Negli ultimi anni sui mercati si è affermato un nuovo paradigma: rischi globali, macroeconomici e geopolitici convivono con le opportunità dei grandi trend tecnologici, che hanno spinto le borse verso nuovi record. Un contesto che rende ancora più centrali una gestione attiva e portafogli diversificati, costruiti non solo per geografia o asset class, ma anche tenendo conto di variabili geopolitiche, rischi di concentrazione, liquidità e resilienza dei modelli di business.
È per trovare le risposte a queste nuove sfide che Banca Generali si avvale delle competenze del suo Investment center, punto di riferimento per i professionisti della private bank grazie a un’offerta articolata di soluzioni patrimoniali e financial advisory.
«Il 2026, che ha visto convivere record delle borse e fasi di volatilità, ci ha ricordato una volta di più quanto sia prezioso potere contare su strumenti attivi e flessibili, capaci di affrontare i cambi di contesto con sangue freddo e un’impostazione personalizzata, rispondendo alle esigenze specifiche dei clienti attraverso un’adeguata diversificazione», spiega Mario Beccaria, responsabile dell’Investment Center di Banca Generali, a Fondi&Sicav.
Qual è l’approccio che vi caratterizza?
«Crediamo che questi strumenti debbano essere realmente diversificati e su misura, capaci di affrontare contesti differenti, dai periodi di rally alle fasi più complesse di volatilità, e di adattarsi anche alle esigenze patrimoniali più articolate. È la filosofia che abbiamo adottato ormai da diversi anni, quando, nel 2019, abbiamo riorganizzato la nostra area di asset management. Questa impostazione ha riscosso un notevole successo, con oltre 14 miliardi di euro di masse amministrate».
Come traducete concretamente questi principi nei portafogli?
«Abbiamo costituito sette team, differenziati in base a quattro parametri: target, universo investibile, stile di investimento e cliente di riferimento. Ogni squadra è responsabile di diverse linee con caratteristiche e strategie peculiari, veri e propri “silos verticali” ben distinti. A questa specializzazione associamo la possibilità di una struttura multilinea, ossia la combinazione di più soluzioni in funzione del profilo del cliente e delle sue esigenze. Inoltre, siamo costantemente al lavoro per sviluppare nuove proposte adatte alla fase di mercato».
Di recente avete introdotto una nuova soluzione azionaria a capitale protetto. Di cosa si tratta esattamente?
«Bg Solution Obiettivo Protezione ha una durata prefissata di quattro anni, viene collocata attraverso finestre temporali periodiche e si basa sulla selezione attiva di certificati a capitale protetto. Il tutto con il supporto delle competenze di Intermonte nell’hedging dei certificati. Si tratta di una proposta capace di coniugare accesso ai mercati azionari e protezione, in linea con la crescente sensibilità degli investitori verso strumenti che bilancino rendimento e sicurezza. Per noi restare allineati all’evoluzione del settore è una necessità fondamentale».
Il vostro Investment center ha di recente inserito Donatella Principe, affidandole la guida della neocostituita Macro research. Qual è il ruolo di questa nuova area?
«Il team di ricerca macro ha un duplice ruolo. Il primo riguarda l’elaborazione dei materiali che compongono il quadro macroeconomico di riferimento, a supporto della definizione dell’asset allocation strategica. Il secondo è più orientato alla comunicazione e alla relazione con la rete e offre ai nostri private banker una chiave di lettura degli eventi economici, finanziari e geopolitici. È un tema cruciale, perché riteniamo che la vicinanza tra l’area di asset management e i singoli professionisti sia alla base del nostro lavoro. Affiancarli con una bussola sugli eventi che condizionano i listini è una parte fondamentale di questa relazione».
A proposito di bussola, quale orientamento privilegiate oggi? Con le borse ai massimi, c’è ancora valore da cogliere o è meglio restare in attesa?
«Le piazze azionarie sono sui massimi, sostenute dal miglioramento del quadro geopolitico, dai fondamentali e dalla crescita degli utili societari. Ha quindi senso esporsi all’azionario, ma in modo progressivo, ad esempio tramite piani d’accumulo o fondi Step-In, affiancando strategie attive e ben diversificate. In una fase ancora ricca di incertezze, le soluzioni flessibili consentono di modulare dinamicamente il rischio: più difensive nelle fasi più delicate, più esposte quando le borse riprendono slancio. In mercati più selettivi, la differenza la fanno metodo, flessibilità e capacità di leggere il cambiamento».

