Intervista a Monica Defend, Head of Amundi Investment Institute
La guerra nel Golfo rischia di essere un’incognita per i mercati. Qual è la sua opinione a tale proposito?
«La situazione è fluida e avrà conseguenze geopolitiche ed economiche, la cui portata dipenderà dalla durata di questa crisi, da quanto a lungo il canale di Hormuz resterà chiuso per il transito del petrolio e dai danni alle infrastrutture nell’area. Il prezzo del greggio, che rappresenta il principale canale di trasmissione macroeconomico, sembra già scontare un elevato premio al rischio geopolitico. Lo scenario è pertanto complesso e ci attendiamo che la volatilità resti molto alta nel breve termine, con le azioni americane favorite, forti della maggiore indipendenza energetica degli Stati Uniti, e il dollaro in rafforzamento. Nel medio termine, pensiamo che tornerà a essere dominante il tema della diversificazione verso mercati che ricercheranno una maggiore autonomia strategica, come l’Europa o il Giappone. In una fase di disordine controllato, la diversificazione è la chiave per generare rendimenti sostenibili».
Si può leggere quanto sta succedendo in Medio Oriente come un cambio di regime?
«La crisi iraniana rafforza uno spostamento strutturale che stiamo evidenziando da tempo: la geopolitica sta tornando a essere un fattore macro di natura ricorrente. Ci stiamo muovendo sempre più verso un contesto di disordine controllato, in cui gli shock generano rotazione e dispersione, piuttosto che una direzione di mercato uniforme».
Tornando al contesto economico pre-attacco all’Iran, nella relazione sullo stato dell’Unione il presidente americano ha menzionato dati macro inesatti. Come ci si relaziona dinnanzi a una simile situazione?
«In queste circostanze, come ricordato dalla presidente della Bce Christine Lagarde durante il World Economic Forum (Wef) a Davos, è fondamentale definire i numeri con precisione. Nel mio lavoro mi attengo a un approccio basato sull’analisi di dati oggettivi e questo modus operandi mi permette di valutare la credibilità delle dichiarazioni. In un contesto così complesso come l’attuale, è ancora più importante che ciò avvenga, affinché non si lasci spazio a mere speculazioni. Ridurre l’incertezza resta complicato, soprattutto quando si tratta di fare delle previsioni: il caso dei dazi, è un chiaro esempio di come lo scenario di fondo possa improvvisamente cambiare. Bisogna quindi ancorarsi ai fondamentali macro e microeconomici, perché sono elementi tangibili. Nel caso di una situazione incerta come quella che stiamo vivendo in questi giorni, per derivare l’esposizione al rischio e l’asset allocation analizziamo l’evoluzione di diversi scenari geo-economici e le conseguenze di investimento che ciascuno di essi può comportare».

