In un contesto in cui i conflitti a livello mondiale sono aumentati, il protezionismo ha preso il posto della globalizzazione e lo stato di diritto viene messo in discussione, le piazze finanziarie si sono mostrate impermeabili agli eventi di natura geopolitica: lo scorso anno c’è stato un rally generalizzato di tutti gli attivi finanziari, a eccezione del dollaro e del bitcoin. Donatella Principe, director market and distribution strategy di Fidelity International, in occasione del Roadshow d’inverno dell’asset manager, ha offerto una spiegazione di quanto successo sui mercati.

ESUBERANZA IRRAZIONALE?…

«Si è dinnanzi a un’esuberanza irrazionale dei mercati?» si chiede la manager, perché se così fosse, «sarebbe una lettura estremamente superficiale. I mercati sono apolitici e cinici: guardano ai numeri, che siano questi di variabili economiche o di tempo». Un esempio concreto? La guerra dei dazi. Un anno fa c’era l’ossessione su quali sarebbero state le conseguenze della politica protezionistica americana, ma oggi il timore sembra scomparso. La ragione di questo mutato atteggiamento risiede nei dati macroeconomici e nell’andamento degli utili aziendali: entrambi hanno mostrato una forte resilienza. E da questo punto di vista, il caso eclatante, ricorda Donatella Principe, è la Cina, «la vittima designata della politica trumpiana», che ha però chiuso il 2025 con un attivo della bilancia commerciale di 1,2 trilioni di dollari, record storico.

…NO, ESUBERANZA RAZIONALE

«Non è vero che i mercati non hanno reagito al cambiamento», sottolinea Principe, e lo dimostrano, da un lato, la performance della borsa americana che nel 2025 ha fatto peggio di tutte le principali piazze azionarie mondiali, dall’altro, i flussi che si sono ridotti sensibilmente verso gli Usa (meno del 50% contro l’80% degli ultimi 24 anni), nonostante il forte peso del Paese all’interno degli indici. I mercati azionari, secondo la manager di Fidelity, sono saliti per la crescita economica che ha tenuto meglio delle aspettative, grazie a uno scenario in cui i tassi d’interesse sono stati tagliati, le politiche fiscali sono state espansive e il prezzo del petrolio è rimasto basso.  A ciò si aggiungono la liquidità presente sui mercati, che è «la massima assoluta mai registrata nella storia, e gli utili aziendali, che sono stati particolarmente forti negli Stati Uniti, con ben nove trimestri di crescita, con gli ultimi quattro a doppia cifra».

Ma, in quest’ultima stagione dei risultati aziendali, ciò che ha stupito è stato l’allargamento delle sorprese positive a società al di fuori del settore tecnologico. Nel 2026-2027, salvo pochissime eccezioni, le previsioni sono di un tasso di crescita degli utili a due cifre a livello globale: questo aspetto e la maggiore dispersione nel mercato sono due importanti fattori a sostegno dei corsi azionari, che rimanda a una maggiore diversificazione.

 

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