a cura di Mark William Lowe

Può l’Algeria del presidente Abdelmadjid Tebboune passare con successo dalla dipendenza del paese dall’esportazione di greggio, gas naturale e prodotti petroliferi a un’economia più diversificata che sfrutti il potenziale di una popolazione giovane e dinamica? La buona notizia è che le autorità algerine stanno lavorando per promuovere gli investimenti stranieri e locali, ma anche per incoraggiare la creazione di nuove imprese attraverso una serie di pacchetti di sostegno.

Un’economia più forte

Un rapporto pubblicato all’inizio di quest’anno dalla Banca Mondiale, intitolato “Strengthening resilience in favourable times” (Rafforzare la resilienza in tempi favorevoli), specificava che, grazie all’aumento della produzione e delle esportazioni di idrocarburi, nel quarto trimestre del 2021 il Pil dell’Algeria aveva già recuperato i livelli pre-pandemia. Altrettanto incoraggiante è stata la decisione del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) di aumentare di 0,5 punti la previsione di crescita del paese. Pubblicato nel maggio 2022, il World Economic Outlook dell’Fmi ha alzato le stime per il 2022 dall’1,9% al 2,4%.

Per quanto riguarda il 2023, il Fondo si aspetta che l’Algeria rifletta i risultati del 2022 e che realizzi, ancora una volta, una crescita del Pil reale del 2,4%: si tratta di un’enorme differenza rispetto alla stima di ottobre 2021, che prevedeva una crescita di appena lo 0,1%.Ciò era già successo nel 2021, quando il paese aveva sorpreso al rialzo rispetto alle stime dell’Fmi, che aveva anticipato un tasso di crescita del 3,4%, mentre è stato registrato il 4%: un miglioramento non enorme, ma comunque significativo.

Sebbene tutto ciò sia molto positivo, c’è tuttavia il rovescio della medaglia: sarebbe ingenuo attribuire i risultati della crescita a qualcosa di diverso dall’aumento delle esportazioni di idrocarburi. L’incremento della produzione industriale dopo la pandemia può contribuire a spiegare i risultati del 2021, mentre l’invasione dell’Ucraina e la conseguente riduzione delle forniture energetiche russe all’Europa motivano le previsioni per il 2022 e il 2023.

Un ostacolo alle riforme?

Nonostante i recenti timori che l’Algeria non sia in grado di rispettare appieno gli accordi presi per l’aumento delle forniture di gas all’Italia, paure che, sia l’Eni, sia l’Enel, hanno allontanato, la maggior parte degli osservatori ritiene che il paese trarrà grandi benefici dalle maggiori entrate generate dai nuovi contratti. Tuttavia, alcuni temono che il rialzo dei prezzi degli idrocarburi possa costituire un ostacolo alle riforme e quindi alla diversificazione economica e allo sviluppo.

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