L’incredibile storia di crescita dei colossi statunitensi dell’economia di internet ha visto in questo 2022 una notevole battuta di arresto, quanto meno a livello di valutazioni borsistiche.
In questo ambito, si è spesso utilizzato l’acronimo Fang, anche se probabilmente ha più senso, per riferirsi a un trend di concentrazione impressionante in termini di peso economico e performance borsistiche in poche e potentisisme società dell’economia digitale, parlare di Faamg come sottolinea Alberto Artoni, portfolio manager Us Equity di AcomeA Sgr: «Era il 2013 e Jim Cramer, volto noto della Cnbc e storico presentatore della trasmissione tv “Mad Money”, coniò l’acronimo Fang riferendosi a quattro aziende (Facebook, Amazon, Netflix e Google), accomunate dal grande potenziale di crescita grazie all’elevato contenuto tecnologico. Negli anni l’acronimo fu modificato in Faamg, includendo Apple e Microsoft a spese di Netflix, la cui capitalizzazione di borsa era meno rilevante rispetto alle cinque più grandi aziende dello Standard&Poors). Il nuovo acronimo riflette i successi di Apple nei servizi (contenuti, pagamenti, ecc…) e quelli di Microsoft nel cloud».
Un’elevata volatilià
Al di là dei risultati pessimi dello scorso trimestre e di un’elevata volatilità pure in quest’ultimo ottobre caratterizzato da un forte rimbalzo dei mercati in generale, questa continua sotto-performance dei titani di internet induce a preoccupazioni strutturali non indifferenti. In passato si parlava per le Faamg di un modello definibile come utility ad alta crescita. Tale definizione sembrava adattarsi a gruppi in grado di fornire servizi fondamentali, in condizioni ormai di quasi oligopolio (grazie alle dimensioni raggiunte), ma con però davanti ancora margini di crescita notevolissimi. In realtà l’ultimo anno ha portato alla luce qualche crepa in tale paradigma. Artoni da una parte ricorda che in realtà il rischio di obsolescenza tecnologica e di perdita della propria posizione dominante è sempre dietro l’angolo: «Con la sola eccezione di Apple, che pure non ha brillato, le altre quattro megacap hanno profondamente deluso le attese, con una conseguente performance fortemente negativa dopo la comunicazione dei risultati. Meta è stata sicuramente la peggiore, perché, oltre a confermare i timori legati all’andamento del business (penalizzato dalle tutele delle privacy introdotte da Apple e da una sempre maggiore concorrenza tra i social media), ha annunciato un rinnovato impegno a effettuare ingenti investimenti nel Metaverso, senza offrire però una visione su come e quando questa strategia potrà eventualmente generare dei ritorni».

