le elezioni hanno confermato il predominio del Frelimo, ma non hanno eliminato le tensioni politiche, poiché i gruppi di opposizione hanno messo in dubbio l’integrità del voto e in diverse città sono seguite proteste che hanno portato a episodi di violenza e a una forte risposta da parte delle forze di sicurezza.

I risultati ufficiali hanno dato a Chapo una netta maggioranza sul suo sfidante più vicino, Venâncio Mondlane, ma le conseguenze delle elezioni hanno dimostrato che la stabilità politica in Mozambico si basa su un delicato equilibrio più che su un ampio consenso. La guerra civile terminata nel 1992 continua a plasmare la memoria nazionale e la storica divisione tra il Frelimo e l’ex movimento ribelle Renamo (Resistenza Nazionale Mozambicana) continua a influenzare la vita politica e ricorda agli osservatori che la stabilità è stata mantenuta attraverso il controllo e la continuità e non con l’alternanza al potere. Il fatto che più della metà della popolazione sia nata dopo la fine della guerra civile aggiunge un ulteriore livello di complessità, perché le generazioni più giovani sono meno legate alle narrazioni sulla liberazione e più concentrate sull’occupazione, i servizi pubblici e le opportunità economiche.

 

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