Il momento clou, nella storia recente di Gruppo Banca Finint, è stato il 6 dicembre 2025: a quella data è diventata operativa l’incorporazione nella capogruppo Banca Finint di Finint Private Bank, che si è trasformata nella divisione “Group Wealth Management & Private Banking”, guidata da Paolo Tenderini, che nella precedente struttura era amministratore delegato di Finint Private Bank. A fine 2025 il Gruppo Banca Finint gestiva o forniva consulenza per 13,7 miliardi di euro di attivi, dei quali circa 6 miliardi nell’asset management, 4,8 nel private banking e 3 nei servizi di consulenza alla clientela istituzionale. Della rete fanno parte circa 180 tra consulenti finanziari e banker.
Ma al di là dei numeri, che collocano Banca Finint tra le strutture medio-piccole, il discorso diventa molto più interessante quando si va a vedere il livello qualitativo della raccolta e gli obiettivi. Al momento della fusione, gli Aum a parcella, con conseguente restituzione dei rebate alla clientela, erano il 42%. Inoltre, la focalizzazione principale è su clienti di fascia alta, private banking e operazioni di finanza straordinaria per gli imprenditori. Se si considera che Banca Finint è nata nel Veneto, stabilendo immediatamente un rapporto molto stretto con l’imprenditoria locale e della vicina Lombardia, si comprende che si tratta di un tipo di operatività che era fin dall’inizio nel Dna della Banca.
A parlare a Fondi&Sicav di questa nuova-consolidata realtà è proprio Paolo Tenderini, da circa due anni nel gruppo Banca Finint e proveniente da Edmond de Rothschild, in cui ricopriva il ruolo di country head per l’Italia.
La fusione di Finint Private Bank in Banca Finint si è chiusa il 6 dicembre. Al di là della razionalizzazione societaria, che cosa è cambiato concretamente all’interno della società?
«Non è cambiato poco: oggi la rete è all’interno di una casa più grande, come l’abbiamo chiamata noi. E quindi si presenta ai clienti con credenziali e caratteristiche che prima non le appartenevano. Eravamo parte del gruppo, ma non eravamo proprio la stessa cosa: adesso è diventato tutto molto più facile. E anche nei confronti del cliente riusciamo a essere molto più efficienti e molto più credibili nel momento in cui proponiamo delle soluzioni. È chiaro che quando si è divisi in due entità diverse, due banche diverse, si ragiona sempre un po’ nella logica di “noi e loro”. Oggi quella situazione non c’è più, c’è una squadra coesa, in cui ognuno porta le proprie competenze e lo fa in un contesto più integrato. Inoltre, sono stati semplificati molti processi, molte procedure e, di conseguenza, la vita, sia del consulente, sia del cliente alla fine è migliorata anche per questo motivo. Quindi se dovessi riassumere: oggi siamo una casa più grande, più credibile, più coesa, con la possibilità e la voglia di migliorare ancora di più questo approccio».

