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	<title>Focus ETF 22 Archives - Future Investments</title>
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		<title>Amundi ETF: «Ormai superata la contrapposizione tra gestione attiva e passiva»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2022 08:52:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Ilaria Pisani, head of Etf Indexing &#038; Smart Beta Asset Management and Institutional clients  di Amundi Sgr</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-118145 " src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-11-alle-14.43.11.png" alt="" width="279" height="482" srcset="https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-11-alle-14.43.11.png 436w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-11-alle-14.43.11-174x300.png 174w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-11-alle-14.43.11-150x259.png 150w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-11-alle-14.43.11-300x517.png 300w" sizes="(max-width: 279px) 100vw, 279px" /><br />
Intervista a <b><span lang="EN-US">Ilaria Pisani, Head of Sales ETF, Indexing &amp; Smart Beta di Amundi SGR</span></b><b>.</b></h2>
<p><b>Gli Etf, secondo voi, stanno andando incontro a un maggiore consolidamento?</b></p>
<p>«L’intero settore finanziario sta vivendo cambiamenti strutturali, tra i quali una continua pressione sui costi. L’asset management è un settore prevalentemente a costi fissi con forti economie di scala. Il raggiungimento di dimensioni critiche è una delle risposte alle restrizioni dei margini. Amundi è il più grande asset manager europeo e tra i primi 10 a livello mondiale. Nel giugno 2022 abbiamo completato l’acquisizione di Lyxor, creando così il più grande emittente europeo di Etf. Questa unione ci permette di servire ancora meglio i nostri clienti, offrendo loro prodotti efficienti dal punto di vista dei costi e una delle gamme di strumenti passivi più ampie del mercato. La nostra capacità unica di rispondere alla crescente domanda di exchange traded fund e di soluzioni passive da parte di clienti istituzionali e di distributori rappresenta un vantaggio competitivo fondamentale. Amundi è ben posizionata grazie alla sua potenza tecnologica e al suo forte Dna retail, fondato su una comprovata esperienza nel servire le reti di distribuzione con prodotti, servizi e soluzioni su misura. Infine, la transizione Esg è certamente un’evoluzione significativa dell’industria dell’asset management e del settore degli Etf: il passaggio a portafogli più Esg e rispettosi del clima è in corso.<span class="Apple-converted-space">  </span>Amundi offre una delle più ampie gamme di Etf Esg e sul clima del mercato.<span class="Apple-converted-space">  </span>Ha una politica di voto e di engagement solida e ben riconosciuta che applica sia agli asset gestiti attivamente sia a quelli passivi».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>L’attuale situazione dei mercati finanziari, in cui si evidenziano una maggiore dispersione e un minore livello complessivo dei rendimenti, non è un ambiente più favorevole agli strumenti attivi?</b></p>
<p>«La storica opposizione tra gestione attiva e passiva, che Amundi ha sempre rifiutato, è ormai definitivamente superata. Entrambi gli approcci sono complementari e possono coesistere. Abbiamo sviluppato diverse soluzioni che combinano Etf, prodotti attivi e strumenti attivi interamente costruiti in Etf come mattoncini di allocazione. Esistono, infatti, exchange traded fund su tutte le classi di attività, sia su esposizioni ampie, sia specifiche o addirittura su nicchie di mercato, e possono essere utilizzati per comporre il core di un portafoglio o per assumere posizioni tattiche su temi o settori precisi. Si consideri, ad esempio, il grande sviluppo che gli Etf obbligazionari hanno avuto negli ultimi anni: oggi esistono prodotti esposti ai titoli di stato e alle obbligazioni societarie, con diverse scadenze, valute e livelli di qualità, ma anche esposizioni più granulari come gli Etf sui titoli a tasso variabile o sulle obbligazioni legate all’inflazione, che possono essere particolarmente utili in questo momento».</p>
<p><b>Quindi ritenete che ci sarà sempre più spazio per i prodotti passivi?</b></p>
<p>«In Amundi siamo sempre attenti alle esigenze dei nostri clienti e abbiamo un dialogo continuo con loro, sia sullo sviluppo dei prodotti e sulle esigenze di allocazione, sia sulle soluzioni disponibili nella nostra gamma, a livello di veicoli. A oggi, i nostri clienti in Europa e in Italia continuano a privilegiare gli Etf a gestione passiva. Naturalmente, continueremo a valutare il potenziale degli Etf attivi e a esplorare tutte le opportunità nell’ambito del nostro continuo processo di innovazione di prodotto».</p>
<p><b>Aumenterà l’importanza dell’investitore fai-da-te nel vostro settore?</b></p>
<p>«In generale, il mercato retail è in crescita. La tendenza principale osservata in Italia è la sempre maggiore adozione di strumenti di gestione passiva da parte dei distributori, per comporre soluzioni come fondi di fondi, gestioni patrimoniali, unit-linked e portafogli modello, i cosiddetti ‘wrapper’. Spesso i distributori, per comporre queste soluzioni, non cercano solo il prodotto, ma anche una partnership completa che comprenda la costruzione di soluzioni su misura. Un’area in cui Amundi è particolarmente ben posizionata. Per quanto riguarda gli investitori retail fai-da-te, si tratta di una tendenza in crescita che osserviamo soprattutto in alcuni paesi europei, ad esempio la Germania, dove le piattaforme online sono sempre più sviluppate. È una tendenza che stiamo vedendo emergere anche in Italia. In questo contesto, gli Etf sono per loro natura strumenti ideali, grazie alla loro semplicità e trasparenza. Comunque, in Amundi crediamo che l’educazione finanziaria sia essenziale e per questo motivo lavoriamo a fianco dei distributori per fornire la formazione e il supporto digitale per accompagnare i loro consulenti e, in ultima analisi, aiutare gli investitori a fare scelte consapevoli».</p>
<p><b>Qual è la vostra proposta di asset allocation per la seconda parte dell’anno?</b></p>
<p>«Nella seconda metà dell’anno, riteniamo che sarà necessario prestare particolare attenzione al portafoglio obbligazionario, poiché la volatilità del mercato rimarrà elevata nel medio termine a causa della continua incertezza sul fronte politico e delle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi. Riteniamo, quindi, importante adeguare il rischio di duration da breve a neutrale e scegliere strategie che proteggano il portafoglio dall’aumento dei tassi, come le obbligazioni a tasso variabile. Per quanto riguarda le azioni, preferiamo i titoli statunitensi, in quanto l’economia americana presenta ancora solidi fondamentali che dovrebbero consentirle di superare la tempesta dell’inflazione. Riteniamo possibile un atterraggio morbido, nonostante lo shock energetico e l’aggressiva stretta monetaria della Fed. Preferiamo, poi, i titoli value a quelli growth, in particolare le azioni di società di alta qualità e meno cicliche. Guardando a est, siamo convinti che la desincronizzazione dell’economia cinese (focalizzata sui consumi interni) rispetto a quella globale, unitamente alle politiche monetarie/fiscali accomodanti e alla riapertura, dovrebbero essere di supporto per le azioni del Paese. Sebbene i fattori alla base del calo dell’azionario cinese dall’inizio del 2021 richiedano tempo per attenuarsi e mantengano un contesto molto volatile, essi sono già prezzati nelle valutazioni dei mercati cinesi. Pertanto, segnali politici più favorevoli e una graduale rimozione delle restrizioni in vigore dovrebbero stabilizzare i mercati azionari locali nel prossimo futuro. Con la nostra gamma, gli investitori possono anche comporre la loro asset allocation senza sacrificare l’Esg. Infatti, abbiamo scelto di sviluppare una delle gamme di Etf Esg e sul clima più ampie del mercato, che consente anche una ricca scelta di diversi livelli di integrazione Esg. La nostra priorità è una sola: consentire a tutti di accedere agli investimenti sostenibili».</p>
