Le gestioni patrimoniali sono considerate uno degli strumenti in grado di offrire ai clienti un servizio su misura e di rispondere rapidamente ai cambi d’umore dei mercati. È questo l’approccio di Banca Generali spiegato dal responsabile dell’asset management Mario Beccaria.

Si è già entrati nell’ultimo trimestre dell’anno; quali sono le sue considerazioni sui mercati?

«Il 2024 dei mercati finanziari è stato nel complesso positivo, ma non ha mancato di riservare sorprese e fasi più difficili, seppure brevi, come la volatilità dei primi giorni di agosto o il difficile inizio d’anno dei bond. In questo scenario, per gli investitori diventa quanto mai prezioso potere contare su strumenti con una gestione attiva e flessibile, per affrontare i cambi di scenario con sangue freddo e un approccio di gestione che risponda alle loro esigenze specifiche. A tutto ciò mirano le gestioni patrimoniali, il prodotto più versatile e personalizzabile a disposizione dei clienti delle reti di consulenza». 

Quali sono le caratteristiche che, secondo lei, le gestioni patrimoniali devono avere?

«Per noi è necessario basarsi in primis su due elementi: da un lato mettere a disposizione del cliente filosofie di gestione patrimoniale il più possibile diversificate, in modo da permettere di costruire soluzioni su misura, combinando più linee di gestione; dall’altro, un approccio dinamico alla gestione del portafoglio, per posizionarsi in maniera più difensiva quando il mercato lo richiede o per essere più decisi quando le condizioni economico-finanziarie permettono di esserlo».

In Banca Generali come avete scelto di rispondere a queste necessità?

«Si è iniziato a farlo nel 2018, quando abbiamo riorganizzato la nostra struttura di asset management, creando sette team differenziati in base a quattro parametri (obiettivo, universo investibile, stile di gestione e il cliente di riferimento). Ogni squadra ha autonomia e approccio dinamico: sono tutti veri gestori attivi e mettono a terra questa autonomia su diverse linee di gestione specifiche. Alcune più tradizionali con un approccio di selezione top-down, altre più dinamiche basate su un’elevata rotazione, passando da quelle più focalizzate sullo stock picking e l’analisi fondamentale, fino ad alcune che puntano a decorrelarsi dalle dinamiche delle asset class tradizionali». 

Come ci si orienta tra queste linee di gestione per costruire strumenti su misura?

«La capacità di personalizzare al meglio le soluzioni passa dalla relazione tra il banker e il cliente. Sta al consulente selezionarle e proporre all’investitore una serie di linee in base alle sue esigenze. A ciò si affianca una serie di servizi su misura: dalla rendicontazione alla capacità di compensare le minusvalenze. Crediamo molto nella “sartorializzazione” degli strumenti: clienti con portafogli oltre i 2,5 milioni hanno esigenze più complesse e offriamo loro servizi ancora più personalizzati: dalla scelta del benchmark di riferimento, alle specifiche sotto asset class da includere o escludere dal portafoglio, passando per il peso di alcune particolari strategie. Infine, per valorizzare il lavoro dei banker crediamo molto nella vicinanza tra rete e struttura di asset management, un rapporto basato sulla disponibilità e sulla capacità di dare risposte veloci alle sfide che vengono poste altrettanto velocemente dal mercato».

Avete introdotto anche novità per rispondere a queste sfide?

«Per noi stare al passo con il mercato è una necessità chiave. La nostra pipeline vede sempre nuovi prodotti in divenire e di recente abbiamo lanciato nuove linee focalizzate sulle diverse opportunità dell’asset class obbligazionaria e le linee “Recovery”, con l’obiettivo di estrarre valore da classe di attivi che sono rimaste un po’ più indietro e ora potrebbero avere spazio per una ripresa». 

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