di Claudio Garitta, ricercatore dell’Osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano
Il Banking-as-a-Service (BaaS) ha ultimamente attirato forte interesse nel panorama finanziario mondiale, sia per l’intrinseca innovatività, sia per la poca chiarezza sottostante. Ma che cosa si intende esattamente con il termine Banking-as-a-Service? Sebbene non esista una definizione ancora universalmente riconosciuta, il modello prevede che un intermediario finanziario autorizzato offra l’uso dei propri servizi, della propria licenza e dei propri “libri” a un secondo operatore che non dispone dell’autorizzazione. È poi questo secondo operatore a occuparsi delle interazioni con il cliente finale e dell’esperienza d’uso.
Banking-as-a-Service non è un concetto recentissimo: la prima sperimentazione è nata negli Stati Uniti circa 10 anni fa. In Europa, invece, è stata la Germania ad avere giocato un ruolo importante nella crescita di questo modello. Una grande spinta è arrivata anche dall’open banking, che ha contribuito ad accrescere l’importanza del ruolo di attori non tradizionali nel settore finanziario. Prima della Psd2, in Europa non era possibile per una terza parte scambiare dati con le banche. L’open banking ha di fatto reso l’industria finanziaria più accessibile a entità terze e favorito lo sviluppo del Banking-as-a-Service.
Cresce l’embedded
Quando poi il prodotto dell’intermediario finanziario è direttamente integrato nel customer journey e distribuito nei canali di aziende che non appartengono alla sfera dei servizi finanziari, si parla più specificatamente di Embedded finance o di Embedded insurance, nel caso di servizi assicurativi. La logica embedded è sempre più apprezzata anche dai clienti finali. È capitato, infatti, a molti di essere tentati dalla richiesta di un prestito nel momento di acquistare un prodotto online, oppure di sottoscrivere un’assicurazione di viaggio quando si prenota una vacanza. I dati del nostro Osservatorio evidenziano che in Italia il 45% dei consumatori prenderebbe in seria in considerazione la possibilità di stipulare un’assicurazione di viaggio al momento dell’acquisto di una vacanza e ben il 65% controllerebbe almeno un’offerta di embedded insurance. Pochissimi, almeno per ora, invece verificherebbero offerte embedded da parte di operatori non finanziari per gestire i propri risparmi (solo il 22% ne esaminerebbe almeno una), anche se l’idea del “prestito incorporato” è più comune (il 53% prenderebbe in considerazione almeno una volta un prestito in questa forma).
Non solo i consumatori sono al centro di queste offerte. Tra gli sviluppi B2B, le aziende potrebbero integrare servizi di pagamento o di gestione finanziaria, senza dovere necessariamente uscire dall’applicazione o piattaforma della quale fanno uso. Ad esempio, la forte partnership tra Shopify e Stripe va decisamente in questa direzione.
le challenger bank
L’Embedded finance non è però da confondere con il BaaS. La prima non è, infatti, l’unica applicazione del Banking-.as-a-Service: un altro ambito riguarda, ad esempio, le challenger bank. Queste ultime hanno l’obiettivo di andare incontro alle esigenze bancarie di un target digital-oriented, che spesso richiede solamente poche funzionalità standard, come un conto di pagamento o un conto corrente, gestibili soprattutto (in alcuni casi in modo esclusivo) via mobile. Sono però anche operatori che non sempre hanno licenza propria: delle 120 challenger bank operative in Europa, 56 sono pienamente abilitate dal Baas e, di conseguenza, i servizi offerti da queste realtà sono erogati tramite l’autorizzazione di un istituto finanziario partner.
Nonostante esistano tutti i presupposti per abilitare nuove proposte innovative funzionanti, permangono criticità da analizzare attentamente. Tramite questi modelli, infatti, gli attori non finanziari possono velocemente e senza legacy abilitare le proprie basi clienti a prodotti o servizi finanziari, non sempre nel perimetro delle attività regolamentate. Questo fatto rappresenta e potrebbe costituire sempre più un vero e proprio problema da risolvere per le autorità, in quanto la concessione di una licenza a una banca potrebbe dare il via a numerosi operatori che offrono servizi finanziari. Allo stesso tempo, i clienti, che difficilmente hanno familiarità con i controlli sulle licenze, potrebbero facilmente non rendersi conto che la propria “banca” di fatto non ha nulla di bancario.
Un vero asset bancario
Infine, ma non meno importante, il Baas trasforma la licenza bancaria in un vero e proprio asset bancario, che può essere sfruttato in nuove strategie, sia per aumentare i ricavi, sia per ridurre i costi. È importante sottolineare che, affinché queste strategie funzionino per le banche storiche, esse dovrebbero essere sempre sostenute da una mentalità aperta alla collaborazione esterna e da infrastrutture tecnologiche all’avanguardia, che consentano un’integrazione efficace ed efficiente con le terze parti.
È probabilmente solo un nuovo inizio. Il BaaS e i modelli embedded sono sicuramente una grande opportunità per gli intermediari finanziari e per gli operatori dei più diversi settori, che andranno, sia a ridurre i costi operativi, sia a generare fonti alternative di ricavi, ma faranno anche fronte a una serie di nuove sfide, regolamentari e di gestione del rischio in primis. Le startup che agiscono secondo modelli as-a-Service e abilitano logiche embedded stanno raccogliendo svariate decine di milioni di euro per crescere, e l’Osservatorio fintech & insurtech non mancherà di studiarne l’evoluzione.