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		<title>FOCUS ETF: Innovativi  e risparmiosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2022 06:34:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Proprio in un periodo di crisi come quello attuale, la nuova generazione di Etf sta dando il meglio di se stessa e soprattutto sta attirando l’attenzione dei money manager</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>a cura di Pinuccia Parini</b></p>
<h2>Proprio in un periodo di crisi come quello attuale, la nuova generazione di Etf sta dando il meglio di se stessa e soprattutto sta attirando l’attenzione dei money manager. Se i classici prodotti sui principali indici, con il sottostante selezionato sulla base della capitalizzazione, hanno chiaramente molto sofferto, i prodotti tematici più piccoli, creati ad hoc per cogliere, appunto, alcuni importanti temi, fanno ormai parte delle strategie attive di resilienza di molti fondi e gestioni patrimoniali. Con ciò, uno dei fondamentali punti di forza degli exchange traded fund resta il bassissimo costo, che proprio in un periodo di difficoltà del mercato diventa un elemento in più che consente di migliorare le performance o almeno di diminuire le perdite.</h2>
<p>Di questi temi hanno parlato nel dibattito organizzato da Fondi&amp;Sicav <b>Massimo Siano</b>, head of Southern Europe di <b>21Shares</b> e <b>Demis Todeschini</b>, senior Etf sales specialist per l’Italia di <b>Franklin Templeton</b>.</p>
<p><b>Ritenete che la forte pressione sui costi porterà a un sempre maggiore consolidamento? Quali caratteristiche dovrà avere un emittente per rimanere competitivo?</b></p>
<p><b><img decoding="async" class="alignleft wp-image-118014 " src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.39.43.png" alt="" width="274" height="406" srcset="https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.39.43.png 438w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.39.43-202x300.png 202w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.39.43-150x223.png 150w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.39.43-300x445.png 300w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.39.43-283x420.png 283w" sizes="(max-width: 274px) 100vw, 274px" />Demis Todeschini (Franklin Templeton): </b>«La storia degli Etf è ormai lunga: quasi 30 anni negli Stati Uniti ed esattamente 20, in questo 2022, in Italia. Abbiamo dunque a disposizione un periodo storico piuttosto ampio per potere fare alcune valutazioni. La prima è che da sempre il contenimento dei costi è un elemento fondamentale per la competitività di un emittente. Questo aspetto non riguarda solo i prodotti più standard, come quelli sui maggiori indici obbligazionari o azionari: anche gli Etf più complessi, come gli smart beta o i tematici, non possono superare comunque 75-80 punti base di Ter. Va ricordato, infatti, che a questi costi vanno poi sommati quelli di intermediazione sui mercati e lo spread denaro-lettera quotato dal market maker. In alcune aree, basti pensare agli indici equity più comuni, come l’Msci World o l’S&amp;P 500, il livello di saturazione dell’offerta e, di conseguenza, la compressione dei costi, rendono il panorama estremamente competitivo. In questo ambito non avrebbe molto senso creare l’ennesimo strumento uguale agli altri. Pertanto, una società che offre strumenti passivi, a nostro avviso, deve concentrarsi su nicchie relativamente poco affollate, nelle quali offrire prodotti di alta qualità, limando al contempo fee laddove vi fosse ancora spazio di efficientamento. Questo approccio ha guidato noi di Franklin Templeton nella creazione di strumenti basati su singoli paesi emergenti. I nostri clienti possono dunque investire su Etf azionari di mercati come la Cina, il Brasile, la Corea del Sud, l’India e Taiwan, l’ultimo arrivato in termini cronologici. Questi prodotti presentano un Ter massimo di 19 punti base. Nel caso della Corea del Sud, scendiamo addirittura a 9: si tratta di un costo complessivo che alcuni investitori ci riferiscono che è persino inferiore all’accesso ottenibile tramite i future sul paese. Questo modello è replicabile anche in altre asset class, che possono essere soggette a efficientamento».</p>
<p><b><img decoding="async" class="alignleft wp-image-118016 " src="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.43.30.png" alt="" width="282" height="390" srcset="https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.43.30.png 432w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.43.30-217x300.png 217w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.43.30-150x208.png 150w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.43.30-300x415.png 300w, https://fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2022-07-08-alle-11.43.30-303x420.png 303w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" />Massimo Siano (21 Shares):</b> «Quanto detto dal mio collega mi trova completamente d’accordo. Sicuramente non ha senso lanciare, ad esempio, l’ennesimo Etf sull’S&amp;P 500: per riuscire a competere è necessario puntare sull’innovazione a prezzi contenuti. Non sorprende, dunque, osservare da parte delle società emittenti la tendenza sempre più frequente a creare indici propri sui quali costruire gli Etf proposti al mercato. In questa maniera, si può lavorare sull’innovazione e allo stesso tempo diminuire le spese (si evita di pagare l’index provider), trattenendo una quota maggiore del valore aggiunto. Per quanto riguarda noi di 21shares, siamo stati i primi a proporre Etf sulle cripto a replica fisica. Peraltro, difficilmente un prodotto come questo attrarrà un interesse significativo da parte di chi già usa prodotti passivi nel core della propria allocazione di portafoglio. L’obiettivo per noi è attirare l’attenzione di nuovi investitori, che, attraverso le nostre proposte, possono avvicinarsi a una nuova classe di attività. Il modello per certi versi si rifà a quanto visto nel 2007, con l’arrivo sul mercato degli Etc sulle materie prime. All’epoca, sembrava quasi impossibile che vi potessero essere ingenti masse gestite in materie prime e oggi siamo a un punto di sviluppo simile per quanto riguarda cripto e tecnologie blockchain».</p>
<p><b>I mercati finanziari sembrano andare nella direzione di una maggiore dispersione e di un minore livello complessivo dei rendimenti; ciò non rischia di favorire un ritorno ai prodotti attivi?</b></p>
<p><b>Massimo Siano (21 Shares): </b>«Per rispondere dovrò fare qualcosa che trovo sgradevole, ma che in questo caso appare ragionevole, ossia rimproverare, a causa della scarsa lungimiranza, il pubblico degli investitori in Etf. Nello specifico mi riferisco al non diffuso utilizzo dei prodotti short. Questi ultimi, per certi versi, rappresentano uno dei punti di forza dell’intera industria, perché sono disponibili su quasi ogni asset class e sono quasi sempre ben congegnati. Anche noi e i nostri concorrenti abbiamo quotato strumenti di questo tipo in ambito cripto. Purtroppo, però, i volumi sono ancora decisamente modesti. Sostanzialmente, manca ciò che dovrebbe esserci in ogni asset class, ovvero caratteristiche di simmetria nell’interesse del pubblico, sia nelle fasi rialziste, sia in quelle ribassiste. Queste ultime, infatti, potrebbero essere cavalcate con profitto proprio con gli Etf short. Invece, assistiamo a fenomeni di affollamento durante i bull market e a un sostanziale abbandono durante i bear. Il problema, dunque, non risiede tanto nella dicotomia fra attivo e passivo, quanto nelle capacità di cogliere i movimenti di mercato in entrambe le direzioni».</p>
