Tra i tanti fenomeni che la terribile invasione dell’Ucraina ha generato, c’è stato anche un deciso aumento dei volumi di domanda di criptovalute da parte di investitori russi.
Il fatto che una delle maggiori economie del mondo sia stata praticamente esclusa dai principali meccanismi di integrazione finanziaria rappresenta una novità assoluta e dalle conseguenze ancora non chiare, specialmente per una categoria di attivi nuova come gli asset digitali.
L’elemento interessante, che è emerso in un ambiente (comprensibilmente) reso tesissimo dalla paura di una catastrofe planetaria, è la tesi secondo cui la Russia potrebbe utilizzare vari circuiti, fra cui i bitcoin in primis, per aggirare le sanzioni. A questa percezione si accompagnano anche timori sull’uso di questi asset da parte degli oligarchi per nascondere la loro ricchezza.
La questione può apparire una curiosità mediatica, ma in realtà si tratta di una questione assolutamente rilevante per comprendere come il fenomeno della finanza digitale vada a intersecarsi con l’intelaiatura del tradizionale sistema finanziario. Il mondo delle valute alternative, infatti, con tutti i servizi che intorno a esse sono stati costruiti, è spesso caratterizzato da un’immagine di architettura alternativa, in competizione (se non in aperto contrasto) con le regole del mondo costruito dagli incumbent. Una nuova infrastruttura che si muove con paradigmi, logiche e finalità completamente diversi dall’ordine monetario moderno, nonostante finiscano poi per essere riprodotti spesso servizi abbastanza simili a quanto creato in precedenza dalla finanza moderna.
La tesi sulla Russia, probabilmente, non è sbagliata, se inquadrata nei giusti termini. Innanzitutto vale la pena definire le dimensioni del normale flusso di capitali di un’economia come quella russa. Da questo punto di vista è interessante l’intervento di Andrea Medri, founder e ceo di The Rock Trading: «Le stime più prudenziali sull’andamento del Pil russo a fine 2022 vedono un calo del 7,8%, pari a circa 115 miliardi di dollari. Le riserve in valuta estera del Paese ammontano a 630 miliardi e l’esposizione debitoria verso controparti estere a 478 miliardi. Gli Ide russi sono infine superiori a 17 miliardi di dollari. Non è pensabile neppure che il governo di Mosca possa rapidamente fare uno switch da una finanza tradizionale a una basata su bitcoin, perché è necessario avere un’infrastruttura tecnologica e una controparte che accetti i pagamenti in cripto: ovvero processi che richiedono investimenti cospicui e tempo».

