Fondi&Sicav incontra la presidente di Global Thinking Foundation (Glt), Claudia Segre, per fare il bilancio delle attività della fondazione nel 2020 e conoscere le iniziative in cantiere per l’anno in corso.

Si è chiuso un anno per tutti molto buio, con la pandemia che ha condizionato la vita e le attività di tutti. Qual è il consuntivo del 2020 per Glt?

«Nell’impegno della fondazione di ampliare l’accesso a tutti ai materiali e alle iniziative digitali, sicuramente le novità del 2020 risiedono nella app “Consapevoli e indipendenti”, nell’iniziativa culturale  “Libere di vivere”, con gli eventi e gli spettacoli a essa legati per l’inclusione finanziaria e sociale sotto l’egida della Presidenza del consiglio dei ministri, e nella play list dei podcast, che hanno avuto un grande riscontro, sia per quanto riguarda i temi legati al Covid, sia per quelli legati alla sostenibilità. Infine, in apertura di anno, va ricordato il lancio della piattaforma Youg612, che si affianca al progetto master “Donne al quadrato”,  per offrire alle famiglie opportunità formative e didattiche anche per i più piccoli. Tutte queste novità si sono innestate sulla piattaforma dove sono presenti le altre attività già esistenti».

Il Covid ha impattato le vostre attività, soprattutto quelle rivolte alle scuole, con l’introduzione della didattica a distanza?

«La domanda da parte delle scuole, che lo scorso anno ha visto la distribuzione di 38 mila licenze alle famiglie per l’accesso alle materie Stem, parallelamente alla sezione sull’educazione finanziaria su Redooc.com con il materiale relativo e il glossario in digitale, è stata elevata. C’è infatti una richiesta di programmi nuovi, rinnovati e aggiornati che Glt è riuscita a soddisfare, ad esempio con “Libere di …VIVERE”, che è un programma digitale culturale e didattico al contempo che si caratterizza per l’impronta innovativa e ha riscosso un grande successo. Lo stesso si può affermare per il programma di sostenibilità ImmaginiAMO Sostenibile, che ha destato grande interesse proprio per il fatto che si rifà all’esperienza che la fondazione ha raccolto con gli incubatori e con i corsi che si organizzano per le startup al femminile, riadattati per le scuole. Inoltre, abbiamo potuto constatare un grande interesse e una forte sensibilità da parte dei ragazzi nei confronti degli aspetti legati alla gestione quotidiana del bilancio familiare e ai rischi sulla sicurezza digitale,  aspetti questi ultimi che probabilmente sono emersi con più forza durante il lockdown causato dal Covid». 

Come è iniziato il 2021?

«Il 2021 riparte dai tre progetti della piattaforma digitale per la DID Young612 che sono “Impariamo l’economia sostenibile con i Lego”, “17 passi verso la sostenibilità” e “Crescere pari”. Si tratta di progetti che nascono con il patrocinio di ASviS  e con una stretta collaborazione con nostri partner con Stem in the City e permettono ai ragazzi dai cinque ai 16 anni di avere l’accesso al materiale sull’educazione ambientale, civica ed economico-finanziaria. Grazie al retaggio del 2020, le attività di quest’anno di Glt saranno presentate alle scuole, dalla primaria alla secondaria superiore, con programmi ben definiti sui temi sopra citati (sostenibilità, legalità ed educazione economico-finanziaria), in merito ai quali abbiamo già avuto la possibilità di sondare un fortissimo interesse tra i ragazzi e gli insegnanti. L’obiettivo della didattica resta legato a sviluppare il senso critico e permettere alle scuole di scegliere tra le tante proposte quella che maggiormente porta a un cambiamento per una cittadinanza attiva e consapevole. L’avvio del 2021 non potrebbe poi assumere vigore, se non ci fossero le tre anime della fondazione che sono il think tank “Empower your Life” per la parità di genere e l’”Osservatorio sul fintech per la sostenibilità”, due motori di contenuti e di esperienza che si integrano con le attività del Comitato tecnico scientifico. In particolare, tengo a sottolineare che, proprio nel 2020 si è avviata l’operatività dell’Osservatorio sul fintech, per monitorare e supportare le progettualità scaturite dall’esito della partecipazione crescente al percorso di “Donne al quadrato”, dal quale  l’interesse verso la tecnologia e il suo connubio con la sostenibilità è emerso con forza, soprattutto tra le partecipanti della fascia 25-35 al quarto modulo su “Orientamento per Costruirsi un futuro».

Qual è la ragione che ha portato alla nascita dell’Osservatorio sul fintech?