<p><b>Demis Todeschini(Franklin Templeton): </b>«Innanzitutto vale la pena ricordare una delle conclusioni più importanti cui è giunta la ricerca accademica in ambito finanziario. Nello specifico, il fatto che gli obiettivi di investimento nel lungo periodo dipendono in gran parte dalle scelte di asset allocation: sia il picking dei singoli titoli, sia il timing del mercato forniscono un contributo molto più modesto. Gli Etf, peraltro, sono stati concepiti proprio come mattoncini per andare a costruire l’allocazione di portafoglio desiderata. Detto ciò, è vero che, in un periodo di rendimenti complessivamente minori, accompagnati da una forte volatilità, la gestione attiva può assumere un ruolo più importante. Al riguardo, non va però dimenticato che gli stessi Etf si sono parecchio evoluti già da diversi anni. Nello specifico, quando si parla di indici, bisogna tenere a mente il fatto che essi possono svolgere due funzioni profondamente diverse. Da un lato ci sono benchmark classici, come l’Eurostoxx e l’S&amp;P 500, il cui scopo è fornire una rappresentazione di sintesi del mercato. Altri, invece, che esulano dal mero criterio della capitalizzazione, sono creati per portare avanti idee di investimento. Da questo approccio nascono, ad esempio, gli Etf smart beta, nei quali noi di Franklin Templeton facciamo rientrare anche quelli basati su criteri Esg. L’applicazione di questi principi porta, infatti, all’utilizzo di pesi nel portafoglio molto diversi rispetto a quelli dati dalla capitalizzazione del singolo titolo. Un altro esempio è costituito dagli indici high dividend, che rappresentano una precisa scelta di investimento. Nello specifico nostro, poi, abbiamo optato per un modello che prendesse in considerazione il livello di dividendi, la loro resilienza storica e la qualità dei bilanci delle aziende. Abbiamo creato, dunque, un benchmark high dividend quality altamente personalizzato. In pratica, in prodotti di questo tipo vengono incorporati e resi sistematici principi e tecniche attive».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Dall’altra parte, pensate che gli Etf a gestione attiva siano una moda passeggera o che siano destinati a conquistare quote crescenti?</b></p>
<p><b>Demis Todeschini(Franklin Templeton): </b>«Per quanto ci riguarda, la nostra definizione di Etf passivo riguarda un prodotto che replica pedissequamente un indice basato puramente sulla capitalizzazione. Nel caso in cui si investa, invece, in un benchmark costruito con regole differenti, si rientra nell’ambito degli smart beta. Gli strumenti definibili come tematici si trovano in una zona per certi versi grigia. È vero che i loro indici di riferimento sono incentrati sulla capitalizzazione, ma è altrettanto fuori discussione che definire in maniera così specifica il contesto di lavoro li fa rientrare, a nostro avviso, nell’alveo degli smart beta. Detto ciò, gli Etf attivi costituiscono una categoria a parte rispetto a quelle appena descritte, che, infatti, investono comunque secondo regole rigide e predefinite. Gli strumenti che si basano su una vera e propria gestione hanno conquistato una loro nicchia negli Stati Uniti e anche in Europa, seppure con numeri decisamente minori rispetto a oltre oceano. Infatti, da queste parti essi rappresentano circa il 4% degli Aum dell’industria. Vi sono in ogni caso diverse applicazioni interessanti per questo tipo di strumenti, tanto che Franklin Templeton ha quotato tre Etf attivi (nell’ambito del reddito fisso) sui 18 totali che abbiamo portato sul mercato: gli attivi, infatti, possono essere utili in determinate circostanze, nello specifico quando gli Etf più classici non riescono a soddisfare alcune esigenze specifiche degli investitori. Facciamo un esempio partendo proprio da uno dei nostri prodotti che investe sul mercato dei titoli euro a breve duration. La logica dietro la creazione di questo Etf nasce dal problema dei rendimenti negativi che gli istituzionali europei ricavano tuttora dalle parti a più breve scadenza delle curve obbligazionarie. La gestione della liquidità è stata dunque estremamente problematica negli ultimi anni: pertanto, riuscire a individuare, in questo ambito, le occasioni migliori con una gestione attiva può fornire un elevato valore aggiunto».</p>
<p><b>Massimo Siano (21 Shares):</b> «Dal mio punto di vista parto da una considerazione: secondo me i gestori di fondi attivi tradizionali italiani ed europei hanno fatto male a non competere con gli Etf in termini di costi e capacità distributiva. Nello specifico, avrebbero potuto puntare maggiormente sulla quotazione in borsa, riducendo al contempo i costi. La riduzione dei margini sarebbe stata compensata da una maggiore facilità di distribuzione a livello pan-europeo e, di conseguenza, da un marcato aumento delle masse in gestione. Tutto ciò spiega in gran parte il successo degli Etf a gestione attiva, in particolare su portafogli particolarmente innovativi. Il primo esempio che può essere citato è ovviamente quello di Cathie Wood e del suo Ark Investment. A mio avviso essi continueranno in futuro a contribuire al processo di disruption nelle strategie e nelle classi di attività più nuove, dove ovviamente anche i margini di profitto delle società di asset management sono più elevati».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Pensate che l’investitore retail fai-da-te sia destinato a occupare quote sempre più importanti dell’investimento in Etf? I piani di accumulo in prodotti passivi possono avere un avvenire?</b></p>
<p><b>Massimo Siano (21 Shares): </b>«Per quanto riguarda la questione dei piani di accumulo in prodotti passivi, secondo me la problematica generale più importante riguarda la maniera in cui il secondo pilastro della previdenza complementare è stato concepito in Italia e in Europa continentale (Svizzera inclusa). I lavoratori devono partecipare a schemi di investimento sui quali hanno pochissimo controllo: ad esempio, gli investitori non possono scegliere di optare per la collocazione di parte della propria liquidità in Etf. In gran parte, questi prodotti sono concepiti per privilegiare la gestione attiva, che sovente fa capo a società di asset management che sono parte dello stesso gruppo delle istituzioni finanziarie che li promuovono. Il risultato che si è generato, in particolar modo in Italia, è un certo grado di sfiducia verso l’industria delle pensioni alternative, le cui masse gestite stentano a decollare. In questa maniera, si sta facendo un pessimo servizio alla popolazione, dal momento che la necessità di una pensione integrativa è reale: più o meno tutti i sistemi pensionistici pubblici sono infatti insostenibili sul medio-lungo periodo. Una riforma da fare, dunque, sarebbe permettere ai privati di creare i loro piani pensionistici, all’interno dei quali potere investire in un vasto ventaglio di strumenti, fra cui gli Etf, cosa che avviene già nei paesi anglo-sassoni».</p>
