L’outlook di Loredana La Pace, Managing Director e Country Head di Goldman Sachs Asset Management
Il 2021 è stato un anno di forte crescita per l’economia globale. Che cosa attendersi dal 2022 su questo fronte?
«Dopo un 2021 all’insegna della ripresa per l’economia globale, il 2022 sarà un anno di transizione. Parallelamente alla riduzione del sostegno fornito dalle politiche monetarie e fiscali, ci attendiamo che la ripresa globale, pur restando solida, subisca un rallentamento. Secondo le nostre stime, la crescita del Pil mondiale dovrebbe attestarsi al di sopra del potenziale di lungo periodo di oltre un punto percentuale, intorno al 4,5%1. Tuttavia, non tutti i paesi cresceranno allo stesso ritmo. In particolare, ci attendiamo una marcata decelerazione in Cina e Brasile, a causa di fattori specifici di queste economie».
1Fonte: Goldman Sachs Global Investment Research e Goldman Sachs Asset Management. Al 9 dicembre 2021.
Pensate che, guardando all’inflazione e alle politiche monetarie, il 2022 segnerà un cambiamento?
«In generale, ci aspettiamo che l’inflazione rimanga elevata per qualche tempo, per poi attenuarsi nella seconda metà del 2022, tornando più in linea con i livelli target delle banche centrali. In questo quadro, che rappresenta il nostro scenario base, crediamo che le principali banche centrali inizieranno a seguire l’esempio recente della Boe e a normalizzare nel corso del prossimo anno la politica monetaria, ma adottando approcci diversi fra loro. Ci attendiamo, infatti, un maggiore inasprimento dei tassi di interesse da parte della Fed e della Boe, rispetto a Bce e Boj, che appaiono intenzionate a operare con un approccio più paziente».
Guardando ai mercati, come vi posizionate sulle diverse asset class?
«Le azioni rimangono la nostra asset class preferita per il 2022, con un focus sull’Europa rispetto agli Usa a livello tattico, anche se sul piano strategico continuiamo a sottolineare l’importanza di un portafoglio ben diversificato, sia in termini geografici, sia di capitalizzazione di mercato. Tuttavia, nel lungo periodo i rendimenti azionari potrebbero essere più moderati rispetto a quanto visto in passato, considerando le valutazioni più elevate, una crescita economica più moderata e i tassi di interesse al rialzo. A nostro avviso, nel 2022 gli utili societari continueranno a essere il primo propulsore per la crescita del comparto. In generale, preferiamo l’equity al credito e propendiamo marginalmente per quest’ultimo rispetto ai titoli di stato, perché i tassi di interesse, seppure in salita, rimarranno ai livelli minimi (se non negativi) quando aggiustati per l’inflazione. Infine, la nostra view sulle materie prime rimane nel complesso costruttiva e, in particolare, crediamo che i metalli base saranno uno dei principali beneficiari della decarbonizzazione e degli impegni assunti a livello globale sul fronte delle infrastrutture».
Sull’equity, qual è la vostra view su azionario emergente e sviluppato?
«Nel corso del 2021, i paesi i emergenti sono rimasti molto indietro in termini di riaperture e crescita rispetto ai paesi avanzati e ciò ha particolarmente pesato sul sentiment degli investitori. Nel 2022, i differenziali di crescita dovrebbero muoversi a favore delle economie emergenti, che presentano margini di incremento superiori rispetto a quelle sviluppate, grazie al rapido avanzamento delle vaccinazioni, destinato a favorire la ripresa in settori chiave per questi mercati. Il miglioramento del contesto macroeconomico dovrebbe sostenere i flussi verso l’universo azionario emergente. La prospettiva di un brusco rallentamento della crescita cinese e di un aumento importante dei rendimenti dei Treasury statunitensi possono rappresentare due importanti rischi per questo comparto. Tuttavia, non tutti i paesi sono ugualmente esposti a questi fattori e per questo motivo ci aspettiamo performance eterogenee a livello regionale. La selettività rimarrà quindi fondamentale. Per quanto riguarda l’azionario dei mercati sviluppati, siamo convinti che continuerà a guadagnare terreno nel 2022, complici i tassi di interesse bassi o negativi, un elevato premio per il rischio azionario e flussi alla ricerca di rendimenti reali positivi. In una prospettiva a più lungo termine, prevediamo invece un mercato più piatto, con rendimenti aggregati più contenuti, un range di volatilità più ampio e minori divergenze a livello regionale. I differenziali in termini di utili e rendimenti sui mercati internazionali tenderanno probabilmente a ridursi rispetto a quanto osservato nel ciclo economico precedente».
