Fondi&Sicav ha chiesto a Michael Schueller, senior portfolio manager ed head of Us high yield del team plus fixed income di Allspring Global Investments, alcune riflessioni sull’attuale mercato del credito high yield.

Il mercato dei bond high yield, anche in questa fase di generale incertezza, sembra mostrare una relativa stabilità. A suo avviso, quali sono le ragioni?

«In estrema sintesi, direi che le emissioni obbligazionarie high yield rappresentano una classe di attivo che dagli anni 2000 a oggi ha conosciuto un miglioramento della qualità degli emittenti, è diventata meno sensibile ai tassi di interesse, l’universo investibile si è ampliato, è ben diversificato e con fondamentali più solidi. Quando ho iniziato la mia carriera lavorativa 25 anni fa, la leveraged finance, ossia la finanza a leva, era rappresentata dalle obbligazioni Hy, con il mercato dei leveraged loan che cominciava a muovere i suoi primi passi e conobbe un importante cambiamento proprio agli inizi degli anni 2000, ossia quando le banche d’investimento si resero conto che era più vantaggioso sindacare questo debito e vendere le tranche a investitori piuttosto che tenerli in bilancio. Lo sviluppo di questo mercato ebbe poi un abbrivio dopo la Grande crisi finanziaria, con i titoli garantiti da prestiti (Clo), che acquisirono grande rilevanza, poiché subentrarono nel vuoto creditizio lasciato dalle banche soggette a una forte regolamentazione. I Clo sono i principali acquirenti di prestiti leveraged a livello globale e incidono in modo determinante sul mercato, i suoi meccanismi e le condizioni dei prestiti. Poiché il merito creditizio ideale per un Clo è la singola B, è successo che il mercato dei prestiti da un rating medio BB è passato a B.  A questa evoluzione ha fatto seguito l’ascesa del mercato del credito privato, che è triplicato nella decade passata, nel quale è possibile supporre che, nonostante non ci siano dati ufficiali, la qualità delle emissioni si collochi tra la singola B e la CCC. Ne consegue che il rating medio del mercato delle obbligazioni societarie high yield è ora BB, ossia un livello di merito creditizio più elevato rispetto al passato, mentre le emissioni più rischiose sono migrate o nel credito privato o nei prestiti a leva».

Ci sono state di recente alcune  notizie negative che hanno riguardato il credito privato. Sono segnali preoccupanti e che possono essere considerati come anticipatori di qualcosa che potrebbe avvenire anche nel mercato Hy?

«Quando un’asset class cresce così velocemente in ambito finanziario, come è successo al credito privato, è possibile che emergano diversi problemi. Ci sono stati casi di insolvenza di alto profilo (alcuni hanno comportato presunte frodi contabili) e timori nel settore del software che hanno creato nervosismo, in particolare tra gli investitori retail, e un inasprimento della liquidità. Lo spauracchio per il comparto è stato le piattaforme di agentic Ai, che hanno iniziato a svolgere alcuni processi gestiti in precedenza da specifici software. Quanto accaduto ha sicuramente sollevato una questione i cui sviluppi meritano di essere seguiti per le ricadute che ci saranno, ma che non impatteranno allo stesso modo le società del settore. Inoltre, se è vero che l’Ai potrebbe intaccare il pricing power delle imprese software, è probabilmente troppo presto per fare ipotesi su un futuro ancora difficile da discernere. Nel breve periodo, penso che l’adozione dell’Ai produca addirittura dei vantaggi per queste aziende. Per il momento, sembra che il panico sul mercato del credito privato sia rientrato, grazie anche all’introduzione da parte delle società di gestione di limiti sui riscatti (“gate”). Malgrado ciò, credo che la questione sia stata eccessivamente strumentalizzata dai mezzi di comunicazione: non è la prima volta che si scatenano reazioni che sono alimentate dalla narrazione, più che da situazioni concrete».

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