di Daniel Zanin, senior analyst, investment research, Invesco
e David Aujla, portfolio manager, Invesco
A inizio luglio, l’economia globale resta in un regime di rallentamento: la crescita è ancora superiore al trend, ma continua a perdere slancio. Il calo dei prezzi dell’energia e una politica monetaria più restrittiva hanno ridotto le aspettative di inflazione, mentre l’aumento dei tassi reali segnala condizioni finanziarie più rigide. Manteniamo quindi un sovrappeso al rischio azionario rispetto al reddito fisso, ribadendo l’importanza della diversificazione geografica e settoriale.
Segnali di rallentamento
Gli asset rischiosi hanno registrato una pausa nella sovraperformance, pur in un contesto di fondamentali ancora solidi, con il superciclo dell’intelligenza artificiale che continua a sostenere gli utili: nel primo trimestre 2026, l’85% delle società dell’S&P 500 ha superato le stime sugli utili per azione, con il settore informatico in crescita del 54%. Anche le indicazioni per il secondo trimestre restano favorevoli. Sul fronte geopolitico, gli sviluppi in Medio Oriente sono migliorati grazie a trattative per il cessate il fuoco e accordi di pace, mentre lo Stretto di Hormuz ha ripreso il transito delle petroliere. I flussi restano però inferiori ai livelli pre-conflitto e i danni alle infrastrutture energetiche mantengono incertezza sui tempi di normalizzazione, con il rischio che i prezzi dell’energia restino elevati più a lungo. La crescita globale, misurata dagli indicatori economici anticipatori, resta sopra il trend, ma in rallentamento. Gli Stati Uniti rimangono l’area più resiliente, mentre le economie sviluppate ex-Usa mostrano un percorso simile di moderazione, con una fiducia dei consumatori ancora debole. Il nostro framework conferma quindi un regime di rallentamento, caratterizzato da crescita superiore al trend e propensione al rischio in decelerazione.
le aspettative d’inflazione
Il momentum dell’inflazione ha rallentato in modo significativo, soprattutto grazie al calo dei costi energetici L’allentamento delle pressioni sui prezzi, insieme a un orientamento più restrittivo delle banche centrali, ha ridotto le aspettative di inflazione a breve termine: gli swap sull’inflazione sono scesi di quasi 60 punti base dall’inizio del mese e anche i tassi di pareggio si sono mossi nella stessa direzione. Il calo delle aspettative di inflazione si è accompagnato a un aumento dei tassi reali, segnalando un cambiamento nell’equilibrio dei rischi macroeconomici. Le pressioni inflazionistiche legate all’energia si stanno attenuando, mentre la politica monetaria restrittiva è diventata il principale vincolo per i mercati, irrigidendo le condizioni finanziarie. Per gli asset allocator, tassi reali più elevati frenano l’assunzione di rischio, ma rafforzano il ruolo della duration come strumento di diversificazione del portafoglio.
DOLLARO MENO ATTRATTIVO
Dopo il calo dei prezzi dell’energia, anche il segnale sul dollaro statunitense è cambiato, riflettendo il miglioramento dei dati economici internazionali. Il sentiment è migliorato soprattutto in Europa, sostenuto da prezzi energetici più stabili, mercato del lavoro resiliente e consumi stabili. Ciò riduce l’attrattiva del dollaro e favorisce una preferenza più equilibrata tra Stati Uniti e mercati sviluppati ex-USA, nonché tra mercati sviluppati ed emergenti. A livello valutario, quindi, il posizionamento sul dollaro statunitense passa da sovrappeso a sottopeso.

