di Daniel Zanin, analyst, investment research, Invesco
Se esistesse un fattore comune tra le diverse civiltà nel corso dei millenni, probabilmente sarebbe ben rappresentato dall’osservazione e dallo studio della posizione degli astri, così come dal calcolo della periodicità degli eventi. Pensando agli antichi egizi, ma espandendo il pensiero fino ai maya, ancora oggi rimaniamo affascinati da quanto queste civiltà studiassero a fondo i fenomeni celesti e siamo colpiti da come questa conoscenza si sia tramandata fino ai giorni nostri.
Tra i fenomeni osservabili a occhio nudo, con molta probabilità l’eclisse solare rappresenta da sempre l’evento più maestoso al quale chiunque possa assistere, sia da studioso, sia da semplice spettatore. Ad aumentarne il significato c’è la rarità con cui essa si manifesta. Affinchè avvenga una netta sovrapposizione, infatti, Sole, Luna e Terra devono allinearsi perfettamente tra piano equatoriale celeste e piano dell’eclittica (il piano dell’orbita terrestre). Non è per nulla comune, dunque, che si verifichino le condizioni sufficienti e necessarie affinche ciò avvenga, ma quando succede, ne rimaniamo tanto affascinati quanto sorpresi, proprio come è accaduto lo scorso 8 aprile nel Nord e Centro America.
Ciò che oggi eredito da queste antiche civiltà è l’importanza dello studio degli eventi, nel mio caso, in chiave economica. Comprendere il passato e il presente può infatti aiutarci a meglio delineare il prossimo futuro. Ad esempio: come interpretare il fatto che la recessione, tanto anticipata durante il più significativo inasprimento monetario che la storia recente ricordi, non si sia ancora manifestata? Per rispondere al quesito proviamo a fare tesoro dello studio degli accadimenti pregressi.
Guardando alla storia americana (pre-Covid), e focalizzandoci sui picchi dell’inflazione, possiamo facilmente individuare quattro periodi chiave: maggio 1951, dicembre 1974, marzo 1980 e luglio 2008. Ciò che accomuna, però, soltanto tre di questi quattro esempi è il fatto di essere avvenuti in concomitanza o nelle immediate vicinanze di una recessione. Tutti tranne il picco del 1951. Come mai? Per analizzare questa eccezione, tuttavia, dobbiamo partire dal secondo conflitto mondiale.
Nell’aprile del 1942, su richiesta del dipartimento del Tesoro, la Federal Reserve decise di impegnarsi a mantenere bassi i tassi d’interesse. L’obiettivo era stabilizzare il mercato dei titoli e consentire al governo federale di finanziare il debito bellico a condizioni più vantaggiose. La Fed fu così costretta a rinunciare al controllo sulla dimensione del proprio portafoglio e, non meno importante, alla gestione della massa monetaria. La Fed mantenne, dunque, bassi tassi d’interesse, acquistando grandi quantità di titoli di stato e aumentando l’offerta di moneta.
Giunta la fine della seconda guerra mondiale, però, l’inflazione divenne rapidamente la principale preoccupazione per l’istituzione. Per porre freno alla spirale inflativa, nel marzo del 1951, il Tesoro e la Fed raggiunsero l’accordo di separare la gestione del debito pubblico dalla politica monetaria, ponendo così le basi per quella che sarebbe diventata la moderna gestione di politica monetaria.
Nei mesi a seguire, per raggiungere il proprio obiettivo, la Fed intraprese diverse azioni restrittive, tra le quali la limitazione nella circolazione del credito. Quest’ultima colpì soprattutto i produttori di beni durevoli e delle costruzioni. L’effetto finale fu di calmierare l’inflazione senza creare una recessione. Naturalmente, un po’ come per un’eclissi solare, anche per questo evento la gestione monetaria non fu l’unica condizione sufficiente e necessaria. I fattori che contribuirono a mantenere sostenuta la crescita furono: l’allentamento dei colli di bottiglia sul lato dell’offerta di greggio derivante dalla scoperta di un nuovo giacimento petrolifero in Nord Dakota, una bassa pressione delle derrate agricole, complice un’ottima annata per le colture che prosperarono, e, non da ultimo, l’assenza di shock nel mercato dell’alluminio, particolarmente importante in quegli anni, che risentì positivamente, sia degli investimenti bellici del governo statunitense, sia di significativi sviluppi tecnologici.
è lecito il paragone col 1951?
Dal 1951 a oggi, sono moltissime le condizioni che si sono modificate. Se da un lato non è semplice provare a fare un paragone così diretto, dall’altro è possibile riconoscere che ci sono alcune similitudini. Come nel 1951, parte di questa inflazione nasce da un eccessivo accomodamento monetario che ne ha favorito la proliferazione secondo la più classica delle teorie monetarie. Sebbene a oggi si stia parlando degli effetti che il quantitative tightening potrebbe avere sulle curve dei rendimenti e sulle implicazioni nell’economia reale, nulla come la liberalizzazione del mercato dei Treasury, osservata nel 1951, potrebbe meglio rappresentare l’esempio di uno shock restrittivo del bilancio della Fed. Come nel 1951, quindi, sebbene di difficile realizzazione, esiste la possibilità che, a seguito di condizioni monetarie sfavorevoli, si possa assistere a una diminuzione dei prezzi e a una crescita economica. Quest’ultima, infatti, potrebbe essere sostenuta dall’allentamento dei colli di bottiglia, dal corretto funzionamento delle filiere di produzione e dallo sviluppo tecnologico. Di certo, sono molti gli elementi che dovrebbero entrare in gioco per creare il tanto citato “atteraggio morbido”, ma sebbene di difficile realizzazione e statisticamente in svantaggio rispetto al caso recessivo, non è per nulla scritto, almeno a priori, che tutto ciò debba apparire irrealizzabile.
Se fossimo una civiltà antica, poi, sapete come potremmo leggere la probabilità in chiave astronomica che accomuna il 1951 e i giorni nostri? Il 7 marzo 1951, in Nord America e in Sud America, fu visibile un’eclissi solare, che per molti aspetti seguì la traiettoria osservata proprio lo scorso 8 aprile. Così come a distanza di anni le condizioni si sono riallineate per osservare una simile eclissi solare, perché dovremmo escludere a priori che ciò non possa avvenire anche in chiave economica? Non ci resta che aspettare…
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