a cura di Pinuccia Parini

Ilaria Pisani, head of Etf, Indexing & Smart Beta Asset Management and Institutional clients di Amundi Sgr partecipa al Focus Etf

In termini di raccolta, come sta andando il mercato degli Etf da inizio anno?

«Nei primi quattro mesi dell’anno i flussi sul mercato europeo degli Etf sono rimasti solidi e hanno superato 54 miliardi di euro, per quanto le tensioni geopolitiche abbiano provocato diversi rallentamenti principalmente a marzo. Le allocazioni azionarie sono state favorite, con oltre 40 miliardi di euro di flussi, di cui quasi 22 su esposizioni mondiali, mentre l’azionario dell’Eurozona ha subito deflussi, riflettendo le preoccupazioni sulla guerra in Ucraina. In particolare, marzo è stato caratterizzato da una certa volatilità e da un appiattimento dei flussi, che in aprile hanno poi ripreso un ritmo simile a quello osservato all’inizio dell’anno. Nell’obbligazionario, nei primi quattro mesi del 2022, si sono registrati flussi positivi per oltre 10,8 miliardi di euro. Gli investitori hanno favorito gli Etf esposti al debito governativo, in particolare statunitense. Le allocazioni nel reddito fisso sovrano hanno registrato un’accelerazione in aprile, dovuta alla volontà dei sottoscrittori di allontanarsi dalle attività più rischiose, mentre le preoccupazioni per il continuo impatto del Covid in Cina hanno probabilmente spinto a disinvestire dai titoli di stato cinesi. Nel debito societario, gli Etf esposti ai titoli Usa sono stati favoriti a discapito di quelli dell’Eurozona. Le obbligazioni a tasso variabile hanno registrato flussi positivi, legati all’aspettativa degli investitori di beneficiare dell’aumento dei tassi di interesse».

Quali pensate che siano i trend più innovativi nell’ambito degli Etf?

«Di certo un trend significativo è la crescente allocazione in Etf sul clima, che hanno raccolto oltre 2,6 miliardi di euro da inizio anno, confermando così l’utilizzo crescente di queste strategie non solo nell’allocazione satellite, ma anche nella parte core del portafoglio. Particolarmente utili in questa prospettiva sono gli Etf Pab e Ctb, che replicano indici riconosciuti dal regolatore europeo come allineati all’Accordo di Parigi, di cui offriamo oggi una gamma particolarmente completa. Un risultato frutto di anni di impegno per il clima: fin dal 2014 Amundi Etf ha lavorato con alcuni investitori istituzionali di rilievo per sviluppare uno dei primi indici low carbon e l’anno successivo ha lanciato un exchange traded fund su questo indice. Nel 2020 ha progettato uno dei primi fondi passivi sul clima allineato agli standard Ue sui benchmark climatici. Oggi siamo arrivati a offrire ai nostri clienti un’ampia scelta di esposizioni Pab e Ctb azionarie e obbligazionarie per comporre la loro allocazione nel modo che meglio si adatta alle loro esigenze e con la certezza di costruire un portafoglio allineato all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Tramite la nostra gamma, investire sul tema del clima è possibile anche nell’obbligazionario, sia con Etf Pab esposti ai titoli euro corporate, sia per mezzo di Etf sui green bond esposti a titoli aggregate, governativi dell’Eurozona e corporate. Questi ultimi sono particolarmente interessanti perché consentono di finanziare direttamente progetti di azione o mitigazione climatica». 

Come è cambiato il ruolo degli Etf all’interno dell’allocazione strategica?

«Gli Etf sono ormai ampiamente utilizzati dagli investitori professionali nella parte core del portafoglio, principalmente allo scopo di contenere il costo totale dell’allocazione migliorandone la diversificazione. Ciò è vero non solo nell’azionario, ma anche e sempre di più nell’obbligazionario. A partire dalla crisi Covid, infatti, gli Etf obbligazionari sono ancora più apprezzati, perché hanno dimostrato di essere in grado di offrire liquidità e resilienza anche in fasi di stress di mercato. Un’evidenza attestata dalle principali autorità finanziarie che hanno riconosciuto il ruolo dei prezzi degli Etf come strumento di price discovery.  Un’altra evoluzione interessante negli ultimi anni è stata il crescente utilizzo di Etf Esg all’interno dell’allocazione strategica. Guardando ai flussi, infatti, nei primi quattro mesi dell’anno gli Etf Esg più popolari sono stati quelli esposti alle azioni mondiali e statunitensi, in linea con le tendenze di allocazione più generali. Una richiesta in aumento anche nel reddito fisso: basti pensare che l’Esg rappresenta oltre il 60% dei flussi verso gli Etf obbligazionari registrati in Europa da inizio anno e che l’Aum degli Etf Esg obbligazionari europei si è moltiplicato per sei tra il 2019 e il 2021, passando da 6,4 miliardi di euro a 40,4. Infine, osserviamo sempre più spesso anche l’utilizzo di Etf sul clima Pab e Ctb nell’allocazione strategica da parte degli investitori che vogliono costruire il core di portafoglio in strumenti classificati articolo 9 secondo la Sfdr». 

Lo scorso anno c’era stato un interesse crescente nei confronti della sostenibilità. Quale evoluzione avete rilevato negli ultimi mesi?

«L’allocazione in soluzioni Esg ha registrato una forte accelerazione negli ultimi anni, divenendo sempre più strutturale. Siamo convinti che si tratti di una vera e propria rotazione, da leggere in un’ottica di lungo periodo, piuttosto che con una lente di medio/breve termine. Questa è favorita da diversi fattori: la maggiore sensibilità degli investitori alle tematiche ambientali sociali e di governance, gli interventi normativi volti a migliorare la trasparenza dei prodotti finanziari sostenibili a beneficio degli investitori e l’accresciuta disponibilità di soluzioni di investimento responsabile. Gli Etf Esg sono particolarmente apprezzati, perché offrono vantaggi notevoli: innanzitutto la trasparenza, poi i costi contenuti. Questi strumenti stanno di fatto contribuendo a democratizzare l’accesso agli investimenti responsabili e, di conseguenza, ad amplificarne l’impatto. Infine, gioca a favore anche l’ampia disponibilità di scelta, a partire dagli Etf su indici broad, cui si applicano filtri Esg più o meno stringenti, fino ad arrivare alle esposizioni tematiche, come i nostri exchange traded fund sul tema dell’acqua o delle nuove energie. Pure sul piano obbligazionario gli investitori hanno a disposizione soluzioni sempre più diversificate: nella nostra gamma, ad esempio, offriamo Etf su titoli corporate Esg investment grade, su high yield, con diverse maturity, sulle valute, sulle obbligazioni a tasso variabile e sui green bond corporate, aggregate e governativi. Una granularità davvero ampia, in grado di soddisfare esigenze diverse. A fronte di una sempre maggiore disponibilità di Etf Esg sul mercato, infine, diventa fondamentale scegliere l’emittente giusto, che non si limiti a replicare indici sostenibili, ma agisca concretamente. Amundi ha fatto dell’investimento responsabile un valore fondante e ha una politica di voto ed engagement stringente, che si applica anche agli asset in gestione passiva».

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