«È nato dalla necessità di promuovere una conoscenza delle potenzialità del fintech per la Sostenibilità e di integrare nella dimensione nazionale gli sviluppi internazionali del FinTtech per la Sostenibilità aiutando a migliorare le strategie di finanziamento sostenibile e gli investimenti a livello regionale e nazionale. Cogliere quindi il potenziale dell’innovazione finanziaria e delle nuove tecnologie per consentire un più equo accesso al credito ed è per questo che l’abbiamo dedicato al cosiddetto “Fintech for Good”. Il valore del lancio di questa iniziativa non è trascurabile, se si pensa che in Italia il dibattito su questi temi è rimasto indietro, soprattutto in merito al ruolo del fintech nel raggiungimento dei Sustainable development goal (Sdg). L’attività, attraverso l’opening innovation, favorisce il monitoraggio di quei progetti che rispondono alle finalità di utilizzare la tecnologia per il raggiungimento degli obiettivi sostenibili, grazie anche alla collaborazione a livello di produzione e servizi per promuovere buone pratiche, tra le varie anime dei partecipanti. L’Osservatorio si è valso dei contributi di Banca d’Italia, Assiom Forex, AssoFintech, CryptoValues, Johns Hopkins University,  Souffle, Ibm. In un mondo in evoluzione, globalizzato, ci sono tante incertezze, soprattutto dal punto di vista strutturale che il Covid ha enfatizzato. I modelli di business, sia delle banche, sia delle imprese, non possono più limitarsi a gestire l’aspetto economico, ma devono tenere in considerazione i principi di sostenibilità e la variabile del capitale umano. Offrire un servizio significa tenere in debita considerazione il fruitore e le modalità con cui a esso ci si rivolge. È per questo motivo che l’Osservatorio, in un paese come l‘Italia dove il digital divide è molto ampio, ha anche supportato progetti che hanno l’obiettivo di colmare il divario tra coloro che sono educati da un punto di vista informatico e coloro che non hanno mezzi e possibilità a disposizione per poterlo essere: si tratta di lavorare come educatori a fianco delle persone portando il valore aggiunto dell’innovazione su basi etiche condivise».

Quale ritiene che sia il ruolo del fintech? 

«Penso che le ragioni per cui ci si debba concentrare sull’aspetto della digitalizzazione, se si vuole sposare la sostenibilità, sono l’empowerment delle persone e la difesa dalle fake news e dal cyber crime, tenendo conto che il 28% della popolazione italiana è analfabeta funzionale, incapace cioè di comprendere il contenuto di una notizia e contestualizzarla per un agire socialmente efficace. La tecnologia diventa così un acceleratore del lavoro da parte delle istituzioni e del terzo settore per colmare questa carenza di competenze digitali e di un utilizzo sostenibile delle applicazioni del fintech. Non potendo prescindere da un cambiamento infrastrutturale, bisogna rafforzarsi nelle competenze digitali da un lato per difendersi dall’ignoto, dall’altro per utilizzare la tecnologia nel raggiungimento di obiettivi sostenibili per il nostro Paese. Ma attenzione, il fintech è un mezzo la cui funzionalità può esprimersi appieno se accompagnata da un processo in cui al centro c’è la cura del cliente, l’esperienza e la visione di cosa voglia dire parlare un linguaggio di sostenibilità e di economia circolare, di coesione sociale e di opening innovation in cui tutti gli attori collaborano insieme sinergicamente».

Il 2020 ha prodotto risultati importanti per la Fondazione, ma, se dovesse identificare un momento nell’anno passato che li riassuma, quale sceglierebbe?

«Il punto più alto è stato per noi il riconoscimento internazionale da parte del governo francese del lavoro che abbiamo fatto con l’invito in audizione al Parlamento il 25 novembre per portare i risultati del nostro metodo sviluppato in questi cinque anni. Ciò ci ha permesso poi di alimentare su Wikipedia la voce sulla violenza economica, sia in italiano, sia in francese, che era priva di contenuti e sono stati messi a disposizione di tutti. Quindi, dopo cinque anni di attività, il risultato più incoraggiante dopo un lavoro capillare svolto anche su tutto il territorio nazionale è che, finalmente, si comincia a parlare di questi argomenti in modo costruttivo, prendendo in considerazione il nostro modello operativo pionieristico di un’educazione finanziaria mirata e legata a quella digitale per la prevenzione della violenza economica, che viene diffusamente utilizzato nei centri antiviolenza e da altri enti del terzo settore e viene considerata ora anche dalle istituzioni. Finalmente in Italia c’è un riconoscimento di questi problemi e nel 2020 abbiamo registrato un boom di richieste di approfondimento e documentazione oltre che dai 230 stakeholder, a riprova che il lavoro svolto dalla fondazione ha prodotto i suoi frutti. Per citare un caso concreto, abbiamo avuto testimonianze dirette di donne che, dopo avere visto lo spot sulla violenza economica, ci chiamavano per sapere come potere chiedere e ricevere aiuto, su aspetti che, sino a poco tempo fa, non venivano nemmeno nominati o classificati, ma semplicemente registrati nelle pieghe di un questionario nel migliore dei casi!»

È importante che si dia un nome alle situazioni, perché oltre a definirne lo stato, servono a riconoscerne l’esistenza.

«Il linguaggio ha una potenza incredibile. Se noi siamo capaci di parlare a un Paese come il nostro, con le criticità sopra menzionate, dalla sottoccupazione femminile alla disparità salariale, con un linguaggio corretto, giusto e onesto, siamo in grado di fare percepire un fenomeno, una situazione o lanciare un allarme e fare sì che diventi un tema di discussione nei luoghi preposti. Glt lo ho fatto, per esempio, quando ha partecipato ai lavori del W7, nell’ambito del G7 del 2017, e ha fatto inserire il tema dell’educazione finanziaria nella stesura del documento dei lavori sulle priorità per i diritti delle donne, consegnato poi al primo ministro Gentiloni. Il linguaggio può quindi fare cambiare le cose e se tutti noi ci impegnassimo, ciascuno nello svolgimento del proprio ruolo, a un suo utilizzo più responsabile e attento, certi fenomeni e situazioni sarebbero più intellegibili anche per le nuove generazioni e il processo di cambiamento potrebbe accelerare». 

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