di Daniel Zanin, senior analyst, investment research, Invesco e David Aujla, portfolio manager, Invesco

I mercati azionari globali, del credito e dei titoli di stato hanno generato rendimenti positivi a maggio, nonostante il conflitto irrisolto tra Stati Uniti e Iran e la continua chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha prolungato a quattro mesi consecutivi lo shock dell’offerta energetica. In tale contesto, manteniamo un sovrappeso sul rischio azionario rispetto al reddito fisso ed enfatizziamo la diversificazione tra e all’interno delle asset class, anche se i rischi geopolitici rimangono elevati.

IL QUADRO MACROECONOMICO

Le nostre stime sulla crescita globale, basata su indicatori economici anticipatori, continuano a registrare livelli superiori al trend.  A livello regionale, gli Stati Uniti rimangono i più resilienti, sebbene il sentiment dei consumatori sia peggiorato su base mensile, mentre le famiglie continuano a fronteggiare l’aumento dell’inflazione.  Altre economie avanzate ex-Usa, in particolare l’Eurozona, pur restando sopra il trend, si sono ulteriormente indebolite, poiché i paesi importatori di petrolio continuano a subire elevate pressioni inflazionistiche derivanti dal persistente shock dell’offerta energetica. Di conseguenza, con una crescita economica globale sopra il trend accompagnata da una continua decelerazione dell’appetito per il rischio, il nostro framework resta in un regime di rallentamento.

Gli indicatori di momentum dell’inflazione rimangono positivi, guidati principalmente dagli input energetici. Questa dinamica continua ad avere implicazioni di politica monetaria, se i prezzi energetici più elevati si traducono in un’inflazione effettiva più alta, potenzialmente mettendo alla prova i mandati inflazionistici delle banche centrali. Guardando avanti, quanto più a lungo il conflitto Usa-Iran rimarrà irrisolto, con lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso, tanto più il rischio inflativo è destinato a persistere come minaccia significativa per i consumatori e per l’economia nel suo complesso.

LA FORZA DEGLI UTILI

SOCIETARI E L’AI

Tuttavia, nonostante uno scenario in cui rimangono elevati i rischi economici e inflazionistici, gli utili societari statunitensi sono rimasti resilienti. Con il 97% dei risultati pubblicati, la crescita degli utili anno su anno del primo trimestre per l’S&P 500 è stata del 28,6%. l’indice appare sulla buona strada per registrare il più alto tasso di crescita trimestrale degli utili dal quarto trimestre 2021. Questa crescita robusta, riflette lo slancio positivo legato al superciclo di adozione dell’Ai, con sette degli 11 settori in crescita a doppia cifra, guidati dai servizi di tecnologia dell’informazione e della comunicazione.

Il momentum del ciclo di adozione dell’Ai è evidente anche a livello regionale, in particolare scomponendo i driver dei rendimenti degli indici.  Ad esempio, Taiwan e Corea del Sud sono stati i principali contributori di performance dell’indice Msci Emerging Markets, mentre tre singoli titoli legati ai semiconduttori hanno rappresentato quasi i due terzi del rendimento totale mensile dell’indice. Nel complesso, le performance degli indici sono diventati sempre più dipendenti dal continuo slancio dell’adozione dell’Ai e riflettono meno i rischi geopolitici provenienti dal Medio Oriente. Inoltre, sebbene i rendimenti assoluti rimangano positivi, la propensione al rischio continua a decelerare, indicando una crescente possibilità di rallentamento della crescita futura.

RIALZISTI SUL DOLLARO USA

La nostra posizione sul dollaro Usa è passata da neutrale a rialzista, poiché il continuo deterioramento dei dati sulle sorprese economiche internazionali e la riduzione dei differenziali dei tassi di interesse forniscono sostegno alla valuta americana. Le regioni importatrici di petrolio, in particolare l’Eurozona, hanno registrato un deterioramento dei dati economici rispetto alle aspettative, a causa degli impatti negativi su vari settori causati dallo shock energetico. Il divario tra i tassi di interesse a breve termine non statunitensi e statunitensi si è ristretto, con le pressioni inflazionistiche che influenzano l’attrattività relativa dei tassi a breve non Usa rispetto a quelli americani.

