Secondo la Banca di Corea (Bank of Korea – Bok), nel trimestre gennaio-marzo il prodotto interno lordo è salito dell’1,7%, mentre su base annuale l’incremento è stato del 3,6%. È stato un vero e proprio ruggito quello della crescita coreana, la più sostenuta degli ultimi sei anni. Le stime sono state abbondantemente battute grazie al boom delle esportazioni, +5,1%, soprattutto dei prodotti tecnologici, chip in particolare, la cui domanda è stata trainata dall’impennata degli investimenti nell’intelligenza artificiale.

BANCA CENTRALE CAUTA

Poco prima della pubblicazione di questi dati, la Banca centrale della Corea ha lasciato invariata la politica monetaria, con il tasso di riferimento al 2,5%, mettendo però in guardia rispetto alla situazione internazionale. Come infatti si evince dal verbale della riunione dell’ultimo Consiglio della Bok, l’incertezza del contesto economico e finanziario richiede una vigilanza maggiore: l’aumento dei prezzi del petrolio e l’interruzione di alcune catene di fornitura, per lo scoppio del conflitto in Medio Oriente, pongono una pressione al rialzo sull’inflazione e al ribasso sulla crescita, nonostante il trend dell’economia sia giudicato in miglioramento, sostenuto dalla ripresa dei consumi e da forti esportazioni. Tuttavia, le condizioni del mercato dei semiconduttori rimangono solide e, inoltre, il governo ha redatto un bilancio supplementare per sostenere la domanda interna. Nonostante tutto ciò, la Banca centrale continua a prevedere che il tasso di crescita complessivo per quest’anno sarà leggermente inferiore alle proiezioni precedenti e che gli elementi positivi non siano in grado di controbilanciare quelli negativi. Proprio il balzo del greggio è la causa dell’aumento dell’inflazione complessiva per marzo, le cui evoluzioni future dipenderanno dall’esito del conflitto nel Golfo.

LA DIPENDENZA ENERGETICA

Se è vero che il tono della Bok sembra in contrasto con il Pil del primo trimestre, è improbabile che la crescita mantenga lo stesso ritmo elevato nei prossimi trimestri, perché c’è il rischio tangibile che il prolungarsi della guerra contro l’Iran abbia diversi strascichi, che attualmente non sono ancora misurabili, soprattutto se i problemi legati all’approvvigionamento energetico continuassero. Infatti, secondo l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis,(1) la Corea del Sud importa il 97% del proprio fabbisogno energetico, di cui il 70% dipende dal petrolio e il 27% dal Lng proveniente dal Medio Oriente: ciò rende il Paese molto vulnerabile agli accadimenti in corso. Il governo sudcoreano ha introdotto misure di emergenza per soddisfare la domanda energetica e mitigare l’inflazione: un tetto massimo ai prezzi dei carburanti, sforzi per garantire forniture alternative di petrolio e gas, un allentamento temporaneo dei limiti alla produzione di energia da carbone e un piano accelerato per riavviare cinque reattori nucleari. Ma come accade in tutti i paesi che si trovano a dipendere da fonti d’energia esterne, la situazione non è così semplice da gestire, soprattutto se si vuole sostenere a pieno regime l’attività manifatturiera.

IL BOOM DELLA DOMANDA DI CHIP

L’industria dei semiconduttori è la spina dorsale del Pil coreano e, attualmente, è in grande spolvero. Secondo uno studio fatto da McKinsey(2), il settore potrebbe raggiungere 1,6 trilioni di dollari di fatturato entro il 2030, rispetto ai 775 miliardi di dollari del 2024, ma ci sono due aspetti che si trova ad affrontare: se, da un lato, c’è una domanda in forte aumento trainata dall’intelligenza artificiale, dall’altro, questa crescita senza precedenti comporta alcuni rischi. Infatti, l’ascesa dell’Ai potrebbe innescare una domanda straordinaria di chip, poiché le aziende costruiscono più data center e fanno sempre maggiore affidamento sui dispositivi edge, ma non si può certo escludere la possibilità che si creino colli di bottiglia all’interno di una catena di valore interdipendente sottoposta a tensioni geopolitiche, a nuove politiche sui dazi, a materiali il cui approvvigionamento potrebbe essere limitato. Ora, poiché i dati del primo trimestre del Pil coreano rivelano che i semiconduttori hanno rappresentato poco più della metà del contributo totale alla crescita (circa il 55% in termini di produzione), il peso di questo settore nell’economia del Paese, essendone l’industria più importante, non può essere ignorato.

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1.https://ieefa.org/resources/south-koreas-renewable-energy-pivot-can-mitigate-fossil-fuel-dependency-risks

2.https://www.mckinsey.com/industries/semiconductors/our-insights/the-next-era-of-semiconductor-value-creation