Il settore biotech è uno dei più innovativi nell’ambito dell’healthcare e, sia pure con una notevole volatilità, ha sempre fornito ritorni importanti agli investitori.

Anche nel 2020 la crescita complessiva è stata del 28%. Peccato, però, che la ricerca è concentrata soprattutto su small e mid cap, che solitamente vengono acquistate dai colossi del settore.

Un investitore deve quindi sapere individuare per tempo quali sono le società che saranno oggetto di M&A. Praticamente una lotteria. Inoltre il Covid ha danneggiato questo comparto.

Il settore delle biotecnologie è sicuramente tra quelli che ricevono più attenzioni da parte degli investitori.

Proprio in questo ambito, infatti, si concentra una buona parte della disruption che sta vivendo la medicina moderna. Inoltre, a differenza dei servizi internet, che sono altrettanto produttori di disruption, in questo comparto una grande quota del processo innovativo fa capo ad aziende di piccole e medie dimensioni che alimentano un ricco mercato del M&A.

I colossi del settore, invece, sembrano mostrare caratteristiche più simili a quelle dei gruppi farmaceutici tradizionali, ossia flussi di cassa decisamente più stabili, ma anche minori spazi di crescita e problemi congeniti di continuo rinnovo del portafoglio brevetti.

In pratica siamo in questo segmento piuttosto lontani dal quel quadro di oligopolio dei giganti, vere e proprie utility ad alta crescita, che caratterizza il variegato mondo dell’It.

La conseguenza è che nelle biotecnologie la volatilità è sicuramente molto più elevata, con bolle che si formano e scoppiano in varie nicchie del suo insieme e vanno a influire sulle performance generali dei benchmark di riferimento. 

 

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