In tempi turbolenti, il patrimonio privato torna al centro dell’attenzione. Le obbligazioni possono garantire stabilità almeno quando le opportunità e i rischi sono in equilibrio, come è chiaro da questa conversazione con Lars Conrad, portfolio director del team fixed income di Flossbach von Storch, sui temi principali che attualmente animano il dibattito tra gli investitori in obbligazioni.
Stiamo vivendo attualmente diversi cambiamenti strutturali nel mondo, sia nella politica, sia nel sistema finanziario ed economico globale. Nella sua posizione, lei parla quotidianamente con molti professionisti internazionali sugli investimenti in bond. Che cosa preoccupa oggi i partecipanti al mercato?
«Le obbligazioni dovrebbero portare stabilità e prevedibilità in un portafoglio. Accanto alle potenziali opportunità, restano sempre in primo piano anche i possibili rischi».
Di cosa si parla maggiormente in questo momento?
«Un tema molto importante è l’apparente indebitamento senza limiti di molti stati. Prendiamo, ad esempio, la Francia: dopo una crisi di governo e diversi declassamenti da parte delle agenzie di rating, lo spread è aumentato nettamente e ha raggiunto i livelli dell’Italia. La situazione politica resta fragile e le possibilità di un (urgentemente necessario) consolidamento fiscale sono ridotte. La Francia è il secondo maggiore emittente di titoli di stato nell’area euro».
Potremmo assistere a una nuova crisi dell’euro?
«La crisi fiscale francese non ha ancora raggiunto una dimensione “sistemica”. I costi del credito restano gestibili. Al momento, non si intravede una perdita di fiducia nell’euro e, in caso di emergenza, la Banca Centrale Europea dispone di alcuni strumenti come la possibilità di rallentare il ritmo di riduzione del portafoglio obbligazionario. In presenza di forti variazioni degli spread, esiste inoltre il Tpi (Transmission protection instrument), lo strumento di protezione della trasmissione monetaria. Tuttavia, per il suo utilizzo devono essere soddisfatti determinati requisiti ed è probabilmente ancora troppo presto per un intervento della Bce».
Perché?
«Siamo ancora lontani da una crisi sistemica. Se la Banca centrale intervenisse a ogni cambiamento nel mercato, finirebbe per compromettere la sua credibilità. La responsabilità ora è altrove: tocca alla Francia trovare una soluzione sostenibile al problema del debito. Nell’area euro ci sono alcuni esempi positivi: la Grecia sta lentamente tornando in carreggiata e in Spagna lo spread sta diminuendo, mentre i rating migliorano. La base resta sempre lo sviluppo economico e fiscale dei paesi. Qui sono chiamati in causa la politica e, in ultima analisi, anche i cittadini».
Alcuni investitori professionali hanno già iniziato a riflettere se evitare in generale le obbligazioni dell’Eurozona…
«Lo riteniamo eccessivo. Anche se nei nostri fondi obbligazionari non abbiamo investimenti strategici in titoli di stato francesi, al momento non vediamo rischi concreti di default. In altri titoli rileviamo, invece, profili rischio/rendimento adeguati. Naturalmente, in un portafoglio attivo conta sempre la diversificazione».
Può fare un esempio?
«Nel segmento difensivo, i covered bond e i titoli di emittenti quasi statali possono meritare attenzione all’interno di un portafoglio di titoli governativi ben diversificato. Guardiamo anche oltre l’Europa. Di recente, si è rivelata vincente la nostra allocazione in titoli di stato neozelandesi. Insieme ai Tips statunitensi a lunga scadenza e indicizzati all’inflazione, hanno fornito nel terzo trimestre del 2025 il contributo di valore più elevato nel portafoglio di titoli di stato del nostro principale fondo obbligazionario, il Flossbach von Storch – Bond Opportunities. Manteniamo questa posizione da tempo: i tassi sono più alti che in Europa e la curva dei rendimenti è piuttosto ripida e ciò aumenta le opportunità di rendimento tramite l’effetto roll-down. Inoltre, i costi di copertura contro le oscillazioni del dollaro neozelandese sono contenuti. Naturalmente, trattandosi di un mercato di nicchia come la Nuova Zelanda, la nostra posizione non è eccessivamente grande».
E per quanto riguarda le obbligazioni societarie?
«Gli spread delle obbligazioni più rischiose restano ai minimi, mentre i titoli con rating più elevato offrono un rapporto rischio/rendimento relativamente più attraente, soprattutto se confrontato con il mercato dei tassi swap in euro dell’ultimo decennio. Sul mercato high yield osserviamo da tempo un eccesso di domanda: alla scarsità di nuove emissioni si contrappongono forti flussi in entrata. I rischi di prezzo sono stati finora “smorzati” dall’ampia liquidità del mercato. Ciò garantisce una stabilità di breve periodo, ma aumenta la vulnerabilità del segmento nel lungo termine».

