Il gin piace sempre di più agli italiani e i produttori rispondono con ricette sempre più originali.

Pomodoro, basilico, agrumi, erbe aromatiche e persino Aceto Balsamico Tradizionale di Modena entrano tra le botaniche.

Nel 2025 il gin ha raggiunto 106 milioni di euro di vendite nella GDO italiana, con una crescita del 7,7% rispetto all’anno precedente. La grappa, pur rimanendo davanti per valore con 126 milioni di euro, ha invece perso il 6,6%. Il dato racconta bene la direzione del mercato: mentre alcuni distillati tradizionali rallentano, il gin continua a conquistare spazio.

E dietro la crescita non ci sono soltanto i grandi marchi internazionali. Il gin italiano sta costruendo una propria identità, sempre più legata al territorio e alla sperimentazione.

La parola chiave? Originalità.

Dal Made in Italy al gin gastronomico

Ginepro, agrumi, erbe e spezie sono ormai ingredienti familiari. Ma alcuni produttori italiani hanno deciso di spingersi molto oltre, trasformando prodotti tipici della cucina italiana in vere e proprie botaniche.

Il risultato sono gin particolari, pensati non solo per il classico Gin Tonic ma anche per la miscelazione e per un consumo più curioso e gastronomico.

Tra i protagonisti di questa tendenza c’è il gin al pomodoro.

Gin al pomodoro: sì, esiste davvero

Si chiama Moletto Gin ed è prodotto in Veneto. La sua caratteristica più sorprendente è proprio il pomodoro, utilizzato come botanica distintiva insieme al ginepro.

La ricetta comprende inoltre rosmarino, menta, basilico e cedro, costruendo un profilo decisamente mediterraneo. Il produttore lo descrive come un gin capace di unire ginepro alpino e macchia mediterranea alla particolare nota del pomodoro.

La gradazione è di 43% vol. e il gin può essere gustato sia liscio sia utilizzato come base per cocktail.

Insomma, il pomodoro non è soltanto un elemento scenografico: è parte integrante dell’identità aromatica del distillato.

Ed è proprio questo il punto interessante del nuovo gin italiano: portare nel bicchiere sapori che normalmente associamo alla cucina.

Il gin all’Aceto Balsamico nasce a Modena

Se il pomodoro sorprende, il passo successivo è ancora più curioso.

A Modena nasce infatti il Mòdna Balsamic Gin, prodotto dall’Acetaia Molinari e caratterizzato dall’utilizzo di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP.

Qui il territorio diventa protagonista assoluto: l’acetaia racconta di aver acquisito nel 2020 una storica struttura risalente al 1960, con botti che hanno oltre 60 anni di storia.

Il risultato è un gin che prova a mettere insieme due mondi apparentemente lontani: la tradizione del Balsamico e quella, più internazionale, del gin.

Mòdna Balsamic Gin: 49 gradi e otto botaniche

Il Mòdna Balsamic Gin ha una gradazione di 49% vol. e viene realizzato con otto botaniche: ginepro, arancia dolce, fiori d’arancio, cassia, china, giaggiolo, rabarbaro e Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP.

Il profilo aromatico combina quindi note agrumate, floreali, speziate, resinose e balsamiche.

Un prodotto decisamente diverso dal classico London Dry e che punta sulla riconoscibilità del territorio.

Il dettaglio che fa la differenza

L’elemento più affascinante è probabilmente proprio quello legato all’Aceto Balsamico Tradizionale.

Secondo il produttore, l’aceto utilizzato proviene da botti risalenti al 1960. Non si tratta quindi semplicemente di aggiungere un richiamo al territorio sull’etichetta: il Balsamico diventa parte della ricetta e dell’identità del gin.

I gin italiani più conosciuti: da Malfy a Engine

Accanto alle produzioni più eccentriche, il panorama italiano comprende anche brand che hanno contribuito a portare il gin Made in Italy sui mercati internazionali.

Tra i nomi più conosciuti c’è Malfy, brand italiano super-premium che Pernod Ricard presenta come uno dei protagonisti della categoria a livello globale. Il marchio ha costruito gran parte della propria identità sull’immaginario italiano, dalla Costiera Amalfitana al design delle bottiglie.

Tra le etichette italiane che hanno conquistato una forte riconoscibilità nel mondo del gin ci sono inoltre Engine, con il suo caratteristico immaginario legato al Piemonte, e diverse produzioni artigianali che puntano su botaniche e ingredienti regionali.

Il punto, però, non è soltanto la notorietà del marchio.

È la capacità di raccontare un luogo, un ingrediente o una storia italiana attraverso un distillato.

Perché il gin italiano continua a crescere

Il successo del gin sembra inserirsi in una trasformazione più ampia del mercato degli spirits.

Secondo Federvini, nel 2025 la crescita del gin nella GDO italiana è stata del 7,7% a valore. E anche nel primo trimestre 2026 il gin ha continuato a crescere, mentre la grappa è rimasta in territorio negativo.

La sfida per i produttori italiani è quindi trasformare questa crescita in una vera identità di categoria.

E qui entrano in gioco territorio, botaniche e storytelling.

Perché un gin al pomodoro può incuriosire. Un gin al Balsamico può sorprendere. Ma se dietro la bottiglia c’è una storia credibile, il prodotto può diventare qualcosa di più di un semplice distillato.