«Nonostante diversi segnali incoraggianti, dobbiamo rimanere consapevoli delle significative sfide strutturali che interessano le principali industrie tedesche. Ciò è particolarmente evidente nel settore automobilistico, che deve affrontare l’intensa concorrenza dei rivali cinesi, pionieri nella transizione verso i veicoli elettrici. Di conseguenza, le principali case automobilistiche tedesche hanno annunciato licenziamenti di massa». Questa secca analisi di Karsten Junius, di J. Safra Sarasin riporta all’attenzione una brutale verità: la crisi pesantissima di un segmento industriale che in tutto il dopoguerra è stato l’asse portante della ricchezza di una delle nazioni più prospere del pianeta. Ovviamente sarebbe assurdo dare per morto un comparto che vanta un capitale di talenti ingegneristici e di prestigio accumulato incomparabili.

Un mondo nuovo?

Il rischio di essere però entrati in un mondo per certi versi completamente nuovo non è da sottovalutare. La concorrenza cinese, infatti, non si sta limitando a fornire buoni prodotti a prezzi contenuti, ma sta ridefinendo il concetto stesso di cosa voglia dire automobile. I beni provenienti dal Dragone, infatti, oltre ovviamente al fatto di essere basati sulla transizione all’elettrico, si caratterizzano per una minore complessità delle parti meccaniche e una maggiore enfasi su linee futuristiche e servizi software.

In pratica, una sorta di salto da un paradigma di tipo prettamente europeo, che fa le sue analisi basandosi su solidità e non eccessivi fronzoli, a un modello di consumo esperienziale tipico dell’economia di internet.

Di fronte a tutto ciò l’evoluzione più probabile non è una sparizione dell’automotive nell’Ue: sono ancora troppe, infatti, le differenze culturali per ipotizzare una (per così dire) cinesizzazione completa. Ma un ridimensionamento sostanziale, quantificato da Kevin Thozet, portfolio advisor and member of the investment committee di Carmignac, non è inverosimile: «L’intera Europa ha un problema di sovracapacità. Non si tratta, infatti, di una storia che riguarda solo la Volkswagen. La produzione continentale di auto è già scesa da 22 milioni di veicoli nel 2017 ai circa 16 milioni di oggi.  Alcune stime suggeriscono un’ulteriore caduta verso quota 8-12 milioni nei prossimi 5-10 anni». Nella sostanza un dimezzamento: la Germania e con essa le nazioni integrate con il suo sistema produttivo dovranno imparare a convivere con un ambiente nuovo, in cui la spina dorsale della propria potenza manifatturiera e della propria classe media si ridurrà all’ennesima nicchia dell’alta gamma o poco più.

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