I primi giorni del nuovo anno, dal punto di vista della politica internazionale, sono stati abbastanza turbolenti, a conferma del fatto che un nuovo regime è iniziato. In una fase di riallineamento geopolitico, a Tom O’Hara, investment director European Equities di Gam, Fondi&Sicav ha chiesto quali sono le prospettive per le azioni europee.

Qual è il vostro posizionamento sul mercato europeo per il 2026? Dall’inizio dell’anno c’è qualcosa che vi ha sorpreso?

«Dalla fine della pandemia e dallo scoppio della guerra in Ucraina, la nostra lettura di quanto stava succedendo è stata che si era dinnanzi a una nuova guerra fredda e a un riallineamento geopolitico. Questa visione top-down ci ha portati a concludere che si stava delineando uno scenario in cui sarebbero state favorite le industrie ritenute strategicamente critiche, tra le quali i materiali e la difesa. È dal 2022 che nelle nostre decisioni d’investimento abbiamo deciso di sovrappesare i titoli di questi comparti e di quelli affini, sottopesando, contestualmente, i consumi. Tuttavia, devo ammettere che ci ha sorpresi un po’ la reazione del mercato che ha favorito il nostro posizionamento di portafoglio, probabilmente alla luce degli eventi che hanno segnato i primi giorni del 2026. Il riferimento riguarda la decisione del presidente americano, Donald Trump, di inviare gli agenti della Delta Force a Caracas, in Venezuela, per catturare il presidente Nicolas Maduro. È stata un’ulteriore conferma che aveva preso il via una nuova era, quella dell’”hard power”, ossia l’uso della coercizione militare ed economica per esercitare pressione sul comportamento di organismi politici o di stati. Pochi giorni dopo, sempre Trump, ha minacciato la Groenlandia e con essa l’Europa, il suo storico alleato».

E come si è tradotto tutto ciò nei corsi azionari?

«Da gennaio i titoli industriali, quelli della difesa e i semiconduttori hanno sovraperformato, mentre i consumi sono andati nella direzione opposta. È stato un inizio d’anno per noi molto positivo: al caso Venezuela si sono poi aggiunte le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia, che hanno spiazzato l’Europa incapace di rispondere a quelle intimidazioni con fermezza, probabilmente consapevole della sua debolezza e della mancanza di una difesa adeguata. C’è poi un’altra riflessione che vorrei fare in merito a quanto si è visto sui mercati negli ultimi 12 mesi: la volatilità legata a eventi geopolitici ha alimentato ulteriormente il “debasement trade”, per il timore che il valore di una valuta fiat come il dollaro si indebolisca, in favore di asset come l’oro e il rame (rispettivamente +50% e +35% in sei mesi)».

 

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