<p><b>Demis Todeschini(Franklin Templeton): </b>«In realtà in Italia siamo ancora piuttosto lontani dal potere parlare di esplosione del trading fai-da-te su Etf attraverso piani di accumulo offerti da broker digitali. Nel nostro Paese le società che offrono servizi di questo tipo sono ancora poche, con volumi interessanti, ma ancora non rilevanti. Non bisogna neppure fare l’errore di pensare che ciò che si è rivelato popolare in Gran Bretagna o in Germania automaticamente, dopo qualche anno, si affermi anche dalle nostre parti. Parliamo, infatti, di realtà che presentano differenti culture finanziarie e digitali. Detto ciò, il fenomeno è sicuramente interessante, in quanto facilita il processo di distribuzione degli strumenti passivi. Non prevedo, però, dato il livello di cultura finanziaria della maggior parte degli italiani, che questa evoluzione abbia come risultato masse di investitori che scelgono in autonomia il proprio Pac in Etf. Piuttosto, queste trasformazioni tecnologiche offrono la possibilità di fare emergere un nuovo tipo di consulenza finanziaria, magari in parte automatizzata, che possa andare a integrarsi con un modello di esecuzione degli acquisti di questo tipo. Già diversi gruppi si stanno muovendo per testare un simile approccio».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Qual è la vostra proposta di asset allocation per la seconda parte dell’anno</b></p>
<p><b>Demis Todeschini(Franklin Templeton): </b>«Come indicato nel nostro ultimo “Allocation view” di maggio, a cura del nostro team investment solutions, i consumatori globali risentono gli effetti dell’aumento del costo della vita che ha già depresso i livelli di fiducia. È probabile che la crescita rallenti ulteriormente, su livelli tendenziali, aggravati dalle azioni poste in essere dalla politica monetaria e fiscale e dal conflitto tra Russia e Ucraina. Anche se non ci aspettiamo che ciò porti a una recessione nel breve termine, i policymaker sembrano camminare sul filo del rasoio. Nelle nostre ultime view di asset allocation esprimiamo una posizione più cauta verso gli asset rischiosi e, nonostante i fondamentali aziendali generalmente solidi, manteniamo una view nel complesso neutrale. Recentemente abbiamo rimosso la preferenza per l’azionario, spostandoci su un outlook più neutrale su questa asset class. Le politiche monetarie restrittive hanno generato un aumento della volatilità che potrebbe persistere nel tempo, controbilanciando i fondamentali aziendali che restano solidi. In ambito equity riteniamo che Stati Uniti, Canada, Giappone e area Pacifica siano meglio posizionati, mentre abbiamo una view più negativa su azionario europeo ed emergente ex-Cina. Crediamo, invece, che i titoli governativi e le obbligazioni corporate offrano rendimenti interessanti e benefici per una potenziale diversificazione, costituendo a oggi un’alternativa a lungo termine all’allocazione azionaria».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Massimo Siano (21 Shares): </b>«Dopo la forte correzione che si è avuta sui mercati, mi sento di dire che oggi, su diversi segmenti dell’equity e attraverso una moltitudine di strategie, cominciano a presentarsi opportunità interessanti. Altrettanto non si può dire del reddito fisso, dove vedo, invece, concentrarsi la maggior parte dei problemi, in particolar modo per il fatto che la maggioranza dei clienti che ha comprato grandi quantità di fondi fixed income, l’ha fatto in base a una scarsa propensione al rischio. Con un’inflazione così forte e banche centrali palesemente dietro la curva nel combatterla, vi è il fondato pericolo che molti portafogli obbligazionari siano destinati ad andare incontro a una volatilità molto elevata e assolutamente non preventivata, né gestibile, da parte di chi ha investito. Per quanto riguarda il mondo degli asset digitali, e nello specifico delle cripto, ovviamente mi aspetto che la volatilità continui a essere robusta nei prossimi mesi. Si tratta, però, di un’asset class ancora nuova, per cui essa occupa, come è giusto che sia, una quota decisamente ridotta dell’allocazione totale della maggior parte delle persone. Sono convinto che la tecnologia blockchain rappresenti un’innovazione fondamentale, in grado di definire il futuro negli anni a venire. Di conseguenza, andremo incontro a uno scenario in cui emergeranno nuovi campioni di questo settore e in cui i grandi nomi oggi esistenti si espanderanno, diventando sempre più stabili. In fondo, la stessa Amazon nel 2000 o Google nel 2004 (quando si è quotata) rappresentavano un salto nel buio con quotazioni estremamente volatili. Oggi, invece, è vero l’opposto: molto spesso questi giganti della rete vengono inseriti in portafogli tematici di vario genere».</p>
<h2><a href="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/07/146.pdf"><span class="td_btn td_btn_md td_outlined_btn">leggi il numero 146</span> </a></h2>
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		<title>FOCUS ETF: in crescita anche con l’orso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 07:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Focus ETF 22]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Etf hanno messo a segno anche nei primi quattro mesi del 2022 una raccolta netta globale positiva, sugli stessi livelli record del 2021</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Pinuccia Parini</p>
<h2><b>Nonostante la maggior parte degli asset manager affermi che proprio con l’inflazione, il rialzo dei tassi e la volatilità dei mercati, è sempre più necessaria una gestione attiva, gli Etf hanno messo a segno anche nei primi quattro mesi del 2022 una raccolta netta globale positiva, sugli stessi livelli record del 2021. </b></h2>
<p>In pratica questi strumenti non sono più visti come semplici replicatori di indici, ma riescono ad avere un ruolo importante in ogni situazione di mercato. Anche quelle più difficili, come l’attuale.</p>
<h2>I contributi:</h2>
<h2><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.fondiesicav.it/amundietf/">Amundi: «Sempre più strategici i prodotti sul clima»</a></span></h2>
<h2><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.fondiesicav.it/21shares-etf/">21Shares: «Il futuro è la blockchain»</a></span></h2>
<h2><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.fondiesicav.it/franklin-templeton-etf/">Franklin Templeton: «Alla ricerca di alti dividendi e di stabilità»</a></span></h2>
<h2><a href="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/06/145.pdf"><span class="td_btn td_btn_md td_outlined_btn">leggi il numero 145</span> </a></h2>
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		<title>Franklin Templeton: «Alla ricerca di alti dividendi e di stabilità»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 11:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Focus ETF 22]]></category>
		<category><![CDATA[Etf]]></category>
		<category><![CDATA[Franklin Templeton]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Demis Todeschini, senior Etf sales specialist per l’Italia di Franklin Templeton, partecipa al Focus Etf</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><b>a cura di Pinuccia Parini</b></h2>
<h2><b>Demis Todeschini, </b><b>senior Etf sales specialist<span class="Apple-converted-space"> </span></b><b>per l’Italia </b><b>di Franklin Templeton, partecipa al Focus Etf.</b></h2>
<p><b>Come sta andando la raccolta degli Etf da inizio anno?</b></p>
