L’innovazione tecnologica senza precedenti si scontra per la prima volta con limiti finanziari imposti da un costo del capitale più restrittivo. Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco

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L’allargamento degli spread High Yield e dei CDS di aziende con modelli di business di bassa qualità ha innescato un contagio diretto lungo la filiera AI. Questa dinamica ha generato un forte riposizionamento di mercato, la leva netta dei fondi long/short è precipitata ai minimi degli ultimi cinque anni, segnando una severa riduzione del fattore Momentum e deflussi record da panieri tematici ad alto beta.

Tuttavia, elementi sottostanti al mercato come la tenuta di una gamma più ampia di settori e segmenti, confermano che si tratta di una rotazione tattica verso il fattore Quality, non di un bear-market. Gli investitori stanno punendo aziende con elevata leva finanziaria e con flussi di cassa negativi e premiando le aziende con maggiore qualità dei bilanci: le mega-cap si confermano porti sicuri di questa fase del ciclo.

I recenti dati macroeconomici, ad esempio le stime di crescita del PIL USA per il Q3 oltre il 3,5%, ed il persistente vigore degli utili attesi continuano a sostenere la fase di crescita economica. Tuttavia, il paradigma della tecnologia come forza strutturalmente disinflattiva si sta incrinando: l’accelerazione della spesa per hardware e i rincari a doppia cifra nella componentistica elettronica segnalano che l’infrastruttura AI sta contribuendo alla trasmissione di inflazione. La FED riconosce il massiccio ciclo di investimenti in atto ma sembra scegliere la strada della prudenza, propendendo per una pausa a ottobre prima di un probabile ritocco finale a dicembre.

L’indice PMI composito flash dell’Area Euro è sceso in ottobre, attestandosi a 51,9, ma il calo compensa il rialzo di settembre e indica che l’attività economica continua a espandersi ad un ritmo superiore al potenziale. Le economie europee stanno infatti assorbendo bene gli shock dell’aumento dei prezzi energetici e di condizioni finanziarie più restrittive.

Al momento l’equilibrio di crescita porta ossigeno alla Zona Euro, ma il quadro politico francese rimane complesso. Per stabilizzare il deficit saranno necessarie decisioni difficili, in vista delle elezioni è improbabile che vengano compiuti progressi significativi. Il mercato sta inoltre scontando il rischio di un ulteriore deterioramento dei conti pubblici, anche dopo le elezioni, prezzando negli spread degli OAT uno scenario in cui la capacità del futuro governo di attuare il necessario consolidamento fiscale rimanga limitata. La BCE dovrebbe tuttavia lasciare i tassi invariati alla prossima riunione, confermando un approccio dipendente dai dati.

Oltre alle tensioni politiche francesi, il rischio di una ripresa delle ostilità in Iran pone un freno importante al sentiment di mercato nel breve periodo. Il mercato sta interpretando il recente calo dei rendimenti su Treasury e Bund come un segnale di cautela sulla crescita economica, favorendo i settori difensivi. Tuttavia, una discesa dei rendimenti legata ad un minore prezzo del petrolio potrebbe tornare a essere letta positivamente dall’azionario, sostenendo una leadership di mercato maggiormente ciclica ed in favore del fattore Value.