I megatrend rimangono una soluzione sempre valida all’interno del contesto attuale?
«Certamente. Per definizione, i megatrend (o trend secolari) sono fenomeni di portata globale che trasformano i processi o introducono nuove modalità ed esigenze: non si esauriscono in breve tempo e non sono circoscritti a un’area geografica specifica. Investire nei trend secolari significa puntare su quelle tendenze che cambiano lo scenario economico globale in modo profondo e permanente. Questi trend hanno tre caratteristiche ben definite: rappresentano un’ottima opportunità per diversificare una più tradizionale allocazione azionaria contribuendo ad abbassare il beta di portafoglio, limitano l’emotività degli investitori, grazie all’orizzonte temporale di lungo periodo, e, infine, consentono l’accesso a rendimenti potenzialmente elevati. Siamo convinti che puntare sulle aziende che potrebbero beneficiare di questi trend possa fornire agli investitori importanti opportunità di crescita a lungo termine».
Come conciliate, in termini di soluzioni, la necessità di stare al passo con le tendenze che stanno trasformando il panorama d’investimento?
«In Goldman Sachs Asset Management abbiamo identificato quattro principali trend di crescita secolare: l’innovazione tecnologica, il futuro del settore sanitario, la sostenibilità ambientale e la generazione dei nuovi consumatori. A ognuno di essi corrisponde una strategia azionaria tematica. Si tratta di soluzioni orientate al futuro, che mirano a identificare aziende innovative e con valutazioni interessanti, in linea con le tendenze che abbiamo individuato. Guardando a queste tematiche più da vicino, l’avanzamento tecnologico sta avendo un impatto dirompente e trasversale in molteplici settori dell’economia, creando opportunità di crescita strutturali e cambiando radicalmente il nostro modo di vivere e lavorare. Nel prossimo decennio, ci aspettiamo che la tecnologia abbia un’influenza ancora maggiore sull’economia globale di quanta ne abbia avuta negli ultimi 10 anni. In questo ambito, guardiamo oltre i colossi tecnologici a più elevata capitalizzazione di oggi, per scoprire i leader hi-tech di domani. Riguardo alla sanità, riteniamo che sia uno dei settori maggiormente in evoluzione. In questo campo, le nuove tecnologie hanno permesso un taglio dei costi e migliorato gli esiti per i pazienti. Ci concentriamo in particolare sul potenziale di crescita dei progressi nella genomica, nella medicina di precisione, nell’assistenza sanitaria digitale e nella chirurgia robotica. La terza area individuata è la sostenibilità ambientale, un ambito nel quale abbiamo raggiunto un punto di svolta in cui il supporto di governi, aziende e consumatori non è mai stato così vasto e unito. Crediamo, infatti, di essere solo agli inizi di una rivoluzione ambientale che pensiamo avrà la stessa portata della rivoluzione industriale e la velocità di quella digitale. Infine, ci concentriamo sull’impatto delle nuove generazioni, in particolare dei millennial (i nati fra il 1980 e il 1999), sui modelli di consumo globali. Siamo infatti convinti che questa generazione, la più numerosa e più ricca a livello globale, stia avendo un forte impatto sulle dinamiche di consumo globali, spingendo le aziende a plasmare i loro modelli di business per adattarsi alle loro preferenze di spesa. Per concludere, è importante sottolineare il ritmo sempre più serrato con cui stanno avanzando l’adozione delle nuove tecnologie e l’innovazione, in quanto riteniamo che questo fattore giocherà a vantaggio di sanità, tecnologia e dei settori maggiormente orientati al consumo, generando una serie di interessanti opportunità idiosincratiche».

