a cura di Mark William Lowe
Il viaggio dell’Estonia da repubblica sovietica a stato europeo indipendente è stato contrassegnato da una serie di pietre miliari lungo il percorso. Dopo l’indipendenza nell’agosto 1991, la piccola nazione baltica di meno di 1,4 milioni di abitanti è stata immediatamente riconosciuta dalle Nazioni Unite, è diventata membro dell’Organizzazione mondiale del commercio nel 1999, ha aderito alla Nato nel 2004 e all’Ocse nel 2010. In seguito a un referendum nel 2003, in cui oltre due terzi degli elettori hanno votato “sì”, l’Estonia è entrata a fare parte dell’Unione Europea nel 2004 e nel 2011 ha adottato l’euro come valuta.
Dopo due turbolenti anni di instabilità politica durante i quali il Paese è stato governato da una controversa e fragile coalizione, è stata raggiunta una relativa stabilità dopo il collasso dei gruppi al potere a causa di uno scandalo di presunta corruzione. Nel gennaio 2021 il governo del primo ministro Ratas è stato sostituito da una nuova alleanza formata da due partiti: Centro e Riformista. Ciascuno di essi ricopre sette incarichi ministeriali e l’esecutivo, che resterà in carica due anni prima che siano previste nuove elezioni nella primavera del 2023, è guidato dalla 43enne Kaja Kallas, la prima donna premier dell’Estonia e leader del Partito riformista.
Kallas, avvocato di formazione, è la figlia di Sim Kallas, il fondatore del Partito riformista che ha ricoperto per breve tempo il ruolo di primo ministro tra il 2002 e il 2003. Nel creare il suo gabinetto, Kallas ha prestato particolare attenzione all’equilibrio di genere e numerose donne sono state nominate in posizioni importanti, compresi i ruoli chiave di ministri delle finanze e degli esteri. Sebbene il mandato quinquennale del presidente della repubblica Kersti Kaljulaid giunga al termine quest’anno, l’Estonia è attualmente uno dei pochi paesi in cui due donne ricoprono la posizione di capo dello stato e di premier.
Una sfida vinta
Riconosciuta a livello internazionale come leader nei servizi digitali, l’influente Wired magazine ha recentemente nominato l’Estonia “La società digitale più avanzata al mondo”. Durante la transizione da repubblica sovietica a democrazia parlamentare di tendenza occidentale, l’Estonia ha costruito una realtà digitale efficiente, sicura e trasparente. La sfida della nazione baltica è stata costruire da zero un paese pienamente funzionante, ben sapendo di non potersi permettere la burocrazia di una democrazia sviluppata.
Nacque così il progetto e-Estonia. È evidente che Tallinn ha compreso il potere e l’importanza dei servizi digitali e di un ambiente digitale funzionale molto tempo fa, visto che attualmente quasi il 99% dei servizi governativi, compreso il voto elettronico, è online. L’Estonia non solo ha dimostrato le sue capacità, ma serve come esempio per altre nazioni. I servizi online hanno notevolmente facilitato non solo i cittadini estoni, ma anche le aziende private: dei 190 paesi elencati nel suo “Ease of Doing Business Index”, la Banca mondiale colloca l’Estonia al 18° posto davanti alla Finlandia e alla Germania, classificate rispettivamente al 20° e 22°. Nello stesso indice, l’Italia si colloca in 58° posizione. Per quanto riguarda la mancanza di corruzione, tema di particolare preoccupazione in diverse ex repubbliche sovietiche, Transparency International ha collocato l’Estonia 17° tra i 180 paesi inclusi nel suo “Indice di percezione della corruzione” del 2020.
La chiave per lo sviluppo
Un’iniziativa di enorme successo è il programma di e-residence dell’Estonia. Lanciato nel 2014, il progetto consente agli imprenditori digitali di registrare e gestire online un’azienda con sede nell’Ue. È il primo paese a offrire la residenza elettronica, ovvero un’identità digitale emessa dal governo e uno status che fornisce l’accesso all’ambiente imprenditoriale digitale dell’Estonia, consentendo ai cittadini non estoni di gestire un’attività commerciale da qualsiasi parte del mondo interamente online.
