a cura di Pinuccia Parini

Pietro Di Leo, responsabile gestione prodotti Esg di Fideuram Asset Management, partecipa al Focus Sostenibilità.

Negli ultimi anni, nelle politiche di investimento, è cresciuta in modo sensibile l’attenzione all’ambiente, agli aspetti sociali e alla governance. Vede rischi all’orizzonte per questo trend?

«Non vediamo come il mondo degli investimenti possa fare marcia indietro su queste tematiche: lo chiedono gli investitori, ma lo esigono anche i consumatori, sempre più attenti alla sostenibilità dei beni e dei servizi che acquistano. L’Europa è saldamente focalizzata sull’indirizzo sostenibile degli investimenti, ma anche i paesi emergenti stanno diventando parte attiva in questo trend; ultimamente assistiamo a un dibattito politico molto aspro negli Stati Uniti sulla finalità ecologica e sociale degli investimenti, ma, al di là delle posizioni ideologiche, si assiste a una volontaria aderenza ai principi di buona governance e di attenzione al sociale e ai cambiamenti climatici da parte del mondo aziendale americano. Anche in un anno penalizzante per le performance dei fondi ad alto contenuto di sostenibilità, si è assistito a una raccolta positiva per questa categoria; gli investitori sembrano quindi orientati a intercettare un trend d’investimento di lungo periodo, piuttosto che lasciarsi impressionare da fattori contingenti che possano favorire temi vetusti come quello dell’utilizzo di carbon fossile. L’unico rischio per gli investimenti indirizzati verso soluzioni di mitigazione del cambiamento climatico è restare vittima del proprio successo. La domanda di beni e servizi che favoriscono la transizione energetica è così forte che le catene di approvvigionamento rischiano un notevole stress, specie nella ricerca di materie prime, con il conseguente impatto sul costo delle soluzioni energetiche efficienti. I piani di incentivazione dei governi hanno alimentato ulteriormente questo stress, specie quando richiedono la creazione delle catene produttive in paesi dove le infrastrutture hanno un notevole ritardo rispetto a centri di produzione consolidati, come può oggi essere la Cina, ma qui entriamo in un campo che va oltre la sostenibilità e che concerne il generale trend della deglobalizzazione».

Quali sono le soluzioni d’investimento sulle quali state concentrando il vostro impegno?

«Ci stiamo generalmente impegnando nell’aumentare il contenuto di sostenibilità in quasi tutti i prodotti offerti, ma segnatamente abbiamo lanciato soluzioni d’investimento rivolte particolarmente a chi percepisce la centralità di questi temi. Nel 2021 abbiamo lanciato il Fonditalia 4Children che sostiene l’Unicef. Il fondo ha indirizzato l’investimento verso tre tematiche centrali per la protezione dei diritti dei minori: l’ambiente, la salute e l’inclusione economica e sociale. Quest’ultima, in particolare, non sempre viene percepita così centrale nello sviluppo di sistemi resilienti, ma siamo ben consapevoli che le recenti svolte populiste altro non sono che un grido di dolore di fasce della popolazione rimaste sostanzialmente escluse dallo sviluppo economico del pianeta. La iniquità di reddito e della ricchezza ha raggiunto una polarizzazione tale da mettere a rischio il nostro modello sociale e, ultimamente, inflazione e crisi energetica hanno esacerbato il livello di tensione. I bambini sono spesso le prime vittime di questo processo, specie in aree economicamente svantaggiate. Oltremodo, l’inclusione economica è un’enorme opportunità di espandere i mercati di sbocco: basti pensare al bassissimo grado di penetrazione di beni e servizi in molti paesi emergenti. Parliamo di avere un conto in banca o una qualche forma di connessione digitale, ma anche di servizi sanitari o di istruzione. Un’altra area d’impegno non poteva non essere le soluzioni energetiche pulite: è in fase di lancio un prodotto centrato sul tema, perciò destinato a investire in aziende che lavorano attivamente alla mitigazione del cambiamento climatico. Il campo d’azione è vastissimo e include tutte le tecnologie appropriate: dalle tradizionali fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico, fino a soluzioni di avanguardia come la catena di valore dell’idrogeno, le tecniche di assorbimento della Co2 nei processi industriali, fino allo sviluppo di sistemi elettrici efficienti e resilienti. Per questo prodotto stiamo finalizzando i partner tecnici che molto probabilmente saranno due nomi di altissimo profilo».

Quali obiettivi vi siete dati per essere parte attiva verso un’economia più resiliente e sostenibile?

«Facciamo parte di un gruppo che si è dato forti obiettivi di sostenibilità e che ha già mostrato la sua centralità nella resilienza e nella sostenibilità del sistema Paese. Attivamente la nostra realtà ha aderito alla Nzami (Net Zero Asset Management Initiative) definendo, quindi, obiettivi quantitativi di decarbonizzazione dei portafogli da noi gestiti in linea con i traguardi dell’Accordo di Parigi. Questo è un obiettivo primario nella lotta al cambiamento climatico. Detto ciò, sono tantissime le iniziative che nascono spesso a livello di singolo prodotto: tra tutti vale forse citare proprio il Fonditalia 4Children. Fin dal primo giorno di lancio, abbiamo ingaggiato le aziende nelle quali investiamo, coinvolgendole in un percorso verso il riconoscimento dei diritti dei minori. Nel concreto, le incoraggiamo a verificare, anche con audit di terze parti, che la loro catena di produzione non si avvantaggi di forme di lavoro minorile, che i loro prodotti abbiano un’attenzione al benessere fisico e psichico dei minori, che i loro centri di lavoro favoriscano l’integrazione familiare, magari con asili nido o camere di allattamento oppure con adeguate politiche di congedo parentale. Oltremodo, il prodotto prevede una nostra devoluzione periodica all’Unicef per supportare progetti dei quali diamo anche contezza agli investitori nel comparto.  Anche il nuovo prodotto Clean Energy Solutions lavorerà in due partnership strategiche: una di natura tecnica, per favorire l’interscambio tra ricerca e mondo aziendale nel quale investiamo, e una di natura consultiva sulle tematiche dell’ambiente: anche in questo caso, convergeranno diverse devoluzioni da parte della nostra struttura». 

Ritiene che il tema sociale sia stato trascurato nelle proposte d’investimento?

«Per noi di Fideuram, il capitale umano è il cardine intorno al quale ruota la sostenibilità. Ciò è evidente anche per il fatto che il primo prodotto art. 9 che abbiamo lanciato nella piattaforma Fonditalia è proprio focalizzato sulla componente sociale e, in particolare, sui bambini. Se il motore che alimenta il futuro di qualsiasi azienda è costituito dagli investimenti, allo stesso modo i bambini sono l’investimento per rendere la società del futuro più equa, inclusiva e sostenibile anche economicamente».

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