di Fabrizio Pirolli, esperto di formazione bancaria ed assicurativa.
e Pier Tommaso Trastulli, consulente finanziario iscritto all’Albo e Socio Professional SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica.
Il presente scritto è frutto di letture, studi e confronti tra gli autori. Il risultato impegna esclusivamente i medesimi, senza coinvolgere né rappresentare le aziende per cui lavorano.
È molto probabilmente il libro italiano più letto e quasi certamente il terzo più tradotto al mondo, subito dopo la Bibbia e “Il Piccolo Principe”. Eppure rischiò di avere vita breve. Dopo la prima puntata, uscita sul “Giornale per i bambini” il 7 luglio 1881, seguita da altre sette per un totale di 15 capitoli, il 27 ottobre il protagonista «chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe e, dato un grande scrollone, rimase lì come intirizzito». Morto impiccato. Senonché, vista l’accoglienza del pubblico, nonostante la crudezza di certe narrazioni, che lo rendevano, come scrisse Italo Calvino, l’unico esempio di gotico italiano dell’Ottocento, la direzione della rivista tanto insisté con l’autore che dopo tre mesi il racconto fu ripreso, il protagonista tornò a vivere, la trama si arricchì di personaggi e di situazioni e proseguì per un anno con soddisfazione di tutti. A poche settimane di distanza dall’ultimo episodio tutto il materiale venne raccolto in un volumetto (formato in sedicesimo, copertina verde, in brossura) stampato in 3.000 copie e messo in vendita al prezzo di 2,5 lire nelle vetrine della libreria Paggi di Firenze che ne era anche l’editrice. Il libro era “Le Avventure di Pinocchio”, l’autore Collodi. Oggi una di quelle copie, in buone condizioni, ha una quotazione di decine di migliaia di euro.
IL DESIDERIO DI EDUCARE
Carlo Lorenzini, che scelse il nome d’arte Collodi dalla località di cui era originaria la mamma, nasce nel capoluogo toscano il 24 novembre 1826, nel quartiere San Lorenzo; e a ricordarlo, oltre a una targa di marmo, c’è una statua in bronzo della sua celebre creazione nella vicina Piazza Mercato. Dopo gli studi in seminario e in un austero liceo degli Scolopi, inizia a collaborare con riviste di satira politica, concentrandosi sulla critica di costume, cogliendo le contraddizioni di un’Italia che si preparava a essere unificata. Nel frattempo per Paggi adatta i “Racconti delle fate” di Perrault e scrive “Giannettino” e “Minuzzolo”, testi scolastici in forma di racconto, in cui la geografia e la grammatica vengono spiegate attraverso le avventure di monelli discoli, ma senza la pedanteria del tempo: è lì che si fa le ossa per il suo capolavoro di cui hanno scritto in tanti, da Croce a Gramsci, da Pasolini a Manganelli (imperdibile il suo “Pinocchio. Un libro parallelo”, uscito postumo), da Fruttero e Lucentini, fino al concittadino Piero Citati al quale rubiamo la citazione che la trasformazione di Pinocchio nel ragazzino in carne e ossa contiene «molte cose nascoste»: l’impatto con la realtà, col «lavoro, la scuola, il denaro». Eh già, anche il denaro. E ciò spiega perché il libro sia uno dei più menzionati quando si parla di educazione finanziaria. Per questo, nel bicentenario della nascita di Collodi e a 145 anni dalla sua prima pubblicazione, abbiamo voluto rileggere il testo cercando di metterne in luce degli aspetti forse un po’ trascurati.
AVVERTENZE DA GRILLO
Il Grillo Parlante è un animale «fantastico» che, prima muore colpito da un martello lanciatogli dal protagonista, poi gli riappare in forma di spirito, quindi, vivo e vegeto, come medico al suo capezzale. Il suo scopo è ammonire Pinocchio sulle conseguenze delle sue azioni. Preconizza che coi suoi atteggiamenti si metterà nei guai, nella sua apparizione fantasmatica lo mette in guardia contro chi promette ricchezze facili, lo invita a tesaurizzare le monete rimastegli, portandole al padre, e gli ricorda che ogni condotta comporterà conseguenze. Viene sistematicamente ignorato e ogni volta gli eventi gli danno ragione. Somiglia all’esperto che fornisce informazioni corrette a un soggetto che le scarta per overconfidence, salvo poi subire puntualmente delle perdite. A quale consulente non è accaduto? In finanza comportamentale è definita “advisor avoidance”: è la tendenza costante a ignorare i consigli professionali quando confliggono con i propri desideri immediati.
Ad esempio, in uno studio pubblicato nel 2012 sulla “Review of Financial Studies” è citato il caso di una banca tedesca che offriva gratuitamente consulenza certificata: la maggioranza degli investitori non seguiva i consigli ricevuti, nemmeno quando erano verificabili, personalizzati e corretti. Il motivo più frequente non era la sfiducia nel consulente, ma il conflitto tra il consiglio e le intenzioni già formate. Daniel Kahneman, in “Pensieri lenti e veloci” descrive la battaglia tra sistema 1 (pensiero rapido, intuitivo, emotivo) e sistema 2 (pensiero lento, analitico, deliberato). Il Grillo è il sistema 2 di Pinocchio, mentre il burattino è puro sistema 1, che quasi sempre prevale, non perché sia più forte, ma perché è più veloce. Ciò che rimane è la figura di un “consulente” che continua a fornire il proprio parere anche dopo essere stato letteralmente eliminato: la voce della razionalità finanziaria che, pur se ignorata, resta ostinatamente a futura memoria.