<p>«Nel 2021 gli Etf sui mercati globali hanno ottenuto risultati record: un Aum che ha sfiorato 10 mila miliardi di dollari e nuovi flussi netti per oltre 1.000 miliardi di dollari. Questi risultati hanno fatto seguito ai record dell’anno precedente, quando i livelli di volatilità associati al Covid-19 avevano probabilmente reso l’Etf un veicolo adatto a trasferire efficacemente il rischio dei mercati volatili. I primi mesi del 2022 sono stati caratterizzati da un contesto molto più volatile, che riflette le preoccupazioni sull’impatto della guerra in Ucraina, sull’aumento dell’inflazione e sulla crisi che ne deriva. Nonostante questo scenario, gli Etf hanno registrato flussi positivi vicini a quelli record del 2021, anche se ad aprile, a livello globale, hanno avuto afflussi per 23 miliardi di euro, circa un quinto dei 109 miliardi raccolti il mese precedente<sup>1</sup>. Gli Etf, a ogni modo, continuano a rimanere nel cuore degli investitori, consolidando i loro punti di forza che ne hanno decretato il successo negli anni: negoziabilità in tempo reale, liquidità e costi di gestione contenuti, elementi che assumono ancora più rilevanza in un contesto di mercato difficile. Tra i fenomeni che abbiamo notato nel 2022, c’è il ritorno alla strategia value. Se il 2021 è stato appannaggio dei titoli growth, sostenuti dai tassi bassi e dalla narrativa della transitorietà dell’inflazione, il nuovo anno ha messo gli investitori di fronte a un’ovvietà: il valore di una società è funzione dell’attualizzazione dei suoi flussi finanziari futuri. Ferme tutte le condizioni, un contesto di tassi più alti pone come conseguenza che più lontani nel tempo sono gli utili e minore è il valore attuale dell’impresa. Lo si è notato nell’ambito delle società growth che hanno registrato cali dei corsi azionari significativi dall’inizio dell’anno. Al contrario, gruppi con alta visibilità degli utili nel breve sono stati più resilienti. Si tratta di aziende di settori che generalmente attribuiamo allo stile value, come i consumi di base, le utility, l‘energia; peraltro sono quelle che sono meglio posizionate nel traslare al consumatore finale l’incremento dei prezzi. Ci sono poi comparti, come i finanziari, che sono persino destinati a beneficiare direttamente di un rialzo dei tassi d’interesse. Sono società che, peraltro, sono tipicamente generose nei confronti dei loro azionisti e che per gli investitori alla ricerca di reddito possono rappresentare un valido approdo».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Come si traduce tutto ciò in termini di offerta di prodotti?</b></p>
<p>«All`interno della nostra offerta di Etf abbiamo il Franklin LibertyQ Global Dividend Ucits Etf, che investe in società high dividend, ma di qualità, con basso indebitamento, alti margini e stabilità degli utili, che, in genere, presentano un cuscinetto finanziario e operativo in grado di meglio affrontare contesti con tassi più alti e inflativi. È uno strumento che tende a sottoponderare le utility, che distribuiscono di solito dividendi elevati, ma spesso sono anche oberate da oneri debitori considerevoli. Nel settore finanziario, le strategie focalizzate solo sul dividend yield sono spesso fortemente investite nelle banche, ma la nostra ha un’esposizione più equilibrata tra banche e compagnie di assicurazione. Ma non solo: tra i comparti che la strategia privilegia ci sono la sanità e la tecnologia, ambiti nei quali è possibile trovare società generose con i propri azionisti. La ricerca di qualità nelle imprese high dividend è importante anche in un’ottica total return. Infatti, i dividendi non devono andare necessariamente a scapito del rendimento totale, che è invece l’obiettivo che vogliamo perseguire con questo Etf».</p>
<p><b>Quali pensate che siano i trend più innovativi nell’ambito degli Etf?</b></p>
<p>«Riferendoci al prodotto, più che al sottostante, notiamo che il concetto di Etf è molto evoluto nel tempo e da strumento solo passivo si va trasformando come “contenitore” dalle caratteristiche essenziali di economicità, liquidità, grazie alla negoziazione in borsa, trasparenza e flessibilità di utilizzo. È un prodotto che può contenere un’esposizione a un indice costruito secondo criteri di selezione diversi dalla dimensione delle società, come i dividendi o i fondamentali (Etf smart beta) o che prevede una gestione attiva sganciata dal benchmark (Etf attivo). Si tratta di un’evoluzione che asseconda la visione di molti investitori che ritengono che l’esposizione vada modulata in base alle caratteristiche del mercato di riferimento e agli obiettivi d’investimento. Se gli Etf smart beta hanno trovato ampia applicazione nell’ambito azionario, non si può affermare altrettanto per il fixed income. Computare in un indice i complessi elementi di valutazione bottom-up (a livello di singolo bond la qualità e il profilo rischio rendimento) e top-down (prospettiva dei tassi d’interesse, valutazione dell’allocazione settoriale, etc) per la costruzione di un portafoglio obbligazionario può risultare difficile ed è proprio in questo campo che la gestione attiva all’interno del contenitore Etf può rappresentare un solido approccio. Gli Etf attivi possono rappresentare validi veicoli per ottenere esposizioni che altrimenti sarebbero difficilmente raggiungibili tramite i tradizionali Etf passivi, come nel caso di un building block come l’obbligazionario short term che, in seguito alle politiche monetarie espansive della Bce negli ultimi anni, ha presentato rendimenti negativi che sono ritornati timidamente in territorio positivo solo recentemente. Il rendimento dell’Ice BofA 0-1 Year Euro Broad Market Index al 23 maggio 2022 era 0,01%, ma un mese prima era -0,06% e un anno prima -0,37%<sup>2</sup>. Una sorta di costo per la liquidità che limita anche la libertà d’azione degli investitori interessati a ridurre la duration per proteggersi dai rialzi dei tassi nell’area euro. Una risposta rispetto a questo scenario è proprio riscontrabile nell’ambito degli Etf obbligazionari attivi, dove il gestore, non legato a un indice e nei limiti degli obiettivi d’investimento, ha la flessibilità di gestire la duration in termini dinamici (ad esempio riducendola per proteggersi da un eventuale aumento dei tassi) e di muoversi tra emissioni governative e corporate investment grade, cogliendo le migliori opportunità che possano crearsi. È così possibile scegliere accuratamente gli emittenti più solidi, di maggiore qualità e fattivamente impegnati sui fronti Esg. Questa è la filosofia con la quale viene gestito il nostro Franklin Liberty Euro Short Maturity Ucits Etf. Si tratta di un Etf attivo, che presenta un profilo rischio-rendimento interessante, con una duration di 0,3 anni, un rendimento a scadenza dello 0,56% e un rating medio di portafoglio A+<sup>3</sup><span class="Apple-converted-space">  </span>(Fonte: Franklin Templeton al 20/05/2022, rating alla data del 30/04/2022).</p>
<p><b>Come è cambiato il ruolo degli Etf all’interno dell’allocazione strategica?</b></p>
<p>«L’ultima indagine svolta dall’università francese Hedhec nel 2021<sup>4</sup>, che realizza un sondaggio tra i più autorevoli in Europa sull’utilizzo degli Etf da parte degli investitori del Vecchio continente, conferma che l’investimento in Etf è principalmente associato all’esposizione ad ampi indici di mercato (il 74% degli investitori li utilizza a questo fine) e all’esposizione a lungo termine (il 66% di coloro che hanno risposto): sono visioni che, per certi aspetti, rientrano nel concetto di allocazioni core. Sono inoltre frequentemente utilizzati per puntare su sottosegmenti di mercato (53%) e per posizionamenti di breve termine (49%), e, anche se in misura minore, per le scommesse tattiche (37%). Non si tratta di un risultato sorprendente, dato che la liquidità, il basso costo e la varietà dei prodotti rendono gli Etf strumenti particolarmente flessibili e capaci di rispondere alle esigenze evolute degli investitori, sia nella parte core, sia in quella satellite. Nelle conversazioni che abbiamo con gli investitori, riscontriamo la volontà all’interno delle allocazioni core di lavorare in modo più personalizzato. A questo riguardo un’area su cui stiamo concentrando i nostri corsi di education per gli investitori è quella degli emergenti, che nel 2021 è stata in generale “avara” e che in questo periodo rimane sotto i riflettori a causa del conflitto che coinvolge paesi inclusi in questo ambito. Il concetto che intendiamo diffondere, tramite la selezione o la differente ponderazione dei singoli paesi, è l’opportunità di disaggregare l’esposizione su questo comparto, che può risultare come utile fonte di diversificazione. Si tratta di un approccio che consente maggiore flessibilità e personalizzazione tramite la scelta puntuale dei diversi driver di rendimento e rischio insiti nei singoli paesi. Per rendere efficiente questa attività, in Franklin Templeton proponiamo una gamma di cinque Etf azionari passivi su singoli paesi: Cina, India, Brasile, Taiwan con Ter di 0,19% e Corea a 0,09%. Le posizioni su singoli mercati possono essere utilizzate come building block di un’allocazione core personalizzata. L’elemento alla base di questa attività è che ciascun paese è impattato in maniera diversa dall’attuale contesto geopolitico. Il Brasile, ad esempio, risulta tra i top performer da inizio anno, con valutazioni che continuano a essere interessanti, e, secondo il Franklin Templeton Emerging Markets Equity team, questo paese beneficerà dell’aumento dei prezzi delle materie prime, essendone il quarto esportatore globale; inoltre, visto che detiene anche ampie fonti di energia rinnovabile, risulterà protetto dall’aumento dei costi della produzione di elettricità carbon-intensive».