Il primo ministro Modi, lo scorso febbraio, aveva affermato che l’India è passata da essere l’undicesima economia mondiale circa due decenni fa a diventare una delle prime potenze globali, con l’obiettivo concreto di raggiungere il terzo posto entro pochi anni. E in quest’ottica si inserisce il Budget dell’Unione 2026-2027, da cui emerge il forte impegno dell’attuale amministrazione nel fare emergere l’India come potenza manifatturiera globale.

IL BILANCIO DELL’UNIONE

Il 1° febbraio, la ministra delle finanze, Nirmala Sitharaman, ha presentato il bilancio dell’Unione: l’elemento chiave è +7,7% di aumento della spesa rispetto al periodo 2025-2026. L’obiettivo di spesa in conto capitale per il prossimo anno finanziario è cresciuto di circa il 9%. Tra l’altro, anche quella per la difesa ha registrato un incremento superiore al 20% sullo sfondo dell’acuirsi delle tensioni geopolitiche a livello globale. ll governo si è inoltre impegnato a sostenere la produzione in una serie di settori strategici, (tra i quali i semiconduttori) in un contesto caratterizzato dal rallentamento degli investimenti privati e dall’uscita di capitali stranieri dall’India. In questa direzione è stata proposta un’esenzione fiscale fino al 2047 per le società cloud straniere che investono in datacenter nel Paese e forniscono servizi a livello globale. Il bilancio ha anche annunciato nuovi mega-parchi tessili per migliorare la competitività delle esportazioni indiane nell’industria dell’abbigliamento.

Le attese di crescita 2026/2027

Lo scenario che fa da sfondo al budget vede le attese di crescita tra il 6,8% e il 7,2% per l’anno 2026-2027, con un’inflazione intorno al 3%, il disavanzo fiscale del 4,3 % e il rapporto debito/Pil del 55,6%. Dopo avere ricordato le riforme strutturali di ampia portata, la prudenza fiscale e la stabilità monetaria, insieme alla forte spinta agli investimenti pubblici, la ministra ha parlato di costruzione di capacità produttiva interna, sicurezza energetica e riduzione delle dipendenze critiche dalle importazioni che hanno permesso non solo l’aumento del Pil, ma anche di «compiere progressi sostanziali nella riduzione della povertà e nel miglioramento delle condizioni di vita della nostra popolazione». 1 Nel presentare il budget, Nirmala Sitharaman ha descritto «un contesto esterno in cui il commercio e il multilateralismo sono in pericolo e l’accesso alle risorse e alle catene di approvvigionamento è compromesso. Le nuove tecnologie stanno trasformando i sistemi di produzione, aumentando notevolmente la domanda di acqua, energia e minerali critici». Tuttavia, tutto ciò non intralcerà il raggiungimento del Viksit Bharat 2047, la visione per rendere l’india una nazione sviluppata entro il 2047, che avverrà «bilanciando l’ambizione con l’inclusione». 

I tre compiti

In merito alle misure per il 2026-2027, tre sono i compiti che il governo si è dato. Il primo è accelerare e sostenere la crescita economica, migliorando la produttività e la competitività e rafforzando la resilienza alle instabili dinamiche globali. Il secondo è la soddisfazione delle aspirazioni dei cittadini, rendendoli partecipi della crescita del Paese. Il terzo è garantire che ogni famiglia, comunità, regione e settore abbia accesso alle risorse, ai servizi e alle opportunità. Per rendere ciò possibile, ha dichiarato la ministra, va sostenuto lo slancio delle riforme strutturali, creare un settore finanziario solido ed essere all’avanguardia in campo tecnologico.

IL PROSSIMO DECENNIO

Modi, che ha fissato l’obiettivo di raggiungere lo status di paese ad alto reddito entro il 2047 in coincidenza con il centenario dell’indipendenza, ha elencato tre priorità per il prossimo decennio: maggiori riforme strutturali, approfondimento dell’innovazione e semplificazione della governance. In occasione dell’Et Now Global Business Summit 2026 in New Delhi, tenutosi lo scorso febbraio, il primo ministro ha osservato che l’India contribuisce attualmente per oltre il 16% alla crescita globale e si è detto fiducioso che questa quota continuerà ad aumentare, sino a diventare il nuovo motore dell’economia globale. Nella stessa occasione, ha ricordato la decisione presa oltre 10 anni fa di creare la Niti Aayog, ufficialmente definito come «il principale think tank di politica pubblica del governo indiano e l’agenzia nodale incaricata di catalizzare lo sviluppo economico e promuovere il federalismo cooperativo attraverso il coinvolgimento dei governi statali nel processo di definizione delle politiche economiche utilizzando un approccio bottom-up».  Secondo il premier, la nascita di questa istituzione anticipava, nel 2015, ciò che sarebbe successo negli anni a venire: la consapevolezza che l’ordine globale del dopoguerra, basato su un “modello” che avrebbe dovuto essere universalmente adottato, si sarebbe inevitabilmente indebolito e ciascun paese avrebbe dovuto tracciare il proprio percorso di sviluppo. Così ha fatto l’India, che ha trovato in questa politica «la fiducia necessaria per prendere decisioni nel proprio interesse» e attuare una serie di riforme non nate per necessità, ma per creare un proprio percorso di crescita che le permettano di competere a livello globale.

 

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