All’interno della discussione sull’intelligenza artificiale, un aspetto sempre più dibattuto è come gli Stati Uniti e la Cina si stiano posizionando e quali siano gli aspetti che caratterizzano la loro presenza in questo ambito.
Analizzare lo stato dell’arte all’interno delle due superpotenze non serve a stabilire chi primeggerà in questa tecnologia: sarebbe troppo riduttivo porre la questione in questi termini, visto il potenziale effetto dirompente dell’Ai. Fare una comparazione, invece, può aiutare a comprendere alcune dinamiche in atto e il loro potenziale sviluppo futuro. È stato proprio questo tema l’oggetto del dibattito tra Kyle Chan e R. David Edelman, entrambi ricercatori presso il John L. Thornton China Center, nella puntata dello scorso 23 giugno di “Beijing Brief”(1).
Si tratta di un podcast del Brookings Institution che approfondisce le relazioni tra Stati Uniti e Cina in materia di tecnologia e politica economica. I due studiosi sono stati ospitati da Ryan Hass, direttore dello stesso istituto, per analizzare come la corsa all’intelligenza artificiale sia passata da una rivalità tra aziende statunitensi (OpenAi contro Anthropic) a una più ampia competizione tra Stati Uniti e Cina. «L’amministrazione Trump parla spesso di intelligenza artificiale nel contesto di una “corsa” con la Cina. Ricorre frequentemente a questa metafora della competizione per giustificare la sua massiccia campagna volta ad aumentare la produzione energetica e a limitare la regolamentazione delle aziende che operano nel settore dell’Ai», ha premesso Hass, rimarcando però l’esistenza di «differenze fondamentali nel modo in cui Stati Uniti e Cina affrontano l’intelligenza artificiale, sia nelle strategie, sia negli obiettivi». Dal confronto sono emersi diversi spunti di riflessione che aiutano a comprendere meglio le dinamiche in atto. (1)
AI, DIFFERENZE TRA USA E CINA
La prima differenza macroscopica tra i due paesi è il soggetto che traina l’innovazione nel campo dell’Ai: negli stati Uniti sono le imprese private, mentre in Cina è la pianificazione dello stato. Tuttavia, non bisogna dimenticare che anche la stessa amministrazione americana sostiene attivamente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale attraverso un approccio di deregolamentazione incentrato sul primato globale degli Stati Uniti. È proprio per il conseguimento di questo obiettivo che si sta investendo molto nelle infrastrutture e nel potenziamento del settore privato. Gli Usa sono, secondo i ricercatori, ossessionati dal raggiungimento dell’artificial general intelligence (Agi) un’Ai con capacità cognitive simili a quelle umane, e dell’artificial superintelligence (Asi), ossia una superintelligenza. La Cina, invece, è concentrata sulla diffusione dell’Ai in ogni settore: produzione, sanità, istruzione, biotecnologie, servizi pubblici. Come afferma Edelman, mentre gli Stati Uniti cercano parametri di riferimento, la Cina sta «cablando le linee di produzione». Un’altra grande differenza è che i progetti statunitensi (Anthropic, OpenAi, ecc.) mantengono per lo più modelli chiusi (pesi proprietari, accesso controllato), mentre quelli cinesi (DeepSeek, Alibaba) prediligono modelli a pesi aperti, più economici, replicabili, eseguibili localmente. È un approccio che conquista quote di mercato globali, specialmente tra gli sviluppatori attenti ai costi. C’è poi la questione del consumo energetico.
I PUNTI DI FORZA
Se Edelman punta sugli Stati Uniti per l’innovazione pura, trainata dall’attrazione di talenti globali, da una cultura aperta della ricerca e sviluppo e dai mercati dei capitali, Kyle Chan fa un distinguo. Il ricercatore sostiene che gli Stati Uniti probabilmente manterranno una superiorità nel «mondo virtuale» (modelli all’avanguardia, software agentico), ma la Cina presenta vantaggi concreti nell’«Ai fisica» (robotica, veicoli autonomi, droni) grazie alla sua base manifatturiera e alla catena di approvvigionamento hardware, che creano un circolo virtuoso di dati derivante dall’implementazione nel mondo reale.
1.https://www.brookings.edu/articles/are-the-us-and-china-really-in-an-ai-race/

