Intervista a Bo Fifer, Managing Director – Portfolio Manager for Concentrated Large Cap Growth and Thematic Equities di TCW
Cosa significa oggi investire nell’intelligenza artificiale?
«Oggi, investire nell’intelligenza artificiale significa individuare le aziende che forniscono l’infrastruttura di base per questa tecnologia che ha la sua spina dorsale nei data-center. Si è ancora nella fase iniziale di uno sviluppo che a tendere vedrà decuplicare gli utilizzatori dell’Ai che interagiranno con una frequenza cento volte superiore attraverso modalità che richiederanno una potenza di calcolo mille volte maggiore. Questa è l’evoluzione della domanda dell’Ai che ci prefiguriamo. È probabile che, nel prossimo futuro, la forza trainante per la crescita dell’Ai arriverà dalle imprese e pensiamo che ciò accadrà soprattutto il prossimo anno, anche se già nella seconda metà del 2026 questa evoluzione dovrebbe iniziare a prendere corpo con più forza. Ma c’è un aspetto che, a tale proposito, va tenuto a mente: al momento si è già speso a livello globale circa un trilione di dollari per costruire i data-center necessari all’Ai, una cifra notevole, ma non sufficiente a soddisfare l’attuale domanda che è destinata a crescere nel tempo. Ed è proprio per questa ragione che la sempre maggiore richiesta di infrastrutture offre opportunità d’investimento attrattive in termini di ritorno. Crediamo, però, che, col tempo, si entrerà in una nuova fase in cui gli investimenti in intelligenza artificiale avranno come oggetto le aziende, le Ai adopter, che sapranno trarre maggiore vantaggio competitivo dall’adozione di questa tecnologia, all’interno dell’industria di appartenenza. Nello specifico, saranno le imprese che, grazie all’Ai, saranno capaci di diminuire i costi, accelerare l’aumento del fatturato, espandere i margini e alimentare i flussi di cassa in modo da potere poi remunerare maggiormente gli azionisti».
Come strutturate quindi la vostra strategia di investimento nell’Ai?
«Segmentiamo l’universo di riferimento in tre aree. La prima è composta dalle società Ai enabler, ossia che abilitano l’intelligenza artificiale, all’interno delle quali rientrano le aziende hardware che realizzano l’infrastruttura per i data-center (circa due terzi del portafoglio); alla seconda area appartengono le imprese Ai system, che producono modelli Ai e tecnologie basate su macchine progettate per funzionare con diversi livelli di autonomia; la terza è costituita appunto dalle imprese che sono definite Ai adopter».

