India e Cina costituiscono oggi più di un terzo degli abitanti della Terra in un’area che è sempre più strategica. Se la Repubblica Popolare è già una grande potenza, l’India aspira a diventarlo a tappe forzate. L’interazione fra queste due realtà rappresenta la chiave per invertire una fase ormai più che decennale di sottoperformance dell’equity emergente. Si tratta di dinamiche contraddittorie, in cui non è facile trovare un equilibrio fra due paesi che rischiano di diventare concorrenti diretti, se non veri e propri nemici, ma hanno una necessità vitale l’uno dell’altro

In un’era caratterizzata da rischi sempre più imprevedibili e in cui la geopolitica è diventata una delle problematiche cruciali per costruire un portafoglio di investimento sensato, il ruolo della Cina e dell’India è destinato a essere sempre più preponderante. Tutto ciò avviene, sia che si decida di collocare parte dei propri attivi sui mercati locali, sia che si preferisca rivolgersi altrove. In queste ultime settimane, infatti, è stato annunciato che l’India ha superato la popolazione della Repubblica Popolare, arrivando a un totale di circa 1.426 milioni di persone a fronte di 1.424 del Dragone. In realtà, il gigante dell’Asia meridionale non conduce un censimento dal 2011, perciò le cifre riportate sono solo stime. Al di là del dato vero, però, è evidente che si parla di due colossi, caratterizzati da un grado e da un modello di sviluppo molto diversi, i cui destini, influenzeranno profondamente lo sviluppo dell’economia globale. Da una parte, infatti, abbiamo un’aspirante super-potenza, le cui ambizioni tecnologiche, politiche e militari l’hanno portata in rotta di collisione con l’occidente, America in primis: la Cina, peraltro, è la prima realtà di simili dimensioni che si trova sull’orlo di essere promossa dalla Banca Mondiale al rango di economia ad alto reddito, proprio mentre sembra cominciato il suo inverno demografico. 

Dall’altro lato, troviamo una popolazione giovane, anche se il tasso di nascite in India è sceso intorno a due figli per donna (è un valore appena sotto quello che viene considerato il tasso di rimpiazzo), che deve ancora compiere il proprio grande balzo verso la modernità industriale e tecnologica, se si escludono alcuni comparti dei servizi digitali. Un paese che, al tempo stesso, è parte dei Brics, ha assunto una posizione alquanto ambigua sul conflitto fra Russia e Ucraina e gestisce un rapporto difficilissimo con la Repubblica Popolare. Infatti, le tensioni fra i due giganti asiatici sono in parte alla base dell’enorme aumento di interesse degli investitori stranieri sulle opportunità di sviluppo industriale indiano. 

SITUAZIONE MOLTO MIGLIORE

Il decollo dell’India e la trasformazione della Cina in una moderna economia di consumi hi-tech, replicando su scala colossale quanto è stato fatto in precedenza da Corea del Sud e Giappone, sono due temi destinati a dominare, nel bene e nel male, le performance degli asset emergenti. Ovviamente, quest’ultima etichetta comprende un insieme di alternative di investimento e mercati che vanno oltre l’Asia, ma resta il fatto che l’interazione fra queste due realtà e la mediazione del Sud-Est asiatico rappresentano la chiave per invertire una fase ormai più che decennale di sottoperformance dell’equity emergente. Questa visione è condivisa da Galina Besedina, senior analyst and fund manager, emerging markets equity, e Paulo Salazar, head of emerging markets equity, di Candriam: «Riteniamo che oggi i mercati emergenti siano in una situazione molto migliore rispetto allo scorso anno. L’interesse nei loro confronti da parte degli investitori è sostenuto da valutazioni interessanti, in particolare rispetto alle piazze dei paesi sviluppati. Dopo diversi anni di sottoperformance relativa, siamo convinti che il miglioramento delle prospettive per gli emerging market sia alimentato da diversi fattori chiave. Il primo è rappresentato dal ritmo e dalla portata della ripresa economica cinese, che ha seguito la fine della rigida politica zero-Covid implementata dal governo. Le buone notizie macroeconomiche provenienti dalla Cina e dall’India potrebbero ampliare significativamente il differenziale di crescita dei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati nel 2023».

Spietati concorrenti 

Non va dimenticato che Cina e India, insieme agli Usa, sono le economie che incrementano maggiormente il proprio Pil in termini assoluti ogni anno. Non sorprendentemente esse rappresentano anche il vero tema growth dell’universo emergente, seppure declinato in una maniera profondamente diversa sulle due piazze finanziarie. Anche se non si è interessati a investire direttamente nell’area, la dinamica futura di queste due nazioni non può essere ignorata da chi è esposto all’evoluzione degli equilibri industriali del mondo. Gli ultimi decenni hanno visto, infatti, lo spostamento di una quantità di capitali e di tecnologie manifatturiere gigantesca in Cina. Ciò ha generato forti rischi, sia per le catene di fornitura, sia per la tenuta durante fenomeni estremi come la pandemia, sia per i pesanti problemi geopolitici. Di conseguenza, per molti stakeholder oggi l’obiettivo è ridurre questa dipendenza. In tutto ciò l’India e il Sud-Est asiatico sembrano le uniche vere alternative per rendere realtà quello che viene chiamato il modello China Plus One.

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