I commenti in vista delle imminenti riunioni FED di Generali AM, IOR, Amundi Investment Institute e AllianzGI

Paolo Zanghieri, Senior Economist di Generali Asset Management, ha commentato:

Paolo Zanghieri

“I recenti dati sull’attività economica e sull’inflazione rafforzano le ragioni a favore di un ulteriore inasprimento della politica monetaria, ma le indicazioni fornite da diversi esponenti influenti della Federal Reserve fanno pensare a una pausa a ottobre. Tuttavia, la Fed potrebbe sorprendere gli investitori, poiché la forward guidance è ormai passata di moda: attribuiamo circa una probabilità su tre a un rialzo dei tassi mercoledì, il doppio rispetto a quella implicita nei mercati, pari a circa il 15%.

Le pressioni sui prezzi che hanno determinato l’aumento dell’inflazione a settembre sono chiaramente ancora presenti. I prezzi del petrolio rimangono elevati e volatili, la domanda legata all’intelligenza artificiale e il trasferimento dei maggiori costi energetici stanno alimentando l’inflazione, mentre il mercato del lavoro continua a mostrare una notevole resilienza.

Prevediamo un ulteriore inasprimento di 50 punti base complessivi, poiché le più contenute pressioni provenienti dal mercato immobiliare e dal costo del lavoro dovrebbero alla fine limitare l’inflazione di fondo nei servizi. Riteniamo che i prossimi rialzi arriveranno a dicembre e nel primo trimestre del prossimo anno. Si tratta di un incremento significativamente inferiore ai quasi 90 punti base attualmente prezzati dai mercati. Una revisione al ribasso delle aspettative sul percorso dei tassi della Fed potrebbe contribuire ad allentare parte delle pressioni sui rendimenti dei Treasury.” 

Analisi a cura del Dipartimento Gestioni Patrimoniali dello IOR

La riunione del FOMC del 28 ottobre si presenta con aspettative di mercato orientate verso il mantenimento dei tassi di riferimento nell’intervallo del 3,75–4,00%. Dopo il rialzo di 25 punti base deciso a settembre, un ulteriore intervento restrittivo potrebbe essere interpretato come un’accelerazione eccessiva del ciclo monetario, alimentando nuove tensioni sui rendimenti obbligazionari. L’attenzione degli investitori sarà pertanto concentrata sul tono della comunicazione del Presidente della Fed, che, pur mantenendo invariati i tassi di riferimento, adotterà probabilmente un’impostazione hawkish, lasciando aperta la possibilità di un ulteriore rialzo a dicembre. Resterà da valutare quanto esplicitamente tale eventualità verrà richiamata nel corso della conferenza stampa.

A sostenere un orientamento ancora restrittivo contribuisce un quadro macroeconomico caratterizzato dalla resilienza dell’attività economica e dalla persistenza delle pressioni inflazionistiche. A settembre, l’inflazione headline è salita al 3,7% su base annua, dal 3,4% di agosto, mentre la componente core ha accelerato dal 2,4% al 2,6%. Sebbene parte dell’incremento sia riconducibile ai prezzi energetici, il rafforzamento dell’inflazione sottostante segnala il rischio di una diffusione più ampia delle pressioni sui prezzi, complicando il percorso di convergenza verso il target.

Sul fronte della domanda interna, i consumi continuano a mostrare una sostanziale tenuta, pur con segnali di moderazione. A settembre, le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,8% su base mensile, mentre l’aggregato al netto di automobili e carburanti ha registrato una crescita più contenuta, pari allo 0,4%, evidenziando una dinamica della spesa meno sostenuta rispetto al dato complessivo.

Il mercato del lavoro si mantiene complessivamente stabile, con una crescita dell’occupazione che appare in fase di graduale normalizzazione, piuttosto che di marcato rallentamento. Tale dinamica risulta coerente con un’economia ancora resiliente e non evidenzia, al momento, segnali di deterioramento tali da richiedere una revisione dell’orientamento monetario.

In questo contesto, la Federal Reserve molto probabilmente manterrà invariati i tassi di riferimento, accompagnando la decisione con una comunicazione orientata alla stabilità dei prezzi. Tale scelta consentirebbe di valutare gli effetti della restrizione già attuata, anche alla luce del recente incremento dei rendimenti dei Treasury, che ha contribuito a un ulteriore irrigidimento delle condizioni finanziarie. Il mantenimento dei tassi sarebbe pertanto riconducibile a un approccio più graduale nella calibrazione della politica monetaria, senza necessariamente prefigurare un allentamento dell’orientamento restrittivo.

Le indicazioni prospettiche del Presidente della Fed saranno quindi determinanti per la reazione dei mercati. Riferimenti più o meno espliciti alla possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi a dicembre potrebbero, da un lato, rassicurare gli investitori circa la determinazione della Banca centrale a contrastare le pressioni inflazionistiche; dall’altro, alimentare nuove aspettative di restrizione monetaria, con possibili ripercussioni sui rendimenti obbligazionari, soprattutto sulle scadenze più brevi. Sarà quindi fondamentale valutare il bilanciamento tra la volontà di preservare la credibilità nella lotta all’inflazione e il rischio di un eccessivo irrigidimento delle condizioni finanziarie.

Alessia Berardi, Head of Global Macroeconomics & Emerging Markets Strategy, Amundi Investment Institute, ha aggiunto:

Alessia Berardi

 “Dopo i colpi di scena di settembre, la prossima riunione del FOMC non dovrebbe riservare sorprese, con la Fed destinata a rimanere in pausa. È vero che il mercato del lavoro appare ora meno solido e che i tassi di mercato restano elevati. Tuttavia, le prospettive sull’inflazione non sono cambiate, per cui la Fed ha ancora margine per ridurre il grado di accomodamento della politica monetaria. La pazienza non va confusa con la compiacenza.”

Conclude Jenny Zeng, CIO Fixed Income di Allianz Global Investors, “Ci aspettiamo che la Fed lasci invariati i tassi nella riunione del 27-28 ottobre. Una pausa consentirebbe ai responsabili della politica monetaria di valutare l’impatto dell’inasprimento delle condizioni finanziarie già in atto. Per gli investitori, lo sviluppo più importante è il ritorno di opportunità di valore nei Treasury statunitensi.”