di Kurt von Storch

Il tema dell’intelligenza artificiale spinge le borse. Molti investitori, soprattutto quelli un po’ più “anziani”, si sentono riportati con la memoria all’hype di internet a cavallo del nuovo millennio: hanno ragione?

Si dice che la storia non si ripete, ma talvolta fa rima con se stessa. Le promesse dell’intelligenza artificiale (Ai), gli investimenti giganteschi che confluiscono in questo ambito, il boom dei titoli tecnologici: tutto ciò risveglia i ricordi della bolla delle dot.com di circa 25 anni fa e del suo scoppio. Da sempre il progresso tecnologico esercita un forte impatto sulle persone: cambia il modo di lavorare e le abitudini di consumo. Crea nuovi posti di lavoro, mentre altri li mette in discussione. Promette crescita, anche se non per tutti i settori industriali, né per tutti i comparti. La borsa riflette queste prospettive e le aziende considerate potenziali beneficiarie dell’ondata di innovazione vengono premiate con grandi aspettative anticipate e i prezzi delle loro azioni macinano un record dopo l’altro.

Al contrario, i titoli delle imprese che non traggono vantaggio diretto dai progressi tecnologici vengono ignorati: troppo noiosi! È esattamente ciò che sta accadendo oggi. Le azioni dei grandi colossi It statunitensi dominano gli indici, mentre i titoli dei settori più “difensivi”, come i beni di consumo o il farmaceutico, quotano vicino ai minimi degli ultimi 10 anni. Il punto è dunque: quanto durerà l’entusiasmo per l’Ai sui mercati azionari? Impossibile saperlo. Le nuove importanti aree in crescita attraggono naturalmente gli investitori, ma non c’è boom che non finisca, prima o poi, in un eccesso e, infine, in lacrime. È stato così durante l’euforia di internet all’inizio del millennio, nonostante nei decenni successivi siano state superate persino le aspettative più audaci. Molti di coloro che sembravano averne approfittato sono caduti in disgrazia, mentre altri si sono affacciati sul mercato.

Non tutti possono vincere

In fondo, ciò risponde in parte a una domanda che in questi giorni ci viene posta spesso da clienti e investitori: «Perché siete relativamente cauti nei vostri investimenti nel settore tecnologico? Perché non investite in Nvidia?». A questi quesiti rispondiamo che non ci sentiamo in grado di valutarne in modo sufficientemente serio le prospettive di redditività nel lungo periodo. Sì, Nvidia è senza dubbio un’azienda eccellente, con un management di altissimo livello. E anche i risultati più recenti sono stati ancora una volta impressionanti! A nostro avviso, però, esistono più scenari che potrebbero dimezzare il prezzo dell’azione che non circostanze tali da farlo raddoppiare di nuovo. Nessun settore è così dirompente come quello tecnologico. In nessun altro ambito i vincitori di oggi diventano così rapidamente i perdenti di domani. Non è detto che accada necessariamente a Nvidia, ma potrebbe. Gli enormi investimenti dei giganti tecnologici nell’Ai dimostrano quanto sia forte la preoccupazione dei loro vertici di perdere terreno nella corsa verso le future aree di business – aree di cui oggi nessuno conosce davvero la redditività. Una cosa è certa: non possono esserci solo vincitori. E non ci saranno solo vincitori! Ne siamo pienamente consapevoli. L’hype di internet all’inizio del millennio, le enormi aspettative di allora e la dolorosa fine del boom, l’hangover finale: quella fase è stata estremamente importante per noi come investitori e per quella che all’epoca era una Flossbach von Storch ancora giovane.  Abbiamo imparato quanto sia importante non costruire castelli in aria, non illudere noi stessi e i nostri clienti con falsi traguardi, restare fedeli a noi stessi e avere una chiara filosofia di investimento. Chi investe denaro in borsa, soprattutto per conto di altri, deve essere umile, e restarlo.

 

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