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Lo scorso anno c’era stato un interesse crescente nei confronti della sostenibilità. Quale evoluzione avete rilevato negli ultimi mesi?</b></p>
<p>«Dopo un 2021 che ha visto gran parte delle nuove masse dirigersi verso esposizioni Esg e sostenibili (in Italia sul fronte Etf il 79,4% delle nuove masse si è direzionato in tal senso<sup>5</sup>), abbiamo notato un rallentamento in questo processo, che ha visto comunque questo stile rappresentare il 34,7% dei nuovi inflow in Etf in Italia nel primo trimestre 2022<sup>6</sup>. Gli operatori, però, vedono questa pausa più legata alla circostanza tecnica dell’esaurirsi della spinta di riproposizione dell’offerta di asset manager e sim verso soluzioni più Esg avviata con l’entrata in vigore della Sfdr. Ora che la prima onda si è esaurita, la domanda è più stabile, ma strutturalmente crescente, considerando anche che dal prossimo 2 agosto entrerà in vigore la revisione della Mifid II, che imporrà agli intermediari di integrare nella valutazione di adeguatezza dei propri clienti anche le loro preferenze in tema di sostenibilità. Inoltre, il complesso contesto di mercato è visto da molti investitori come occasione per valutare alcuni aspetti tecnici di queste strategie. Un primo punto riguarda la diversificazione. Molti Etf Esg, ad esempio, proprio per la loro natura tematica, vanno a concentrarsi su panieri ristretti di titoli e il cambiamento repentino del contesto di mercato ne ha impattato il profilo di volatilità. Un secondo punto è l’analisi di stile: gli investitori, anche per questo tipo di esposizioni, hanno riapprezzato la necessità di valutarne i bias di stile, che in molti casi si sono rivelati più growth, e che quindi sono stati più penalizzati dalla situazione contingente, pur nella diffusa consapevolezza che una scelta Esg del portafoglio è di lungo periodo. Più selettività può essere quindi la chiave di lettura contingente nell’ambito della quale notiamo un consolidamento verso la metodologia Paris Aligned, che si è dimostrata solida in termini di diversificazione e che ha limitato, rispetto agli indici tradizionali, elevati bias di stile. La filosofia dei benchmark Paris Aligned Climate è la seguente: finora i benchmark a basse emissioni di carbonio si sono concentrati principalmente sulla riduzione o sull’esclusione dei combustibili fossili, con valutazioni del rischio basate sulle emissioni storiche di CO2. Al contrario, i benchmark climatici Ue, definiti con Regolamento, mirano non solo a valutare un’azienda sulla base della sua impronta di carbonio (approccio retrospettivo), ma anche a identificare potenziali opportunità di crescita attraverso un’analisi di scenario basata su nuove serie di dati ambientali e scientifici innovativi (approccio prospettico), che consentono di costruire un portafoglio che si propone di conseguire una decarbonizzazione di almeno il 7% all’anno. Per rendere questa strategia investibile a basso costo sul mercato azionario statunitense proponiamo il nostro Franklin S&amp;P 500 Paris Aligned Climate Ucits Etf che replica l’indice S&amp;P 500 Net Zero 2050 Paris-Aligned Esg Index, con un Ter di solo lo<span class="Apple-converted-space">  </span>0,07% e articolo 9 ai fini dell’Sfdr. Esso riduce del 90% le emissioni di CO2 per milione investito rispetto all’indice S&amp;P 500 tradizionale<sup>7</sup> e si impegna a ridurle ulteriormente del 7% all’anno coerentemente allo scenario di contenimento del riscaldamento globale dell’accordo di Parigi. Una scelta che dall’avvio dell’indice (31 dicembre 2016) fino al 31 marzo 2022 si è dimostrata robusta, con una performance annuale in dollari del 17,51% contro il 15,86% dell’S&amp;P tradizionale<sup>8</sup>».</p>
<p><b>Quali sono i rischi principali?</b></p>
<p>«Il valore delle azioni del fondo e il reddito da esso derivante sono soggetti a rialzi e ribassi e gli investitori potrebbero non recuperare l’intero capitale investito. Il rendimento può risentire anche delle fluttuazioni valutarie, che possono incidere sul valore degli investimenti esteri. Non vi è alcuna garanzia che il fondo consegua il proprio obiettivo. Questo strumento intende tracciare la performance dell’indice sottostante. Di conseguenza, la performance può oscillare significativamente con il tempo e in alcune circostanze determinare la perdita del capitale. Questi investimenti sono stati storicamente soggetti alla volatilità dei prezzi a causa di fattori quali volatilità del mercato azionario generale, cambiamenti nelle prospettive finanziarie o fluttuazioni del mercato dei cambi. Di conseguenza, la performance del fondo può oscillare significativamente con il tempo e in alcune circostanze determinare la perdita del capitale. Ulteriori significativi rischi sono: rischio valutario, rischio derivati, rischio mercati emergenti, rischio legato all’indice, rischio di trading mercato secondario. Per una descrizione completa di tutti i rischi di questo fondo, si rimanda alla sezione “Considerazioni sui rischi” nell’attuale prospetto di Franklin LibertyShares Sicav».</p>
<p><sup>1</sup>Fonte: Ricerca su Etf a cura di Amundi; https://www.bluerating.com/etf-e-certificati/759320/etf-frena-la-raccolta-globale</p>
<p><sup>2</sup>Fonte: Bloomberg</p>
<p><sup>3</sup>Fonte: Franklin Templeton al 20/05/2022, rating alla data del 30/04/20</p>
<p><sup>4</sup>Fonte: The EDHEC European Etf, Smart Beta and Factor Investing Survey 2021</p>
<p><sup>5 </sup>Fonte: Borsa Italiana dati del 2021<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><sup>6 </sup>Fonte: Borsa Italiana dati I trimestre 2022</p>
<p><sup>7</sup> Fonte: MSCI Carbon Portfolio Analytics (Franklin Templeton Pitchbook), dato al 31 dicembre 2022. Carbon Emissions (t CO2e / US$M Invested)</p>
<p><sup>8</sup> Franklin Templeton, Pitchbook</p>
<p>Prima dell’adesione leggere il prospetto informativo e il documento informativo chiave per gli investitori.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questo documento è da considerarsi di interesse generale. Nessuna parte di questo documento deve essere interpretata come un consiglio all’investimento. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le opinioni espresse sono quelle dell’autore alla data di pubblicazione e sono soggette a variazioni senza preavviso. Le performance passate non sono indicazione o garanzia di performance future.<br />
<a href="https://www.fondiesicav.it/focus-etf-in-crescita/">leggi gli altri contributi</a></p>
<h2><a href="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/06/145.pdf"><span class="td_btn td_btn_md td_outlined_btn">leggi il numero 145</span> </a></h2>