La maggior parte degli e-residenti è costituita da imprenditori che lavorano in digitale e desiderano avviare e gestire un’azienda dell’Ue, indipendentemente dalla loro ubicazione. Ne sono un esempio i titolari di aziende che intendono gestire un’impresa completamente digitale nell’Unione Europea o gli imprenditori che desiderano accedere al mercato europeo, a quello dei capitali o alle soluzioni di pagamento. Un’altra categoria è rappresentata dai liberi professionisti e dai consulenti definiti “nomadi digitali”, fondamentalmente coloro che cercano la libertà da una residenza fissa e che sono in grado di viaggiare da una posizione internazionale a un’altra.
Il successo del programma di e-residence dell’Estonia ha generato un costante aumento del gettito fiscale, un gradito beneficio, ma anche un chiaro segno della necessità percepita e del potenziale futuro del progetto. Mentre il 2020 è stato un anno record per l’impatto economico diretto annuale del programma di residenza elettronica, le società create da e-resident hanno pagato quasi 17,5 milioni di euro di tasse, un aumento del 30% rispetto al 2019. Dal suo lancio nel 2014,il programma di residenza elettronica ha rafforzato il bilancio nazionale di circa 54 milioni di euro. Sebbene il gettito fiscale cumulativo di queste società rimanga relativamente moderato in termini di requisiti statali annuali, si prevede che i benefici finanziari dell’iniziativa cresceranno costantemente. Secondo Lauri Haav, amministratore delegato del programma e-residence, «negli ultimi tre anni, quasi il 20% di tutte le società a responsabilità limitata registrate in Estonia è stato costituito da residenti elettronici. Inoltre, il programma ha dato un contributo significativo all’allargamento e alla diversificazione dell’economia estone».
È stata inoltre creata una notevole quantità di posti di lavoro nella fornitura di servizi locali alle società private realizzate tramite questa iniziativa. L’attenzione dell’Estonia alla creazione di un ambiente digitale ha portato quasi il 6% della popolazione attiva a essere impiegato nel settore dell’informatica. Dal lancio del programma, l’Estonia ha registrato più di 80 mila e-residenti che, a loro volta, hanno stabilito oltre 16 mila aziende in Estonia.
Nucleare? Forse sì, grazie
Nell’aprile 2021 il governo estone ha formalmente approvato la formazione di un gruppo di lavoro incaricato di analizzare la possibilità di introdurre l’energia nucleare in Estonia. Guidato dal ministro dell’ambiente, Tõnis Mölder, il gruppo di lavoro presenterà le sue conclusioni e le sue proposte al governo entro settembre 2022. In una recente intervista, Mölder ha suggerito che, tra le opzioni che l’Estonia potrebbe prendere in considerazione, c’è la costruzione di piccoli reattori modulari di quarta generazione. Questa soluzione porterebbe una serie di vantaggi rispetto alle centrali nucleari più grandi, perché sono più facili da costruire e gestire.
Il governo estone riconosce che qualsiasi introduzione di energia nucleare richiederebbe il sostegno dell’opinione pubblica e pertanto è necessario fornire risposte chiare e precise alle domande e alle paure legittime della popolazione. Mölder ritiene che un approccio scientifico che offra un valido motivo per l’introduzione dell’energia nucleare non sia sufficiente: il governo è deciso a chiedere il consenso della popolazione e per questa ragione deve essere assicurata la piena trasparenza in ogni fase del processo.
Se la decisione di indagare sull’opzione nucleare ha una motivazione di carattere ambientale, visto che l’ex repubblica sovietica ha generato per decenni energia elettrica bruciando scisti bituminosi ad alta intensità di carbonio, c’è anche una considerazione geopolitica: l’Estonia compensa le carenze energetiche attraverso il suo collegamento con le reti di distribuzione russa e bielorussa, una situazione che mette l’Estonia a rischio di ritorsioni. I piani attuali prevedono che l’Estonia, insieme ai suoi vicini baltici, Lituania e Lettonia, si sincronizzi con la rete europea attraverso la Polonia nel 2025. Ciononostante il Paese deve migliorare le sue capacità di generazione di energia autonoma. Pur considerando le sue opzioni, resta da vedere se l’Estonia condurrà un referendum sull’introduzione del nucleare. Tuttavia, una cosa è assolutamente certa: se Tallinn deciderà di farlo, sarà un e-referendum.

