Economia reale, investimenti alternativi e sostenibilità. Sono questi i tre grandi obiettivi che il Fondo pensione regionale Laborfonds ha deciso di perseguire per contrastare le grandi sfide che stanno caratterizzando oggi il mondo degli investimenti finanziari e, soprattutto, la realtà quotidiana della previdenza complementare in Italia.
E proprio per capire meglio come questo strumento sta affrontando temi così ambiziosi, Fondi&Sicav lo ha chiesto direttamente a Ivonne Forno, direttore generale di Laborfonds.
Quali sono le strategie di investimento che attualmente state perseguendo?
«Laborfonds è il fondo pensione negoziale territoriale e intercategoriale per i lavoratori dipendenti di aziende ed enti del settore privato e pubblico che operano nella regione Trentino-Alto Adige e per i soggetti fiscalmente a carico degli stessi lavoratori. Quattro sono i comparti di investimento (Linea garantita, Linea prudente etica, Linea bilanciata e Linea dinamica), che si differenziano fra loro per i diversi livelli di rischio/rendimento che hanno alla base delle rispettive politiche di investimento. Il portafoglio di ogni singolo comparto, a parte la Linea bilanciata, sono affidati a un unico gestore attraverso mandati di gestione attivi. Nello specifico, la Linea garantita è gestita da Amundi Sgr, la Linea prudente etica da Allianz Global Investors e la Linea dinamica da BlackRock. Il patrimonio della Linea bilanciata è gestito per la parte “tradizionale” da Eurizon Capital Sgr per gestione passiva (50% dell’asset allocation strategica (Aas), da BlackRock per la gestione attiva multiasset (40% dell’Aas), e per la parte alternativa (10% dell’Aas) attraverso Fia particolarmente diversificati. Il percorso che ha portato all’attuale impostazione della Linea bilanciata (la principale per aderenti e patrimonio) è iniziato nel 2009 con la revisione del modello di gestione, con il passaggio dai numerosi mandati specialistici a una visione “core-satellite”, realizzata attraverso un mandato di gestione passivo e uno attivo. A questi dal 2015 si è aggiunta anche la parte degli investimenti diretti, avviata con la sottoscrizione di un Fia di private debt. Il portafoglio di alternative ha preso forma con altri investimenti nel private equity (anche in energie rinnovabili), nelle infrastrutture e nel social housing».