PREFERENZA PER AZIONI USA

Le aspettative di un dollaro più forte supportano una maggiore preferenza per gli Stati Uniti, rispetto ai mercati sviluppati ex-Usa, e per i mercati sviluppati rispetto agli emergenti. Questi aggiustamenti regionali avvengono in un momento in cui, a nostro avviso, i rischi al ribasso per l’azionario non statunitense appaiono sottovalutati. Ad esempio, il persistente shock energetico, combinato con un biglietto verde potenzialmente più forte, amplifica i rischi per le economie dipendenti dalle importazioni di energia. Come argomentato, la performance dell’azionario emergente è diventata sempre più dipendente dal continuo sviluppo dell’Ai, con rendimenti ormai fortemente concentrati in un ristretto gruppo di paesi e settori legati alla produzione di semiconduttori.

POSIZIONAMENTO DEGLI INVESTIMENTI

In questo contesto, abbiamo mantenuto un orientamento complessivamente neutrale rispetto al benchmark, con un approccio di gestione del rischio piuttosto che uno spostamento verso una postura difensiva “risk off”. Questo posizionamento è progettato per preservare opzionalità ed enfatizzare la diversificazione, consentendo ai portafogli di rimanere impostati per cogliere ulteriori rialzi e per individuare, al contempo, opportunità di valore relativo all’interno delle asset class. In questo quadro di riferimento, restiamo moderatamente sovrappesati sull’azionario rispetto al reddito fisso, con enfasi su difensività e visibilità degli utili, piuttosto che su un’accelerazione ciclica. Per quanto riguarda le azioni, privilegiamo fattori difensivi, come qualità e bassa volatilità, che storicamente hanno performato bene nei regimi di rallentamento grazie a profili di flussi di cassa più stabili e minore sensibilità ai cambiamenti della crescita.

A livello settoriale, favoriamo esposizioni con caratteristiche difensive e fondamentali solidi, tra le quali It, sanità e beni di consumo primari, a scapito delle aree più cicliche. Dal punto di vista geografico, quindi, aumentiamo marginalmente la preferenza per gli Stati Uniti rispetto ai mercati sviluppati ex-Usa. Inoltre, alla luce di un dollaro più forte, modifichiamo l’inclinazione regionale per favorire sempre più i mercati sviluppati rispetto agli emergenti.

Nel reddito fisso manteniamo un moderato sottopeso al rischio di credito ed esposizione alla duration come strumento di gestione del rischio e copertura dal rallentamento della crescita. Data la persistenza del momentum inflazionistico, preferiamo i titoli indicizzati all’inflazione, rispetto ai Treasury nominali: consentiamo così ai portafogli di mantenere sensibilità alle dinamiche dei tassi reali, affrontando al contempo i rischi inflativi di breve termine.

A livello valutario, come già menzionato, le sorprese negative sulla crescita al di fuori degli Usa continuano a sostenere l’attrattiva del dollaro come copertura “risk off” e i tassi a breve più elevati negli Stati Uniti ne hanno aumentato l’attrattività relativa anche in termini di carry. Nei mercati sviluppati, manteniamo un sottopeso sulla sterlina britannica, sul franco svizzero, sul dollaro australiano, sul dollaro neozelandese e sulla corona svedese, mentre manteniamo posizioni di sovrappeso su euro, yen giapponese, dollaro canadese, corona norvegese e dollaro di Singapore.

Nei mercati emergenti, favoriamo valute ad alto rendimento con valutazioni relativamente attraenti, come la rupia indiana, la rupia indonesiana, il ringgit malese e il dollaro taiwanese; finanziamo queste posizioni con sottopesi sulla corona ceca, sul fiorino ungherese, sul peso messicano, sul renminbi cinese e sul rand sudafricano.

 

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