JP MorganA colloquio con Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan Asset Management.

Lo scontro in atto in Medio Oriente aprirà una fase di instabilità per i mercati?

«L’attacco di Usa e Israele all’Iran apre un nuovo capitolo dei conflitti in Medio Oriente. Si è dinnanzi a una crisi la cui durata potrebbe essere una delle pregiudiziali di fondo per capire come potranno essere impattate l’economia globale e i mercati finanziari. In questo senso, il rincaro del prezzo di petrolio e gas è ovviamente un elemento di preoccupazione, ma ciò che ritengo possa essere il rischio maggiore è la chiusura per un lungo periodo dello stretto di Hormuz da cui transita circa il 25% del petrolio e il 20% del gas mondiale. Gli effetti di ciò potrebbero tradursi in un marcato rallentamento economico e un aumento dell’inflazione».

All’interno di uno scenario così complesso, come valuta la situazione macroeconomica?

«L’economia americana resta solida con una crescita prossima al 2% e la disoccupazione ancorata intorno al 4%; la stagione degli utili societari ha mostrato una crescita forte e i bilanci delle aziende sono solidi. Una potenziale crisi petrolifera avrà effetti diversi in base alla dipendenza energetica di ogni paese. In questo senso, gli Stati Uniti, essendo una nazione esportatrice netta di energia, potrebbero subire più gli effetti legati all’inflazione che alla recessione. Più vulnerabili, invece potrebbero essere l’Europa e l’Asia, visto che sono importatori netti di gas e petrolio. Ciò nonostante, rispetto al recente passato, va ricordato che le econome avanzate hanno efficientato l’utilizzo delle fonti energetiche e ne hanno ridotto il consumo».

Analizzando i mercati finanziari, in quale fase del ciclo economico potremmo trovarci, senza considerare gli eventi degli ultimi giorni?

«In base a come si sono mossi i settori del comparto azionario, potremmo trovarci nella fase finale di un ciclo in cui, solitamente, i titoli migliori appartengono ai comparti più difensivi ed è lo stile value a riportare, in termini relativi, una migliore performance. Si tratta di un comportamento controintuitivo, se si pensa al periodo che si sta attraversando, in cui i dati macroeconomici non indicano a tendere un rallentamento e i bilanci delle aziende sono in buona salute. Inoltre, se dovessi interpretare quanto accaduto dalla fine del 2025, direi che sta rientrando quella fase di esuberanza in cui l’attività del mercato si era concentrata su un pugno di titoli, per lasciare posto a una maggiore selettività degli investitori. Ciò vale anche tra le “Magnifiche 7”, sia per quanto riguarda le singole società, sia per l’impatto che l’utilizzo delle nuove tecnologie avrà sulle differenti industrie. Ritengo, in altre parole, che l’approccio più cauto nei confronti del mercato sia dettato dalla necessità non tanto di proteggere il portafoglio da un deterioramento dell’attività economica, bensì dalla eventuale volatilità che potrebbe essere generata proprio da quelle azioni che sono state le leader incontrastate del mercato negli ultimi due anni».

 

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