di Kurt von Storch

Un azionista non dovrebbe guardare solo i bilanci delle “sue” aziende, ma anche i loro consigli di amministrazione.

Scegliere le azioni giuste è un’ardua impresa. L’abbiamo ribadito più volte. Da un lato, serve una conoscenza approfondita del business model di una società per prevederne nel modo più preciso possibile l’andamento a lungo termine e soppesarne rischi e opportunità. Dall’altro lato, un elemento altrettanto importante è il fattore “umano”, cioè le persone responsabili del buon andamento dell’azienda nel tempo. A tale proposito, gli azionisti non hanno altra scelta se non controllare attentamente l’operato dei consigli di amministrazione delle “loro” società. Ma come farlo? A cosa bisogna prestare particolare attenzione?

Flossbach von Storch rientra attualmente fra i maggiori acquirenti di azioni in Europa, il che è un enorme vantaggio. Solitamente, infatti, più grande è un fondo, maggiori sono le partecipazioni nelle singole aziende e più facile è per i gestori entrare in contatto con la dirigenza di queste ultime.Ciò facilita la comunicazione, perché il dialogo è aperto e ogni opinione è tenuta in debito conto.

Oggi collaboriamo regolarmente e a stretto giro con i vertici aziendali di quasi tutte le realtà in cui investiamo. Sapere come agiscono i manager responsabili è fondamentale per valutare un investimento.

Il management è decisivo per il successo di un’impresa

È il management a determinare la strategia (si spera) a lungo termine e a plasmare la cultura di un’impresa: reagisce alle inversioni di tendenza e alle crisi e adegua costantemente il business model. Ecco perché abbiamo aspettative molto ambiziose sulle figure che rivestono questi ruoli.

L’amministratore delegato, ma anche tutti gli altri membri del consiglio, avrebbero il dovere di comportarsi come gli effettivi proprietari della società, dovrebbero, anzi devono, avere una mentalità imprenditoriale. Integrità e senso di responsabilità verso i clienti, l’azienda e i suoi dipendenti, e non da ultimo nei confronti degli azionisti, sono qualità imprescindibili. Serve lungimiranza di pensiero e azione. Sono queste le qualità da cui dipende il successo di un’impresa nel tempo e  il capitale umano determina fino a quale punto una società è e opera in modo sostenibile.

La sostenibilità, riassunta nell’acronimo Esg, fattori ambientali, sociali e di (buona) governance aziendale, è giustamente uno dei grandi temi dei nostri tempi. A nostro avviso, la lettera più importante è l’ultima, la “G”, dalla quale dipendono anche la “E” e la “S”. Una gestione aziendale efficiente e lungimirante sarà sempre attenta al proprio contesto sociale ed ecologico, per non mettere sconsideratamente a repentaglio la propria redditività futura. La “G” quindi non riguarda solo le questioni rilevanti per l’opinione pubblica, come i problemi di corruzione o aspetti simili, ma va sempre interpretata in modo olistico come l’orientamento strategico a lungo termine di un’azienda, il suo immutabile sistema di valori. Per questo motivo nutriamo un certo scetticismo nei confronti dei dirigenti che si limitano a percepire il loro lauto stipendio, che ragionano a brevissimo termine solo in base ai risultati trimestrali e che pensano soprattutto al loro “portafoglio” e successo personale. In altre parole, manager che rispondono solo ai propri interessi e non a quelli dell’azienda.

A nessuno servono i patiti di talk show

A nostro avviso, è importante incentivare adeguatamente i membri dei consigli di amministrazione, premiando chi persegue un successo a lungo termine e sostenibile e non chi, invece, assume grossi rischi a spese dell’azienda per massimizzare il proprio profitto. Siamo piuttosto scettici anche nei confronti di chi si sente più a suo agio sulla poltrona di un talk show che all’assemblea dei soci della “propria” azienda, di chi insegue la telecamera, dando più importanza alla prima pagina di una rivista in voga che alla riunione strategica interna, sperando così di accrescere il proprio valore di mercato. Non amiamo neppure coloro che spingono con arroganza per acquisizioni costose, che nutrono il loro ego, ma non fanno progredire l’impresa, anzi, la penalizzano  a lungo termine aumentando i debiti. Il mondo è pieno di monumenti alla megalomania ormai in rovina. Migliore è la comunicazione con il management di un’azienda, più preciso è il quadro delle parti coinvolte: che cosa le guida, quali sono i loro punti di forza e le debolezze. Il risultato è una più accurata analisi del profilo di rischio/rendimento dalla prospettiva degli investitori. Qualche anno fa, con il caso Wirecard la Germania ha offerto un esempio lampante di quanto la governance di un’impresa sia decisiva nella valutazione di una società e di quanto conti l’integrità. Allo stesso tempo, quella circostanza ha mostrato anche quanto possa essere difficile valutare con precisione le persone che prendono le decisioni. Molti investitori l’hanno imparato a proprie spese.

Una conoscenza  approfondita aiuta, ma non è una garanzia

La frode deliberata e i tentativi di occultarla non vengono sempre individuati, almeno non a prima vista, e spesso nemmeno a una seconda o terza occhiata. Lungi da noi quindi giudicare che cosa avrebbe potuto essere scoperto (o anche solo sospettato) o meno nel caso Wirecard. Peccheremmo di presunzione nell’affermare che siamo immuni da situazioni simili.Vero è che una conoscenza approfondita delle aziende e dei loro responsabili aiuta quanto meno a limitare i rischi. Purtroppo, non ci sono garanzie. Quando all’epoca avevamo esaminato il business model di Wirecard, avevamo deciso di non investire nell’azienda perché non riuscivamo a cogliere il presunto successo di alcuni ambiti di attività o semplicemente non li capivamo. Col senno di poi, si è rivelata la scelta giusta.

 

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