di Daniel Zanin, senior analyst, investment research, Invesco e Alessio de Longis, head of asset allocation, senior portfolio manager, Invesco
• La crescita globale torna a muoversi al di sopra del trend, con contributi positivi diffusi in tutte le regioni. Si torna a registrare un regime di espansione per la prima volta dal 2022.
• Viene aumentato il sovrappeso in azioni rispetto al reddito fisso, privilegiando i titoli ciclici, ma con un posizionamento più bilanciato tra value, momentum, small e mid cap. L’esposizione regionale è mantenuta neutrale tra Stati Uniti, mercati sviluppati ed emergenti rispetto a un’allocazione strategica di riferimento. Nel reddito fisso, si sovrappesa il credito, sottopesando la duration di portafoglio.
• Il dollaro americano è mantenuto in sottopeso.
Aggiornamento macroeconomico
I mercati globali hanno inaugurato il 2026 sulla scia di uno slancio positivo. Gli asset ciclici, che sono a maggiore leva operativa e sensibilità alla crescita, hanno registrato rialzi significativi nell’ultimo mese. I titoli value, small e mid cap hanno ampiamente sovraperformato caratteristiche più difensive come qualità, bassa volatilità e grande capitalizzazione. La propensione al rischio è stata alimentata da una crescita resiliente su scala globale, da un’inflazione stabile e da un contesto favorevole da parte della politica sia fiscale, sia monetaria. Il nuovo irripidimento delle curve dei rendimenti nei mercati sviluppati, con tassi a lungo termine superiori a quelli a breve termine di 70-100 punti base, è indicativo di condizioni di credito più favorevoli e aumentano le probabilità di un allungamento del ciclo.
Il nostro indicatore economico anticipatore globale suggerisce che la crescita stia guadagnando slancio in tutte le regioni, muovendosi al di sopra del trend per la prima volta dal 2022. Questo sposta il nostro framework macro verso un regime espansivo per l’economia globale.
Il miglioramento è stato generalizzato in quasi tutti i paesi coperti dal nostro quadro macroeconomico (Giappone, Regno Unito, Eurozona e mercati emergenti) tranne che per Stati Uniti e Cina. Per quest’ultima e gli Usa la crescita rimane positiva e stabile, ma senza ancora chiari segnali di un’accelerazione sostenuta. In termini di settori economici, il sentiment dei consumatori guadagna slancio, l’attività manifatturiera, gli indicatori del mercato immobiliare e le indagini sulle imprese stanno gradualmente raggiungendo un punto di svolta. Le pressioni inflazionistiche rimangono contenute, ma la notevole volatilità dei prezzi delle materie prime, in particolare metalli ed energia, potrebbe modificare il quadro dei prezzi nel breve termine.
Nel complesso, confermiamo un mix crescita-inflazione coerente con uno scenario “goldilocks”, favorevole agli asset rischiosi e alle esposizioni cicliche, con un potenziale maggiore per le azioni rispetto al credito, dati gli spread storicamente ridotti tra i settori.
Per concludere: una più ampia diversificazione tra comparti e regioni azionarie offre una strategia prudente per mantenere una posizione di sovrappeso sugli asset rischiosi, mitigando al contempo l’esposizione alle aree più costose dei mercati azionari statunitensi.
Posizionamento in termini di investimento
La transizione verso un regime di espansione per l’economia globale porta questo mese a diverse modifiche di portafoglio. Innanzitutto, viene aumentato il profilo di rischio rispetto all’allocazione strategica attraverso l’incremento del sovrappeso in azioni rispetto al reddito fisso. In merito a quest’ultima classe di attivo rimane un moderato sovrappeso al rischio credito, ma la duration passa da neutrale a sottopeso. Sui mercati azionari, si conferma un’esposizione sovrappesata ai settori ciclici, con una propensione al value e un sovrappeso sulle azioni a media capitalizzazione rispetto alle large cap.
Azioni
Con il miglioramento dell’economia e l’irripidimento delle curve dei rendimenti globali, si continua a prevedere una sovraperformance dei settori con una leva operativa più elevata. Pertanto, sono privilegiati i comparti finanziario, industriale, dei materiali e dell’energia a scapito di sanità, beni di prima necessità, servizi di pubblica utilità e tecnologia. La composizione regionale è in linea con il benchmark, nonostante i segnali contrastanti tra i principali driver di performance relativa tra azioni statunitensi, sviluppate (esclusi gli Usa) e dei mercati emergenti. Sebbene gli Stati Uniti continuino a mostrare il più forte slancio degli utili tra le regioni, le pressioni al ribasso sul dollaro, trainate dalla riduzione dei differenziali di rendimento, e le sorprese positive nella crescita globale, forniscono un sostegno compensatorio per i mercati azionari internazionali. Per tali ragioni, viene appunto mantenuta una posizione neutrale sui diversi paesi, in attesa di un allineamento più deciso dei driver macroeconomici.
Reddito fisso
Nel reddito fisso, manteniamo un moderato sovrappeso sul credito rischioso (per rischio si intende il prodotto fra duration e spread), per i rendimenti più elevati rispetto ai titoli investment grade e governativi, in un contesto di crescita in miglioramento e inflazione stabile.
Un’ulteriore compressione degli spread è altamente improbabile, ma un contesto macroeconomico stabile rimane favorevole per i mercati del credito e, più in generale, per i carry trade. Pertanto, si punta alla diversificazione tra prestiti ad alto rendimento, leveraged loan e debito in dollari dei mercati emergenti, mentre si sottopesa il credito investment grade e il governativo. Con la crescita globale che va sopra trend, si passa a una posizione di sottopeso sulla duration, prevedendo un continuo irripidimento delle curve dei rendimenti globali.
Il nostro posizionamento ribassista sul dollaro Usa favorisce anche il debito locale dei mercati emergenti e il reddito fisso non statunitense. A seguito dell’ampliamento dei breakeven da inizio anno, viene chiuso il sovrappeso sui Tips che vengono portati a un moderato sottopeso rispetto ai titoli del tesoro nominali.
Valute
Nei mercati valutari continua il sottopeso del dollaro Usa, per il restringimento dei differenziali di rendimento rispetto al resto del mondo e delle sorprese positive nei dati economici al di fuori degli Stati Uniti. Nei mercati sviluppati si privilegia l’euro, la sterlina britannica, la corona norvegese, il dollaro australiano e lo yen giapponese rispetto al franco svizzero, al dollaro canadese, alla corona svedese e al dollaro di Singapore.
Nei mercati emergenti vengono preferite le valute ad alto rendimento con valutazioni interessanti come il peso colombiano, il real brasiliano, la rupia indiana e la rupia indonesiana rispetto a valute a basso rendimento e più costose come il won coreano, il peso filippino, il baht thailandese e il renminbi cinese.
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