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		<title>21Shares: «Il futuro è la blockchain»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 06:59:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus ETF 22]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[21Shares]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Massimo Siano, head of Southern Europe di 21Shares, partecipa al Focus Etf</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>a cura di Pinuccia Parini </b></p>
<h2><b>Massimo Siano, </b><b>head of Southern Europe<span class="Apple-converted-space"> di </span></b><b>21Shares, partecipa al Focus Etf.</b></h2>
<p><b>In termini di raccolta, come sta andando il mercato degli Etf da inizio anno?</b></p>
<p>«In generale il mercato degli strumenti passivi continua a riscuotere un chiaro favore da parte degli investitori, che apprezzano sempre più questo tipo di prodotti per guadagnare esposizione nei confronti di quasi tutte le asset class. 21Shares opera in una nicchia piuttosto particolare, cioè le criptovalute. Nei nostri tre anni di vita, abbiamo quotato qualcosa come 30 prodotti, con un andamento degli Aum che ritengo decisamente interessante. Infatti, nel primo anno e mezzo siamo riusciti a raggiungere quota 50 milioni, mentre nei successivi sei mesi siamo schizzati a 2 miliardi, per poi dimezzare questo valore. Alla discesa ha fatto seguito una nuova impennata fino a 3 miliardi, che rappresenta tuttora il nostro picco delle attività in gestione. Successivamente, abbiamo registrato nuovamente una perdita di circa la metà delle masse per arrivare agli attuali 1,5 miliardi. Ci tengo a sottolineare che queste montagne russe non sono il frutto di una forte attività di redemption, quanto della volatilità dei sottostanti sui quali sono incentrati i nostri prodotti. In effetti, osservando questi dati, si può affermare che in Europa c’è una base in crescita e decisamente stabile di investitori in criptovalute: se così non fosse, un gruppo de facto sconosciuto come il nostro non avrebbe conseguito i risultati fin qui mostrati».</p>
<p><b>Quali pensate che siano i trend più innovativi nell’ambito degli Etf?</b></p>
<p>«Mi rendo conto che incentrare il discorso sempre sull’area in cui operiamo può apparire inelegante. Il problema, però, è che ritengo sia proprio l’ambito della blockchain, in senso lato peraltro e non solo per quanto riguarda le cripto, a posizionarsi come l’area più interessante e foriera di innovazioni nei prossimi anni. A mio avviso, infatti, se diamo un’occhiata agli Etf quotati in Europa negli ultimi 12 mesi, sia a livello equity, sia di reddito fisso, è difficile scorgere prodotti realmente innovativi. Sicuramente l’andamento pessimo delle due maggiori asset class non ha aiutato da questo punto di vista. Dall’altra parte, invece, le criptovalute più liquide, come ricorda Charlie Morris, cio di ByteTree Asset Management,<span class="Apple-converted-space">  </span>presentano una caratteristica molto importante in una fase come questa: un elevato grado di liquidità».</p>
<p><b>Questa liquidità è riscontrabile in tutto l’immenso settore delle cripto?</b></p>
<p>«Il discorso ovviamente vale in gran parte solo per i bitcoin e, in qualche misura, per l’ethereum; Morris, però, ha ragione nel ricordare che oro e bitcoin costituiscono, grazie alla profondità dei rispettivi mercati, sia che si voglia prendere posizioni short, sia long, i più liquidi strumenti di diversificazione per parare in qualche maniera i colpi della volatilità azionaria e obbligazionaria. Non è un caso, infatti, che, se finora sono stati soprattutto alcuni grossi market maker come Jane Street e Susquehanna a entrare nel trading delle cripto, un numero crescente di grandi banche d’affari sta guardando con interesse a questa tipologia di attivi. Ovviamente, ci sono a disposizione diverse alternative: pensiamo, ad esempio, all’immobiliare, ma nessuna presenta simili caratteristiche di liquidità. Anche se va detto che l’evoluzione della blockchain porterà proprio a rivoluzionare i mercati degli asset illiquidi».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Come è cambiato il ruolo degli Etf all’interno dell’allocazione strategica?</b></p>
<p>«Gli Etf vengono usati in maniera sempre più ampia e diversificata da moltissimi investitori, sia per quanto riguarda la componente core della propria asset allocation, sia per quella satellite. Si tratta di un tipo di strumento che fa parte di un più ampio trend pluridecennale di innovazione finanziaria, che sta attualmente accelerando in maniera impressionante. Come ho accennato in precedenza, l’uso della blockchain prenderà sempre più piede, creando mercati liquidi e trasparenti dove oggi non ci sono, e porterà a enormi disruption dove, invece, vi sono filiere consolidate. Pensiamo, ad esempio, all’utilizzo dei token: gli smart contract alla base di questo concetto possono essere scambiati 24 ore su 24, in tutto il mondo e con settlement istantaneo, senza dovere passare attraverso intermediari quali banche, broker o altri. I token possono avere qualsiasi forma di sottostante, dalle azioni al reddito fisso, dagli immobili alle materie prime e alle opere d’arte. Pertanto, ritengo che in un futuro non troppo lontano gli stessi Etf, che sono stati un fattore di novità importantissimo, verranno sostituiti da qualcosa di nuovo. Ovviamente è difficile identificare una finestra temporale per il dischiudersi di questo fenomeno, anche se mi aspetto fra 10, al massimo 15 anni, un mondo completamente diverso. È possibile peraltro che i protagonisti di domani oggi non siano ancora sorti e che si debba passare in mezzo a crisi pesantissime. In fondo, chi avrebbe pensato che un gruppo come Amazon, nato per vendere libri online e vicino alla bancarotta nel 2000, 20 anni dopo si sarebbe posizionato come il leader del settore del cloud computing?»</p>
<p><b>Lo scorso anno c’era stato un interesse crescente nei confronti della sostenibilità. Quale evoluzione avete rilevato negli ultimi mesi?</b></p>
<p>«La sostenibilità continuerà a essere nei prossimi anni un tema fondamentale, specialmente per chi guarda alle innovazioni in ambito finanziario. Innanzitutto, vi è una certa sovrapposizione fra quelle persone che operano nel campo della disruption tecnologica e i gruppi che mostrano una maggiore sensibilità verso i temi Esg. In generale, infatti, moltissime innovazioni finanziarie che oggi sono nella fase iniziale del loro sviluppo spingono nella direzione di un minore spreco di risorse. Pensiamo a un esempio pratico: fra l’attuale modo di vendere e affittare immobili residenziali, con il coinvolgimento di agenzie, notai e altri intermediari, e uno basato su smart contract e token, direi che è abbastanza evidente quale dei due modelli porta a un risparmio energetico. Tra l’altro, spesso le attività di mining di bitcoin vengono accusate di generare un forte spreco di elettricità, che rappresenta la maggiore fonte di costo per i miner. Di conseguenza, questi ultimi hanno tutto l’interesse ad adottare soluzioni innovative nella produzione autonoma di energia da fonti rinnovabili.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/focus-etf-in-crescita/">leggi gli altri contributi</a></p>
<h2><a href="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/06/145.pdf"><span class="td_btn td_btn_md td_outlined_btn">leggi il numero 145</span> </a></h2>
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		<title>Amundi: «Sempre più strategici i prodotti sul clima»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pinuccia Parini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 12:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Focus ETF 22]]></category>
