Fondi&Sicav ha chiesto a Mauro Valle, head of fixed income di Generali Asset Management, alcune riflessioni sulle opportunità che il mercato del reddito fisso offre nell’attuale contesto macroeconomico.

Quali sono le possibili ricadute della guerra nel Golfo?

«La conseguenze del conflitto in Medio Oriente sono destinate ad avere effetti persistenti sull’economia globale. Rispetto all’inizio dell’anno, lo scenario macro appare oggi più debole, con crescita del Pil più contenuta, inflazione più elevata e banche centrali più restrittive. Resta da verificare se l’economia globale riuscirà a mantenere una buona resilienza, sostenuta da fattori strutturali come gli investimenti in intelligenza artificiale e nella difesa, oppure se prevarranno rischi di rallentamento più marcati. La guerra in Iran rischia di produrre uno shock stagflativo legato ai prezzi energetici elevati, con effetti negativi, sia sul ciclo economico, sia sull’inflazione. Tuttavia, rispetto allo shock del 2022, l’impatto dovrebbe risultare più contenuto grazie a condizioni iniziali più favorevoli e a una maggiore resilienza della domanda. Resta comunque il rischio che flussi limitati di materie prime dall’area del Golfo e prezzi persistentemente elevati possano amplificare le pressioni inflazionistiche e deprimere la crescita in misura più che proporzionale».

Che cosa vi attendete dall’economia americana e da quella europea?

«Negli Stati Uniti, la nostra stima di crescita attesa per il 2026 si attesta intorno al 2,1%, ma i dati più recenti segnalano un quadro meno solido rispetto alle attese. Dopo l’accelerazione dell’inflazione osservata nei mesi precedenti, il livello dei prezzi è destinato a rimanere elevato, mentre il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di tenuta. In questo contesto, la Fed appare orientata a mantenere i tassi invariati nel breve e potrebbe considerare la possibilità di un rialzo verso la fine dell’anno o l’inizio del prossimo. L’insediamento del nuovo presidente Warsh potrebbe però favorire, nel tempo, un orientamento leggermente più accomodante. Nell’area euro il quadro macroeconomico è in progressivo rallentamento come indicato dai dati Pmi, accompagnato da pressioni sui prezzi. L’inflazione, uscita in aprile al 3%, dovrebbe consolidarsi su questi livelli anche nei mesi successivi, se il petrolio si stabilizzasse intorno i 100 dollari. In questo caso la Bce si muoverebbe all’interno dello scenario base delineato, che implica la possibilità di fare sino a due rialzi nel corso dell’anno. Nel loro scenario avverso, con prezzi dell’energia più elevati e inflazione che punta al 4%, la Bce si troverebbe costretta a considerare sino a quattro rialzi per tenere ferme le aspettative d’inflazione nel medio termine.  Al momento le attese sono per un paio di rialzi nel corso dell’estate».

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