Il Regno Unito presenta oggi un quadro relativamente simile a quanto si registra nell’Eurozona e lo dimostra un breve sguardo sull’andamento del prodotto interno lordo negli ultimi anni.
Nel 2023, infatti, in seguito all’esplosione dell’inflazione e del conseguente rialzo dei tassi, portati dalla Banca centrale al picco del 5,25% nell’agosto del 2023 e poi tenuti a quel livello per un anno, la crescita rallentò fino a un modestissimo +0,3%; fu registrata anche una recessione tecnica, cioè un calo del Pil per almeno due trimestri consecutivi. Però già nel 2024 si era tornati a +1,1%, mentre le previsioni per quest’anno e il prossimo si posizionano su cifre in linea con il livello stimato per l’Eurozona, ossia un incremento dell’output dell’economia nell’ordine del 1–1,5%.
Un risultato da non buttare via
Questo risultato, tutto sommato, non è da buttare via: la Gran Bretagna, infatti, ha continuato in questi anni a posizionarsi come un modello intermedio tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea, senza però il dinamismo tecnologico dell’altra parte dell’oceano. È un sistema in cui i consumi rappresentano circa il 61% del Pil e nel quale l’inflazione è robusta; ugualmente il deficit delle partite correnti e i tassi di interesse tendono a gravitare a un livello di equilibrio più elevato, rispetto al resto del Vecchio continente. Attualmente la Bank of England ha posizionato il costo del denaro al 3,75% e pochi analisti sono convinti che l’anno prossimo scenderà di più di 50 punti base.
Il debito pubblico/Pil al 101%
Peraltro, negli ultimi 15 anni il deterioramento del quadro fiscale è stato robusto con il rapporto debito pubblico/Pil attualmente intorno al 101%. A tutto ciò hanno contribuito diversi fattori. Sicuramente il progressivo aumento della spesa pubblica improduttiva, con il preciso intento di mantenere i consumi, ha fatto la sua parte, come è avvenuto in quasi in tutto l’Occidente (e non solo). Contemporaneamente, però, non si può dimenticare che quest’anno le spese per gli interessi pagati dal cancelliere dello scacchiere (il ministro del Tesoro) hanno toccato 100 miliardi di sterline. A questo fattore va aggiunto il quantitative tightening dell’ultimo triennio, che ha ridotto i bilanci della Banca centrale di circa 270 miliardi di pound. Diversi titoli di stato, che erano stati comprati quando i rendimenti erano bassissimi, sono stati rivenduti dalla BoE a prezzi più bassi e le perdite così generate sono state coperte dal bilancio statale, fatto che chiaramente ha pesato non poco sui conti pubblici.
Una tenuta decorosa
Nonostante questa situazione, l’economia britannica ha tenuto in maniera più che decorosa e largamente meglio di quanto si poteva ipotizzare tre anni fa dopo il famigerato momento Truss. All’epoca, infatti, l’ex premier conservatrice scatenò la più grande ondata di volatilità sui Gilt della storia, annunciando un programma di taglio alle tasse insostenibile, in particolar modo in una fase (ottobre 2022) in cui l’inflazione superò l’11%. Nel complesso, gli asset britannici hanno ben performato: nel 2025 la divisa nazionale ha perso qualcosa sull’euro, ma si è comunque rafforzata sul dollaro che è passato da circa 1,25 a 1,35 per sterlina. Il Ftse 100, dall’altra parte, ha offerto un rendimento intorno al 20% dopo due anni piuttosto piatti.
Disoccupazione al 5%
Certamente l’orizzonte non è privo di nubi da tenere sott’occhio. Ad esempio, la disoccupazione ormai è posizionata intorno al 5%, ai massimi degli ultimi quattro anni. Anche in questo caso il dato non costituisce certo un unicum del Regno Unito e solo il tempo dirà se si tratta di uno sviluppo preoccupante o invece di un processo di aggiustamento fisiologico del mercato del lavoro dopo gli anni che hanno fatto immediato seguito alla riapertura post-pandemia, che sono stati caratterizzati da una marcata scarsità di manodopera a livello globale.
“Molto rumore per nulla”
Inoltre, come molte altre nazioni europee, la Gran Bretagna è profondamente divisa politicamente e a rischio di non essere competitiva nei settori del futuro. Al tempo stesso, però, i punti di forza del sistema locale continuano a generare una buona quantità di ricchezza e di dinamismo. Il 2026 costituirà anche il decimo anniversario della Brexit e si può essere tentati di liquidarlo con una citazione shakespeariana: “molto rumore per nulla”. La Gran Bretagna oggi, nei suoi pregi e nei suoi difetti, è più europea che mai.

