L’intero mondo sta ormai invecchiando e oggi sono i paesi del Far East che presentano i numeri più bassi di nascite sul pianeta, non l’occidente. Anche l’Africa sub-sahariana sta mostrando segnali di declino. Si sta entrando nell’era della terza età di massa. Il cambiamento oggi dirompente è la presenza in continua espansione dell’Homo sapiens sulla Terra, grazie al crollo della mortalità. Tutto ciò avrà conseguenze importanti sui mercati

Il quadro attuale di generale invecchiamento della popolazione non ha precedenti nella storia. Già da decenni il problema è entrato a fare parte del dibattito pubblico, ma, da qualche anno a questa parte, lo scenario prospettico più probabile ha subito un’ulteriore variazione. Infatti, fino al recente passato, essenzialmente la ricerca sugli effetti del cambiamento demografico era limitata ai paesi occidentali e al Giappone e, soprattutto, era concentrata sui problemi di tenuta dei sistemi pensionistici e sul calo della domanda per i consumi.

Recentemente, il discorso si è però allargato: da una parte, è esplosa la paura di un’inflazione sistematicamente più alta a causa della ridotta offerta di lavoro, dall’altra, appare ormai evidente che l’intero mondo, o quasi, sta invecchiando e non solo alcune economie ricche da tempo. Infatti, allo stato attuale circa i due terzi della popolazione del pianeta vivono in nazioni che complessivamente presentano un tasso di fertilità inferiore a 2,1 figli per donna, il livello ritenuto necessario per mantenere costante il numero di abitanti sul lungo periodo.

Oggi sono le realtà di nuova industrializzazione del Far East (ad esempio, Corea del sud, Taiwan e la stessa Cina), e non l’occidente, a presentare i numeri più bassi di nascite nel mondo. Al contempo, diversi emergenti, e taluni caratterizzati tuttora da Pil pro capite modesti, sono già entrati in un clima di inverno demografico. Persino l’Africa sub-sahariana, a lungo individuata come epicentro di una crescita demografica incontrollabile, sta mostrando chiari segni di declino da questo punto di vista.

È poi interessante notare che una delle economie giovani per eccellenza, gli Stati Uniti, nonostante le masse in verde età di immigrati, si trova oggi alle soglie dello status di super-aged, ossia essere caratterizzati da una popolazione in cui almeno il 20% ha 65 o più anni. Interessante, al riguardo, appare questa nota di Amundi, che identifica una data (vicina) per il momento in cui questa transizione sarà avvenuta negli Usa: «Entro il 2030 ogni baby boomer avrà 65 anni o più, il che significa che negli Stati Uniti un cittadino su cinque avrà l’età per andare in pensione». 

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