Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, l’economia globale, dovrebbe crescere del 3,3% nel 2026. L’inflazione è attesa in calo a livello mondiale, mentre negli Stati Uniti il ritorno al target sarà più graduale. In un contesto macroeconomico positivo, con l’indice dei prezzi al consumo apparentemente sotto controllo, Fondi&Sicav ha chiesto a Jonathan Mondillo, global head of fixed income di Aberdeen Investments, quale strategia adottare nel mercato del reddito fisso.

Lo scenario generale per i mercati finanziari è complessivamente favorevole, ma i conti pubblici nelle economie avanzate stanno peggiorando, in particolare negli Stati Uniti. Questa evoluzione è per lei una fonte di preoccupazione?

«Ci sono valide ragioni per essere impensieriti da ciò accade negli Usa: la spesa pubblica in deficit e il tema della de-dollarizzazione, ossia i flussi degli investitori che cercano di diversificare i loro attivi al di fuori della divisa americana. Tuttavia, non ci attendiamo alcuna vendita massiccia sul mercato dei Treasury e neppure un improvviso aumento dei rendimenti a lunga scadenza. Indubbiamente, la spesa in deficit alla fine avrà un effetto al rialzo sull’ammontare delle emissioni governative, che potranno comunque essere modulate in termini di periodicità e di scadenza in base alle esigenze del Tesoro, e metterà pressione sulla parte lunga della curva. Di fatto, pensiamo che nei prossimi 6-12 mesi il rendimento dei Treasury decennale oscilli tra il 3,9% e il 4,25%».

Significa che vi attendete complessivamente un miglioramento della situazione?

«È presumibile che la situazione progredisca negli Stati Uniti, anche se nel lungo periodo potranno manifestarsi gli effetti legati al deterioramento dei conti pubblici e il potenziale aumento delle emissioni, come affermato in precedenza. Tuttavia, saranno le dinamiche di breve periodo che guideranno i rendimenti dei governativi per i prossimi 6-12 mesi. Queste nostre aspettative si basano sulle attese di un’inflazione in calo negli Stati Uniti e che si prevede tenderà verso il target del 2% entro la fine dell’anno, in uno scenario di bassa crescita».

Non teme però che proprio nel breve periodo possano emergere alcuni rischi per i conti pubblici americani, come un nuovo “reconciliation  package” o ulteriori stimoli fiscali in vista delle elezioni di metà mandato?

«È possibile che ci siano eventi in grado di aumentare la volatilità del mercato obbligazionario e di spingere il rendimento del trentennale vicino al 5%. Tuttavia, se si verificasse una situazione di questo genere, la considererei più un’opportunità d’acquisto che un rischio. In termini molto generali, all’interno delle diverse soluzioni d’investimento, manteniamo una duration più lunga rispetto al benchmark nelle strategie legate ai tassi sui titoli governativi statunitensi e britannici, con un posizionamento maggiore nella parte intermedia della curva. Tutto ciò riflette l’aspettativa di un movimento dei rendimenti all’interno di un intervallo di oscillazione e una volatilità elevata».

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