		<category><![CDATA[Amundi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ilaria Pisani, head of Etf, Indexing &#038; Smart Beta Asset Management and Institutional clients di Amundi Sgr partecipa al Focus Etf</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>a cura di Pinuccia Parini</b></p>
<h2><b>Ilaria Pisani, h</b><b>ead of Etf, Indexing &amp; Smart Beta Asset Management and Institutional clients di Amundi Sgr</b><b> partecipa al Focus Etf</b></h2>
<p><b>In termini di raccolta, come sta andando il mercato degli Etf da inizio anno?</b></p>
<p>«Nei primi quattro mesi dell’anno i flussi sul mercato europeo degli Etf sono rimasti solidi e hanno superato 54 miliardi di euro, per quanto le tensioni geopolitiche abbiano provocato diversi rallentamenti principalmente a marzo. Le allocazioni azionarie sono state favorite, con oltre 40 miliardi di euro di flussi, di cui quasi 22 su esposizioni mondiali, mentre l’azionario dell’Eurozona ha subito deflussi, riflettendo le preoccupazioni sulla guerra in Ucraina. In particolare, marzo è stato caratterizzato da una certa volatilità e da un appiattimento dei flussi, che in aprile hanno poi ripreso un ritmo simile a quello osservato all’inizio dell’anno. Nell’obbligazionario, nei primi quattro mesi del 2022, si sono registrati flussi positivi per oltre 10,8 miliardi di euro. Gli investitori hanno favorito gli Etf esposti al debito governativo, in particolare statunitense. Le allocazioni nel reddito fisso sovrano hanno registrato un’accelerazione in aprile, dovuta alla volontà dei sottoscrittori di allontanarsi dalle attività più rischiose, mentre le preoccupazioni per il continuo impatto del Covid in Cina hanno probabilmente spinto a disinvestire dai titoli di stato cinesi. Nel debito societario, gli Etf esposti ai titoli Usa sono stati favoriti a discapito di quelli dell’Eurozona. Le obbligazioni a tasso variabile hanno registrato flussi positivi, legati all’aspettativa degli investitori di beneficiare dell’aumento dei tassi di interesse».</p>
<p><b>Quali pensate che siano i trend più innovativi nell’ambito degli Etf?</b></p>
<p>«Di certo un trend significativo è la crescente allocazione in Etf sul clima, che hanno raccolto oltre 2,6 miliardi di euro da inizio anno, confermando così l’utilizzo crescente di queste strategie non solo nell’allocazione satellite, ma anche nella parte core del portafoglio. Particolarmente utili in questa prospettiva sono gli Etf Pab e Ctb, che replicano indici riconosciuti dal regolatore europeo come allineati all’Accordo di Parigi, di cui offriamo oggi una gamma particolarmente completa. Un risultato frutto di anni di impegno per il clima: fin dal 2014 Amundi Etf ha lavorato con alcuni investitori istituzionali di rilievo per sviluppare uno dei primi indici low carbon e l’anno successivo ha lanciato un exchange traded fund su questo indice. Nel 2020 ha progettato uno dei primi fondi passivi sul clima allineato agli standard Ue sui benchmark climatici. Oggi siamo arrivati a offrire ai nostri clienti un’ampia scelta di esposizioni Pab e Ctb azionarie e obbligazionarie per comporre la loro allocazione nel modo che meglio si adatta alle loro esigenze e con la certezza di costruire un portafoglio allineato all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Tramite la nostra gamma, investire sul tema del clima è possibile anche nell’obbligazionario, sia con Etf Pab esposti ai titoli euro corporate, sia per mezzo di Etf sui green bond esposti a titoli aggregate, governativi dell’Eurozona e corporate. Questi ultimi sono particolarmente interessanti perché consentono di finanziare direttamente progetti di azione o mitigazione climatica».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Come è cambiato il ruolo degli Etf all’interno dell’allocazione strategica?</b></p>
<p>«Gli Etf sono ormai ampiamente utilizzati dagli investitori professionali nella parte core del portafoglio, principalmente allo scopo di contenere il costo totale dell’allocazione migliorandone la diversificazione. Ciò è vero non solo nell’azionario, ma anche e sempre di più nell’obbligazionario. A partire dalla crisi Covid, infatti, gli Etf obbligazionari sono ancora più apprezzati, perché hanno dimostrato di essere in grado di offrire liquidità e resilienza anche in fasi di stress di mercato. Un’evidenza attestata dalle principali autorità finanziarie che hanno riconosciuto il ruolo dei prezzi degli Etf come strumento di price discovery.<span class="Apple-converted-space">  </span>Un’altra evoluzione interessante negli ultimi anni è stata il crescente utilizzo di Etf Esg all’interno dell’allocazione strategica. Guardando ai flussi, infatti, nei primi quattro mesi dell’anno gli Etf Esg più popolari sono stati quelli esposti alle azioni mondiali e statunitensi, in linea con le tendenze di allocazione più generali. Una richiesta in aumento anche nel reddito fisso: basti pensare che l’Esg rappresenta oltre il 60% dei flussi verso gli Etf obbligazionari registrati in Europa da inizio anno e che l’Aum degli Etf Esg obbligazionari europei si è moltiplicato per sei tra il 2019 e il 2021, passando da 6,4 miliardi di euro a 40,4. Infine, osserviamo sempre più spesso anche l’utilizzo di Etf sul clima Pab e Ctb nell’allocazione strategica da parte degli investitori che vogliono costruire il core di portafoglio in strumenti classificati articolo 9 secondo la Sfdr».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Lo scorso anno c’era stato un interesse crescente nei confronti della sostenibilità. Quale evoluzione avete rilevato negli ultimi mesi?</b></p>
<p>«L’allocazione in soluzioni Esg ha registrato una forte accelerazione negli ultimi anni, divenendo sempre più strutturale. Siamo convinti che si tratti di una vera e propria rotazione, da leggere in un’ottica di lungo periodo, piuttosto che con una lente di medio/breve termine. Questa è favorita da diversi fattori: la maggiore sensibilità degli investitori alle tematiche ambientali sociali e di governance, gli interventi normativi volti a migliorare la trasparenza dei prodotti finanziari sostenibili a beneficio degli investitori e l’accresciuta disponibilità di soluzioni di investimento responsabile. Gli Etf Esg sono particolarmente apprezzati, perché offrono vantaggi notevoli: innanzitutto la trasparenza, poi i costi contenuti. Questi strumenti stanno di fatto contribuendo a democratizzare l’accesso agli investimenti responsabili e, di conseguenza, ad amplificarne l’impatto. Infine, gioca a favore anche l’ampia disponibilità di scelta, a partire dagli Etf su indici broad, cui si applicano filtri Esg più o meno stringenti, fino ad arrivare alle esposizioni tematiche, come i nostri exchange traded fund sul tema dell’acqua o delle nuove energie. Pure sul piano obbligazionario gli investitori hanno a disposizione soluzioni sempre più diversificate: nella nostra gamma, ad esempio, offriamo Etf su titoli corporate Esg investment grade, su high yield, con diverse maturity, sulle valute, sulle obbligazioni a tasso variabile e sui green bond corporate, aggregate e governativi. Una granularità davvero ampia, in grado di soddisfare esigenze diverse. A fronte di una sempre maggiore disponibilità di Etf Esg sul mercato, infine, diventa fondamentale scegliere l’emittente giusto, che non si limiti a replicare indici sostenibili, ma agisca concretamente. Amundi ha fatto dell’investimento responsabile un valore fondante e ha una politica di voto ed engagement stringente, che si applica anche agli asset in gestione passiva».</p>
<p><a href="https://www.fondiesicav.it/focus-etf-in-crescita/">leggi gli altri contributi</a></p>
<h2><a href="https://www.fondiesicav.it/wp-content/uploads/2022/06/145.pdf"><span class="td_btn td_btn_md td_outlined_btn">leggi il numero 145</span> </a></h2>
<p>&nbsp;</p>
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