Alexandre Narboni, portfolio manager Comgest Growth Global Flex di Comgest partecipa al Focus Salone
In un contesto dove la volatilità sembra rimanere elevata, quale approccio è opportuno adottare nelle decisioni di investimento?
«Non facciamo previsioni su come il mercato si comporterà quest’anno: questo tipo di attività non rientra nella filosofia d’investimento di Comgest, essendo un asset manager che focalizza la sua gestione sullo stock picking all’interno di un processo bottom-up. Tuttavia, non si può negare che sul mercato permangano incertezza e rischio, che potrebbero portare a un aumento della volatilità. Lo scorso anno si è assistito a una fase di transizione da un periodo di bassissima inflazione a un altro nel quale la crescita dei prezzi si è palesata con tale forza da rendere difficile per le banche centrali contrastarla. Si è trattato di un cambiamento che ha riguardato gli investitori, i consumatori e le aziende e che ha visto, come prima conseguenza, l’innalzamento dei tassi d’interesse. L’inflazione ha avuto un forte impatto sulle abitudini dei consumatori e non è escluso che, a tendere, questa transizione provochi ulteriori ricadute negative sul tessuto economico. Abbiamo appena assistito alle prime avvisaglie di alcune falle nel sistema, con il fallimento di Silicon Valley Bank e la crisi di Credit Suisse. Per quanto riguarda la volatilità e il nostro giudizio su questo fenomeno, posso affermare che, in qualità di investitori di lungo periodo, ne rileviamo gli aspetti negativi e quelli positivi. I primi possono comportare perdite e deboli performance finanziarie, mentre i secondi talora aprono finestre di opportunità per acquistare titoli a un prezzo più basso. In merito al contesto attuale, all’interno delle strategie di Comgest, potrebbe essere interessante considerare una soluzione long only, quale Comgest Growth Global, per gli investitori di lungo periodo che non sono avversi al rischio e alla volatilità del mercato. L’approccio del fondo, caratterizzato da uno stile quality growth, è di investire in aziende che hanno la potenzialità di una crescita composta degli utili negli anni e, per questa ragione, la volatilità può creare occasioni d’acquisto per la dislocazioni dei prezzi che si verifica sul mercato. C’è poi un’altra soluzione, Comgest Growth Global Flex, pensata per gli investitori che vogliono avere un’esposizione alle azioni, ma con rischio ridotto. Essa replica la stessa identica struttura del fondo menzionato in precedenza, ma con alcune strategie di copertura quantitativa flessibile per proteggere il fondo dai ribassi di mercato, sia sugli indici azionari, sia sulle valute».
Quali sono le prospettive per le imprese in uno scenario di rallentamento economico?
«Se si guarda ai risultati aziendali del 2022, il quadro è positivo. Lo scorso anno, nonostante i costi più alti e l’elevata inflazione, che avrebbero potuto essere un peso per i consumatori, non ci sono stati contraccolpi negativi per le società. I consumi hanno tenuto e il rincaro dei prezzi è stato generalmente accettato, tanto che le imprese non hanno avuto particolari difficoltà a passare a valle gli aumenti. Anche le aziende di bassa qualità sono riuscite a mantenere i margini. A oggi, analizzando i dati disponibili del primo trimestre, ci sono già segnali di alcune criticità che si stanno manifestando nel tessuto economico. Ciò non è legato solo alla crisi che ha coinvolto alcune banche, ma anche al calo dei volumi di attività di alcune aziende, nonostante esse non abbiano riportato una diminuzione del fatturato, che viene mantenuto artificialmente alto dai prezzi più elevati, come si può notare dai dati riportati negli Usa da Costco e Wall Mart. Il segnale che se ne trae è che si potrebbe essere prossimi a una svolta. Quest’ultima si materializzerà, probabilmente, anche per le società nelle quali abbiamo investito, che sono però pronte e attrezzate per affrontare un rallentamento economico. Sono imprese scelte per la loro elevata qualità e il profilo di crescita, con alta redditività ed elevata generazione di cassa, tale da limitare le necessità di doversi rivolgere al mercato dei capitali per potersi finanziare. Molte di esse hanno un livello di indebitamento basso e, in alcuni casi, hanno liquidità a disposizione sui loro bilanci. Per queste ragioni, non sono vulnerabili all’aumento dei tassi d’interesse. Inoltre, aspetto da non trascurare, hanno la capacità di determinare i prezzi, come è successo lo scorso anno, quando la maggior parte delle aziende li ha alzati, ma questa non è una condizione che durerà all’infinito e, a un certo punto, emergerà la differenziazione tra quelle che hanno il potere di farlo ancora e quelle che, invece, non se lo possono più permettere. Pur non essendo immuni alla debolezza dell’economia, le società in cui investiamo beneficiano del fatto di vendere prodotti essenziali e godono di fattori di crescita strutturali».
Quanto è importante, proprio in questa fase, puntare sulla decorrelazione tra soluzioni di investimento?
«Nel 2022, ogni investitore ha dovuto affrontare lo stesso problema: è stato molto difficile diversificare, perché l’aumento dei tassi di interesse ha avuto effetti negativi su quasi tutte le asset class. Probabilmente, gli unici safe heaven sono stati i settori legati all’inflazione, come le materie prime e l’energia, ma ritengo che questa sia una fase di breve durata. La soluzione Comgest Growth Global Flex non usa la decorrelazione, bensì strategie di hedging per proteggere l’investimento in alternativa al tradizionale approccio multi-asset di diversificazione del rischio. È una struttura innovativa, che non investe né in obbligazioni, né in materie prime o asset alternativi, così da evitare una correlazione incrociata, incerta e variabile, tra le classi di attività. Adesso siamo in una fase in cui i tassi sono saliti ed è possibile che la diversificazione attraverso i bond possa funzionare, ma c’è ancora incertezza sulla durata dell’inflazione, sul livello che raggiungerà e su quello dei tassi d’interesse. Quindi, un’alternativa potrebbe essere considerare una soluzione che offra una copertura quantitativa progettata per rispondere a un’ampia gamma di scenari di mercato avversi».
Qual è, secondo lei, un rischio non ancora prezzato dai mercati?
«I mercati raramente prezzano lo scenario peggiore. Oggi il consenso si aspetta che si vada incontro una recessione, ma nessuna crisi profonda. In altre parole, il mercato non è pronto a uno scenario di forte deterioramento della situazione, con l’indice dei prezzi che rimane elevato per lungo tempo e il tasso dei fallimenti che sale. In generale le attese sono per un’inflazione in discesa intorno al 2%, con le banche centrali pronte a tagliare, a un certo punto, i tassi e per una lieve recessione. E poi ci sono i rischi che nessuno riesce ad anticipare. In Comgest Global Flex, per proteggere il portafoglio, viene fatto hedging anche per fare fronte ai rischi di coda, un modello che, pur non offrendo garanzie di successo, può essere considerato quasi una forma di assicurazione rispetto alle diverse dinamiche che si possono scatenare sul mercato».

