Tre possibili scenari che possono emergere a seguito delle elezioni di metà mandato; tutti con profonde implicazioni per il credito statunitense. Jason Shoup, Global Co-Head of Fixed Income di L&G

MGG

Primo scenario: vincono sicurezza nazionale e primato tecnologico

Per gli investitori nel credito statunitense, ciò sosterrebbe la continua emissione di titoli da parte di hyperscaler, utility, sviluppatori di data center e dell’intera filiera produttiva, potenzialmente includendo grandi operazioni, ampiamente annunciate, da parte di emittenti tecnologici a grande capitalizzazione, nonché finanziamenti cartolarizzati e legati a progetti connessi alla capacità dei data center. L’opportunità rimarrebbe considerevole, ma altrettanto importanti sarebbero la pressione sull’offerta e la necessità di selezionare emittenti e strutture.

Secondo scenario: la crescente opposizione alle infrastrutture diventa il principale ostacolo

Per gli emittenti, questo scenario potrebbe accentuare i rischi legati alle autorizzazioni, al completamento dei progetti e al rifinanziamento. Il tentativo di assicurarsi capacità infrastrutturale potrebbe anticipare gli investimenti e le emissioni obbligazionarie, aggravando le difficoltà di assorbimento dell’offerta da parte del mercato. Nel lungo periodo, tuttavia, un minor numero di progetti potrebbe ridurre il rischio di un eccesso di capacità e favorire le infrastrutture già operative. Ne deriverebbe probabilmente una maggiore differenziazione tra realtà funzionanti e iniziative ancora speculative, oltre che tra le società di servizi pubblici in grado di ripartire i costi infrastrutturali senza suscitare reazioni politiche.

Terzo scenario: il lavoro potrebbe diventare il principale terreno di scontro politico nel lungo periodo

L’adozione dell’AI nelle imprese si sta infatti rivelando più complessa del previsto. Il limitato impatto occupazionale osservato finora potrebbe quindi riflettere soprattutto le difficoltà di implementazione, più che anticipare gli effetti che l’intelligenza artificiale avrà effettivamente sul mercato del lavoro.

Questa incertezza ha implicazioni anche per i mercati finanziari. Una transizione graduale potrebbe sostenere la produttività, gli utili e i fondamentali aziendali, ma un processo di sostituzione dei lavoratori più rapido potrebbe penalizzare i consumi e indebolire i settori legati alla spesa delle famiglie, quello bancario e i segmenti di mercato di qualità creditizia inferiore, anche qualora gli investimenti continuassero a sostenere il Pil.

Le conseguenze sui tassi d’interesse potrebbero inoltre essere complesse: sulla sezione a breve scadenza della curva, un indebolimento dell’occupazione e il rallentamento dell’inflazione potrebbero esercitare pressioni al ribasso, mentre sulle scadenze più lunghe una maggiore produttività, le risposte di politica fiscale e un aumento del tasso d’interesse neutrale potrebbero produrre effetti opposti.

Dalla politica ai finanziamenti

In tutti e tre gli scenari, le dinamiche politiche finiscono inevitabilmente per tradursi in una questione di finanziamento.

La questione decisiva è quindi capire se il settore sarà in grado di finanziare lo sviluppo delle infrastrutture, gestirne l’impatto fisico sul territorio e dimostrare che i benefici sono ampiamente condivisi.

Per gli investitori nel credito statunitense, questo implica adottare un approccio più selettivo, anziché semplicemente più pessimista, nei confronti dei rischi legati all’intelligenza artificiale. Una domanda robusta, rendimenti complessivi elevati e una gestione disciplinata delle finestre di emissione possono ancora sostenere gli spread, soprattutto nel caso degli hyperscaler con una solida capitalizzazione e dei data center caratterizzati da flussi di cassa contrattualizzati e ben definiti.

Tuttavia, le valutazioni lasciano meno spazio a una compressione generalizzata degli spread e la prossima fase di sviluppo delle infrastrutture sarà probabilmente caratterizzata da una crescente differenziazione in funzione della qualità degli emittenti, delle strutture di finanziamento e dell’esposizione ai vincoli politici e infrastrutturali.