L’Italia è una nazione sotto-assicurata se raffrontata agli altri paesi europei. Fondi&Sicav ha parlato del tema con Virginia Borla, amministratrice delegata e direttrice generale di Intesa Sanpaolo Assicurazioni.
Quali sono le cause di una certa diffidenza verso lo strumento assicurativo?
«La ragione principale, a mio avviso, è di natura culturale. Per molti decenni abbiamo potuto contare su un sistema pubblico di welfare, sanitario e previdenziale particolarmente sviluppato, ma oggi il contesto è profondamente cambiato. L’aspettativa di vita cresce, le famiglie sono sempre più piccole, la natalità diminuisce e le trasformazioni economiche e sociali sono sempre più evidenti.
A ciò si aggiunge una limitata diffusione della cultura assicurativa: spesso, si tende a considerare la polizza come una spesa, mentre dovrebbe essere vista come uno strumento per preservare il patrimonio, i progetti di vita e la serenità della propria famiglia. I dati mostrano con chiarezza questo divario: in Italia l’incidenza sul Pil dei premi assicurativi, al netto del comparto auto, si attesta all’1,1%, contro una media europea del 2,5%.
Anche il premio medio per abitante risulta poco più di un terzo di quello registrato nei principali paesi europei. Inoltre, c’è una naturale tendenza a sottovalutare gli imprevisti: finché non si è colpiti direttamente da un problema di salute, da un danno alla casa o da una perdita di reddito, è difficile attribuire il giusto valore alla protezione. Ne è un esempio il comparto abitativo: solo il 52% delle abitazioni italiane è assicurato contro l’incendio, una quota ben inferiore rispetto a paesi come Germania e Francia, dove i livelli di copertura sono prossimi alla totalità. Spesso la consapevolezza arriva solo quando il rischio si concretizza».
Come è cambiata, a suo parere, la percezione del rischio degli italiani negli ultimi anni?
«Oggi gli italiani sono più consapevoli dell’esistenza del rischio rispetto al passato. Tuttavia, tra consapevolezza e azione resta una distanza significativa e qui può emergere il ruolo del settore assicurativo: aiutare persone e imprese a trasformare la percezione del rischio in una serie di comportamenti concreti di prevenzione e protezione».
Quali sono i rischi che le famiglie, i singoli individui e le imprese tendono a sottovalutare?
«Le famiglie dovrebbero valutare attentamente come affrontare i rischi legati alla salute, alla perdita di autosufficienza e alla sostenibilità economica del lungo periodo. Viviamo più a lungo, ma una maggiore longevità comporta nuovi bisogni di assistenza, cure e integrazione previdenziale. Proprio su quest’ultimo fronte emerge un ritardo significativo: meno del 40% della forza lavoro italiana aderisce a una forma di previdenza complementare e la percentuale scende al 29% considerando solo chi versa contributi. Un dato che evidenzia quanto sia importante accrescere la consapevolezza e costruire per tempo una pensione integrativa. Anche la protezione del reddito rimane un tema spesso trascurato: un evento, temporaneo o permanente, che impedisca di lavorare può avere effetti molto rilevanti sulla stabilità economica di una famiglia. In questi casi, una copertura adeguata fa una differenza decisiva. Per le imprese, vediamo ancora una sottovalutazione del rischio cyber e di quello climatico, soprattutto tra le piccole e medie aziende. Ricordo spesso che nessun imprenditore lascerebbe il proprio capannone senza protezioni, pensando di risparmiare, eppure molti considerano il rischio cyber un problema che riguarda altri, anche se la frequenza di questi incidenti continua ad aumentare ogni anno in modo significativo. Sul fronte climatico, i livelli di copertura contro gli eventi catastrofali restano molto contenuti. Nel 2025 soltanto il 15% delle imprese risulta coperto contro questi rischi, nonostante l’introduzione dell’obbligo assicurativo. Più in generale, la situazione non migliora nel comparto residenziale, dove appena il 7% delle unità abitative italiane dispone di una copertura contro le calamità naturali. Sono percentuali particolarmente basse, soprattutto considerando che fenomeni un tempo ritenuti eccezionali stanno diventando sempre più frequenti».

