A Michaela Camilleri, responsabile del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, Fondi&Sicav ha chiesto di fornire un quadro generale sulla situazione dei fondi pensione italiani.
Qual è la dimensione dei fondi pensione in Italia e qual è stato lo sviluppo negli ultimi anni? Ci sono delle proiezioni sull’andamento tendenziale?
«Secondo gli ultimi dati Covip sul giugno 2026, le posizioni in essere presso i fondi pensione superano quota 12 milioni. Al netto delle posizioni multiple di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, il totale degli iscritti sfiora gli 11 milioni (nel 2007 erano 4,6). In termini patrimoniali, le risorse in gestione ammontano a 273,2 miliardi di euro, così suddivise: 86,6 miliardi in capo ai fondi negoziali, 72 ai fondi preesistenti, 45,9 ai fondi aperti, 61,9 miliardi ai Pip, piani individuali pensionistici di tipo assicurativo, e 6,9 ai Pip “vecchi”. Guardando allo sviluppo degli ultimi anni, il patrimonio dei fondi pensione è più che quadruplicato, passando da 58 miliardi del 2007, anno di avvio della riforma della previdenza complementare, a 262 del 2025 (+353%), per una crescita media dell’8,8% su base annua. Le nuove norme introdotte quest’anno dal governo, come l’adesione automatica dei lavoratori dipendenti del settore privato (domestici esclusi) di prima assunzione a partire dal 1° luglio 2026, e quelle allo studio potrebbero generare ulteriori rafforzamenti patrimoniali, che, secondo le stime da noi elaborate, si possono quantificare in oltre 24 miliardi di patrimonio aggiuntivo nei prossimi otto anni».
L’offerta tra fondi pensione negoziali, aperti e Pip è simile?
«I fondi pensione operanti alla fine del 2025 sono 273, così suddivisi: 33 fondi negoziali, 38 fondi aperti, 71 Pip cosiddetti “nuovi” e 131 fondi preesistenti. Nel complesso, l’offerta dei fondi pensione si compone di 655 comparti di investimento, di cui oltre la metà costituiti da comparti garantiti (233) e obbligazionari (111). Nelle diverse tipologie di forme pensionistiche, un maggiore equilibrio dell’offerta si registra nei fondi aperti e nei Pip, mentre le linee azionarie sono offerte solo dai due terzi dei fondi negoziali (23 comparti su 102) e da un quarto dei fondi preesistenti (22 comparti su 184). A fine 2025 i fondi pensione che offrivano piani di tipo “life-cycle” erano poco diffusi: 11 fondi negoziali su 33 per un totale di 75.300 posizioni (circa il 7,6% delle posizioni complessive di tali fondi e l’1,7% di quelle totali del settore); 11 fondi aperti su 38, con un numero di posizioni in essere pari a 450.000 (il 31,6% del totale delle posizioni riferite a tali fondi e il 19,9% di quelle totali del settore); 23 Pip su 71 (55 con più di una linea di investimento). Tuttavia, con l’introduzione del “life-cycle” come scelta di default per gli aderenti automatici iscritti dal 1° luglio 2026, nei prossimi mesi tutti i fondi pensione dovranno prevedere questa opzione di investimento, tenendo conto dell’orizzonte temporale dell’investimento e dell’età anagrafica dell’aderente e adeguandosi alle disposizioni dell’Autorità di Vigilanza».

