Il credito privato è entrato nel radar degli investitori come strumento di diversificazione dei portafogli. Sandrine Richard, head of direct private debt di Generali Asset Management, illustra quali sono le dinamiche presenti in questa asset class.
Quale trend di crescita vedete nel segmento del private debt?
«Il debito privato europeo entra nel 2026 sostenuto dalla persistente domanda degli investitori di rendimento, diversificazione e impatto sull’economia reale. Nel 2025, il private debt si è affermato in modo definitivo come una componente fondamentale degli investimenti alternativi. Il patrimonio globale in gestione (Aum) era a circa 1,8 trilioni di dollari il 1° gennaio ed è sulla buona strada per superare i 2 trilioni entro la fine dell’anno. Le proiezioni di lungo periodo sono state riviste al rialzo e, secondo le nostre stime, l’Aum globale del private debt dovrebbe raggiungere 3,5 trilioni di dollari entro il 2028, riflettendo un tasso di crescita annuo composto a doppia cifra dal 2024».
Quali sono le peculiarità e le dinamiche del mercato italiano?
«L’Italia si è affermata come uno dei mercati di private debt più dinamici in Europa, beneficiando del vasto bacino di Pmi italiane, di tendenze strutturali come il crescente interesse degli investitori istituzionali per strategie illiquide, della maggiore penetrazione di gestori internazionali di private equity e private debt intenzionati a investire nel Paese e dell’aumentata sofisticazione dei gestori domestici. Un altro driver è rappresentato dalla crescita dell’economia italiana e dall’adozione di forme di finanziamento complementari, con l’integrazione dei fondi di private debt nelle soluzioni di finanziamento da parte di imprese e banche. I volumi di investimento sono cresciuti significativamente nel primo semestre del 2025 e hanno raggiunto 2,28 miliardi di euro, con un aumento del 66% rispetto al semestre precedente, segnalando una solida capacità di deployment, nonostante le difficoltà nella raccolta. Osserviamo una forte esigenza delle imprese italiane di trovare chi finanzia la loro crescita ed espansione. Il credit privato offre loro un canale aggiuntivo rispetto a quello bancario e sicuramente alternativo a chi non ha accesso al mercato dei capitali. In Italia il mercato del private debt sta entrando in una fase di maggiore maturità e allineamento con i trend globali. La disintermediazione bancaria, la forte domanda istituzionale e l’interesse crescente per strategie innovative come secondary, asset based finance e special situation stanno sostenendo una crescita strutturale. Nonostante la volatilità di breve periodo nella raccolta, standard di underwriting solidi e una domanda stabile da parte degli investitori posizionano l’Italia come pilastro resiliente e strategico all’interno del private credit europeo».
Perché c’è interesse degli investitori verso il private debt?
«Il private debt continua ad attirare un forte interesse da parte degli investitori istituzionali grazie al suo interessante profilo rischio/rendimento e ai suoi vantaggi strutturali. In quanto asset class intrinsecamente illiquida, offre un premio di rendimento rispetto agli strumenti di debito liquidi e quotati, un elemento chiave per gli investitori in cerca di rendimenti più elevati. La minore volatilità e i rendimenti stabili e con un certo grado di protezione dall’inflazione, dovuto alla componente a tasso variabile di questi debiti, rendono tali strumenti adatti a coloro che puntano a performance di lungo periodo. Il private debt fornisce inoltre agli investitori un accesso al segmento delle imprese private e delle Pmi, non disponibili sul mercato pubblico. Puntare su questa asset class, però, richiede competenze elevate ed è una strategia attuabile solo da investitori istituzionali in grado di operare su strumenti illiquidi che richiedono un orizzonte di detenzione di lungo periodo (in media sette anni) e di natura privata, diversamente dai mercati quotati».
Quale segmento o strategia è destinato a registrare la crescita più significativa nel direct private debt?
«I debiti senior sono gli strumenti più comuni nel private debt: rappresentano circa il 50% degli strumenti di direct private debt in Europa e, sempre più spesso, le strutture unitranche garantiscono uno sviluppo stabile del mercato. Le strategie mezzanine e special situation, essendo più legate a contesti particolari, presentano una crescita maggiormente influenzata da fattori opportunistici. Riteniamo che le Pmi rappresentino un altro segmento in crescita nel mercato del direct private debt, grazie al loro elevato numero rispetto alle grandi aziende. La domanda di finanziamento di questo segmento risulta meno influenzata rispetto a quella delle large corporate, che possono adottare un approccio opportunistico sui mercati high yield e leveraged loan, ottimizzando il momento favorevole delle condizioni di mercato per gli emittenti».
Qual è il rendimento medio atteso degli investimenti in private debt?
«Il senior direct private debt è per lo più composto da strumenti a tasso variabile, che includono l’Euribor, più uno spread in cash, cui può essere aggiunta una componente di interessi differiti, anche se meno comune in situazioni in bonis. Il tasso variabile offre un certo livello di protezione naturale dall’inflazione, mentre la componente in cash garantisce un livello minimo di ricavi ricorrenti. Negli ultimi 12–18 mesi abbiamo osservato una riduzione dello spread in cash di 50–100 punti base sugli strumenti first lien e unitranche in Italia e, più in generale, nell’Europa continentale».

