Alessio Bucco, responsabile Investment center per il Polo del private banking di Credem e Banca Euromobiliare, partecipa all’inchiesta Eltif e Fia.

Si parla molto di Eltif e Fia. Li proponete anche voi alla vostra clientela? Quali sono i motivi di maggiore interesse per questi prodotti?

«Negli ultimi tempi abbiamo riscontrato un crescente interesse, anche da parte degli investitori non professionali, verso quei fondi che investono prevalentemente nei cosiddetti private asset, ossia in attività non quotate sui mercati finanziari (aziende private, immobili, infrastrutture, crediti), in grado di assicurare livelli di rendimento interessanti a fronte di una ridotta volatilità, nonché di fornire un contributo allo sviluppo dell’economia reale.

Dall’altro lato, la mission alla base della costituzione del Polo del private banking del Gruppo Credem ha reso indispensabile un salto di qualità negli strumenti a disposizione dei nostri banker. A questo proposito il Gruppo ha strutturato una business line dedicata agli investimenti alternativi in ottica di specializzazione che non si vuole limitare a sfruttare le competenze interne, ma conta di allargare il proprio perimetro anche attraverso la collaborazione con partner specializzati esterni, valutando anche deleghe di gestione.

Parliamo quindi di strumenti che consideriamo attentamente, ma che sappiamo che non sono adatti a tutti. Entrando più nello specifico, abbiamo chiuso con successo, appena prima dell’estate, il collocamento del fondo EltifPlus, un Eltif Pir alternativo istituito e gestito da Credem Private Equity Sgr, la società interna al Gruppo Credem specializzata sui private asset e che già in passato ha collocato tre fondi di private equity e venture capital».

Chi sono i clienti che li acquistano?

«Si tratta di quella fascia di clientela che, avendone le possibilità, vuole migliorare la diversificazione e il rapporto rischio/rendimento del proprio portafoglio. Infatti, come dicevamo, si tratta di soluzioni destinate prevalentemente alla clientela professionale, ma anche a quella al dettaglio, purché disponga di un’esperienza elevata, un profilo di rischio adeguato e intenda investire su un orizzonte temporale di lungo termine. Se entriamo nello specifico della normativa di riferimento dell’Eltif, viene indicato nel 10% il limite di concentrazione massima nel patrimonio di clienti con patrimoni inferiore ai 500mila euro al netto delle garanzie. È una forma di tutela per l’investitore che punta sugli investimenti illiquidi. Il nostro approccio consulenziale ci porta comunque a consigliare l’esposizione massima del 10% anche ai clienti con patrimoni superiori a 500 mila euro. È una percentuale di private asset nel portafoglio che reputiamo corretta».

C’è una preferenza da parte dei vostri clienti per i Fia o per gli Eltif?

«Per quanto riguarda la nostra esperienza diretta non riscontriamo particolare preferenza per una struttura o per l’altra. La focalizzazione è più indirizzata alle strategie sottostanti degli investimenti e alle eventuali agevolazioni (ad esempio, fiscali) o ai vincoli che gli strumenti portano con sé (soglie di ingresso, barriere all’uscita, orizzonte di investimento). «Di certo l’introduzione nella direttiva Mifid di una definizione “armonizzata” di investitore semiprofessionale amplierebbe il target market potenziale per questi prodotti.  Si tratterebbe, in sostanza, di una categoria di investitori che, pur non essendo qualificabili (o non avendo acconsentito espressamente a essere qualificati) come professionali, sono titolari di un rilevante patrimonio finanziario e, proprio per questo motivo, si prestano a essere supportati nelle proprie decisioni di investimento ai fini della sottoscrizione di prodotti riservati».

Che cosa caratterizza i vostri prodotti, rispetto a quelli venduti dalla concorrenza?

«Crediamo che il maggiore valore aggiunto all’interno della nostra offerta sia la filiera integrata che consente lo scouting sulle società non quotate effettuato direttamente da Credem Private Equity Sgr, anche attraverso le segnalazioni provenienti dalle reti commerciali del gruppo, che presentano una capillare distribuzione sul territorio italiano, nel caso che vengano in contatto con società considerate potenzialmente interessanti e ben gestite. In queste operazioni sfruttiamo il forte know how del Gruppo nella selezione del credito: Credem, infatti, è uno degli istituti bancari con minori non performing loans (Npl ratio 2020 pari al 2,9%, contro una media italiana del 5,4%), grazie alla consolidata capacità di selezionare aziende affidabili come testimoniato dai coefficienti patrimoniali del gruppo ai vertici del sistema».

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